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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Non aprite quella porta: famiglie di fatto e matrimonio cattolico. Di Henry Gallamini
Non aprite quella porta: famiglie di fatto e matrimonio cattolico. Di Henry Gallamini
Riflessioni sulla puntata del programma-tv “A porta a porta” di Bruno Vespa andato in onda su Raiuno venerdì 19 novembre.
Lunedì 22 Novembre 1999
di Franco Grillini
in Vita di coppia

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Ospiti della trasmissione: il cardinale Tonini, l’ex presidente della Camera dei Deputati Irene Pivetti, Alessandro Greco e Orietta Berti, il presidente della regione Lombardia Formigoni e del Lazio Badaloni. L’elogio del matrimonio cattolico e il disprezzo verso le coppie omosessuali.



Credo che qualunque persona omosessuale si fosse sintonizzata su Raiuno l’altra sera abbia provato il mio stesso sentimento di stupore e pena. Mi si lasci aggiungere una nota personale di disagio e rabbia per quanto riguarda le affermazioni del cardinale Tonini, da cui poco più di dieci anni fa io stesso ricevetti il sacramento della cresima, come la maggior parte dei bambini italiani seguendo la volontà dei genitori, il quale definisce la coppia gay “poco decorosa”, ancora più che per quelle del presidente Badaloni, secondo cui essa sarebbe “anomala dal punto di vista sessuale”.

Certo in questi anni abbiamo sentito di peggio, ma se mi è consentito, è proprio la “normalità”, l’insignificanza di queste parole, a denunciarne il peso, a certificare, ce ne fosse bisogno, l’esistenza di un ostacolo alla conquista della dignità da parte di milioni di uomini e donne non costituito da una irrazionale e violenta intolleranza, ma da un sistema di convenzioni culturali assunte per vere.

Il “decoro” di cui parla Tonini, esponente della gerarchia ecclesiastica, dal punto di vista della morale cattolica, e a cui allude implicitamente Badaloni, esponente della gerarchia burocratico-istituzionale, limitatamente alla sua incidenza statistica come “abitudine generale della maggioranza”, non è altro che quella “rispettabilità” di cui parla George Mosse in “Sessualità e nazionalismo”.

Siamo ancora al punto, alla fine del secolo che nonostante massacri disumani ha visto il nascere di movimenti di emancipazione di minoranze oppresse di ogni tipo, a considerare la sessualità di una persona come discriminante assoluta rispetto alla rivendicazione di alcuni diritti?

Siamo ancora al punto di dover combattere contro un modello culturale globale di tipo ottocentesco, perchè tale pare essere la cultura della maggioranza dei potenti italiani?

Lo stesso continuo appellarsi alla Costituzione, per mascherare le deficienze della propria attività legislativa, come ad un testo sacro inviolabile ed immutabile, invece di considerarla in un’ottica di inquadramento storico e culturale ben preciso, come documento umano, e quindi suscettibile di critiche ed analisi antropologica, non è sintomo di una epocale, profonda arretratezza del pensiero dei nostri governanti rispetto al progresso delle scienze avvenuto negli ultimi cinquanta anni?

L’ articolo 29 recita: “La Repubblica riconosce i diritti di famiglia come società naturale, fondata sul matrimonio”. Ma non basta una semplice conoscenza di tipo liceale per comprendere il vuoto che riempie queste parole? Il carattere di compromesso e di anti-scientificità nell’uso della parola “natura”? Il non-senso di ogni considerazione astratta sulla “famiglia”, che è necessariamente contingente, relativa ai tempi e ai luoghi, e pertanto risibile se si pone come universale ed eterna?

E’ chiaro che non si può discutere circa l’esaltazione del sacramento nel mondo cattolico, e la pretesa superiorità di quest’ultimo rispetto a quello protestante o “ateo”, in quanto queste sono affermazioni di fede.

Ma il disprezzo con cui il cardinale Tonini vede ogni manifestazione di vita laica (“atea”, la chiama), lo stesso matrimonio civile, considerato alla stregua di “un contratto di affitto del corpo del coniuge”, veramente offende l’intelligenza sua e nostra, insieme a quella di milioni di persone che cercano quotidianamente di impostare la propria vita secondo responsabilità e coscienza, di sé e degli altri. Tutto questo nonostante l’argomento della trasmissione non fosse la coppia gay, bensì quella fondata sul sacramento cattolico del matrimonio indissolubile, e dei problemi che alcuni fedeli hanno di fronte all’intransigenza della Chiesa su questo argomento: insomma, per evitare che le pecore scappino, si grida al lupo.










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