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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Omo o etero, in amor rischia chi fugge
Omo o etero, in amor rischia chi fugge
Lettera a Natalia Aspesi
Lunedì 17 Ottobre 2005
di Il Venerdi di Repubblica
in Vita di coppia

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Sono un omosessuale di 31 anni che si sta realizzando bene nella professione. So che oggi non è più in voga la figura del gay che vive in maniera sof¬ferta la sua condizione.

In passato ho avuto anche dei trascorsi etero, gli ultimi anni sono stati molto introspettivi, volti a capire me stesso, il mondo gay, a fare pace con me stesso. Lo scorso giugno mi ritrovo a chattare con un ragazzo che subito mi colpisce per la bellezza sia del volto che del personale e che, a sorpresa, sembra avere anche una testa pensante e un cuore. Mi manda delle foto, con me è molto carino, ricambia l'interesse e io inizio a pensare che potrebbe essere amore.

A luglio per motivi di lavoro sono costretto ad andare per un mese in un'altra regione e al ritorno mi attendono le vacanze con amici etero alle quali non posso sottrarmi.

Passano così due mesi e a fine agosto vado sul suo profilo ma trovo una brutta sorpresa, una pugnalata.

Leggo una inequivocabile dichiarazione d'amore a un altro. Ci sono rimasto molto male, ho avuto la certezza che lui era felice con un alto e io avevo perso l'oggetto dei miei sogni.

So bene che nulla era detto e che a farmi cadere in questa infatuazione virtuale è stata la mia solitudine. Mi resta il rimpianto per aver perso quello che forse poteva essere il mio treno. La mia natura l'ho vissuta troppo male e forse era troppo aspettarsi addirittura l'amore.

Giulio Caserta



Non è affatto troppo aspettarsi l'amore, e questo per chiunque, omo o etero che sia. Ma se un omo o un etero dopo aver allacciato uno scambio amichevole o addirittura affettuoso con un'altra persona, scompare per due mesi, mi pare normale che al suo ritorno trovi la situazione cambiata. Il computer è diventato ormai come il cellulare, lo si porta sempre con sé (il personal computer, ovviamente), in più, ma guardi che io non me ne intendo, mi sembra che anche col cellulare ci si possa collegare.

Se la situazione fosse stata capovolta, se cioè fosse stato quel ragazzo che l'ha colpito a non farsi vivo per tanto tempo, lei si sarebbe sentito forse deluso, certo libero di trovare altre amicizie. Meno male che questa esperienza le ha insegnato l'importanza della tempestività: so bene che molti omosessuali continuano a vivere male la propria condizione, che tentano spostamenti etero che creano solo insoddisfazione e infelicità: ma questo non c'entra niente con quel che è successo con il ragazzo che la interessava.

Certo le infatuazioni nascono spesso dalla solitudine sentimentale, situazione in cui ci si può trovare per mille ragioni, che esulano dalla propensione sessuale. Lei dice di aver passato gli ultimi anni a cercare di fare pace con se stesso, ma le è rimasta una fragilità che la rende insicuro. In tanti non la raggiungono e non solo per ragioni di sesso. L'insoddisfazione è una condizione umana che tutti dobbiamo prima o poi subire e accettare: ma non è una ragione per rinunciare a desiderare, cercare, trovare, la nostra sia pur piccola felicità.

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