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| Torino. Coppie di fatto, centrosinistra diviso |
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| Cattolici della Margherita e centrodestra frenano sulla mozione riproposta dai comunisti italiani |
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| Sabato 16 Luglio 2005 |
| di La Stampa |
| in Vita di coppia |
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LA POLEMICA. IL PROVVEDIMENTO A FAVORE DELLE UNIONI NON «CERTIFICATE» DA MATRIMONIO RELIGIOSO O CIVILE E’ GIÀ REALTÀ IN DIVERSE CITTÀ TRA CUI FIRENZE E REGGIO EMILIA
Emanuela Minucci
Unioni civili o di fatto. Dopo lo scandalo delle case popolari agli omosessuali - andato in scena nella prima amministrazione Castellani - e delle manifestazioni legate al «Gay Pride» (che hanno recentemente diviso la giunta Chiamparino) ora il Comune deve districare la matassa del nuovo registro delle coppie non benedette dal sacro vincolo del matrimonio.
La mozione è stata presentata per iniziativa del capogruppo dei Comunisti italiani Gianguido Passoni, ed è stata firmata anche da Ds, Verdi, Udeur e Rifondazione. Ma lascia molto perplessi i cattolici della Margherita (vicesindaco Calgaro in testa che ieri ha ribadito: «le corsie preferenziali devono essere per la famiglia») e tutto il centrodestra.
La questione è stata affrontata per la prima volta ieri dalla riunione dei capigruppo presieduta da Alessandro Altamura. Si è deciso, fra mille perplessità e richieste di chiarimento (il capogruppo della Margherita Mauro Marino, per esempio, ha chiesto che la definizione «unioni civili o di fatto» sia specificata meglio nei dettagli) di portarla in Sala Rossa subito dopo la ripresa dei lavori dopo le vacanze estive.
Ma vediamo intanto che cosa prevederebbe l’istituzione del nuovo registro delle unioni civili che è già una realtà in città come Firenze, Pisa, Empoli, Reggio Emilia, Bolzano, Voghera e diversi altri piccoli paesi del Nord Italia. «Questo registro nasce - ha spiegato il capogruppo dei Comunisti italiani Gianguido Passoni - per dare anche alle coppie che convivono nonostante non siano sposate la possibilità di accedere a diritti e facilitazioni fiscali, a partire da Tarsu e Ici. Un elenco che non andrà certo a interferire con i registri anagrafici e di stato civile, ma che sarà l’espressione di una società moderna».
Fra i gruppi che si sono dichiarati subito contrari alla mozione, Alleanza nazionale. Ha spiegato, il capogruppo Ferdinando Ventriglia: «Non si capisce in che modo si possa accertare il vincolo citato nel documento. Si parla di persone legate genericamente da “vincoli affettivi”. Ma in che modo possiamo accertare questo genere di rapporto? Forse che possiamo mandare i vigili a casa di questi signori per controllare se si amano?». E ha concluso: «Forse sarebbe meglio fare qualcosa per aiutare le famiglie che sono in crisi economica, non inventarsi nuove categorie di difficile individuazione».
Molto perplessa anche Forza Italia, che ha chiesto di approfondire la questione subito dopo le vacanze: «Mi pare che la mozione sottoscritta da buona parte della maggioranza - ha dichiarato il capogruppo degli azzurri Paolo Chiavarino - sia molto vaga. Di quali soggetti stiamo parlando. Si tratta di coppie eterosessuali o gay? Nel documento non si spiega nulla di tutto questo: è evidente che bisogna fare chiarezza».
Anche da parte di una parte della maggioranza, è presto per poter approvare un documento del genere. Secondo il capogruppo della Margherita Mauro Marino, per esempio, è necessario approfondire alcune questioni e fare chiarezza: «Io credo che non si debba limitare l’iscrizione a persone legate da vincoli affettivi. Si deve allargare la questione e specificarla meglio». Stessa posizione anche per il capogruppo dei Ds Andrea Giorgis (nonostante la mozione sia stata già firmata da alcuni consiglieri della Quercia): «E’ presto per dire se siamo d’accordo oppure no. A settembre avvieremo la discussione e ci confronteremo sul tema. Così, a scatola chiusa, non esprimiamo altri commenti».
Alla riunione dei capigruppo era presente anche l’assessore competente ai Servizi Anagrafici Gavino Olmeo. E pure lui si è dichiarato perplesso: «Nelle città dove questa iniziativa è già stata adottata, non mi sembra che abbia riscosso particolare successo. Basti pensare che ad oggi gli iscritti in questo elenco speciale a Firenze sono soltanto una trentina. Forse il gioco non vale la candela, restiamo però aperti a ogni valutazione».
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