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| FAMIGLIE DI FATTO / SCENE DA UN CONFLITTO LACERANTE . Dall'Espresso di venerdì 10 dicembre '99 |
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| Coppie sì, ma senza fede. Registri delle unioni libere. Diritti, finora riservati solo ai coniugi, estesi a chi non è sposato. Avviene in alcuni Comuni. E la Chiesa insorge |
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| Venerdì 10 Dicembre 1999 |
| di Franco Grillini |
| in Vita di coppia |
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FAMIGLIE DI FATTO / SCENE DA UN CONFLITTO LACERANTE
Coppie sì, ma senza fede. Registri delle unioni libere. Diritti, finora riservati solo ai coniugi, estesi a chi non è sposato. Avviene in alcuni Comuni. E la Chiesa insorge
di Renzo Di Rienzo
Con il fiuto infallibile per le scosse profonde e laceranti, la Chiesa ha compreso che sta nascendo
un movimento ancora disorganico ma molto diffuso nella società. Le sparse iniziative per arrivare al riconoscimento giuridico delle "coppie senza fede" (stimate in 340 mila) ricordano gli esordi del movimento per i diritti civili degli anni Settanta. E hanno un sapore antico pure gli anatemi dei parroci contro quei sindaci che cominciano a dare visibilità ai «concubini pubblici», come li definì negli anni Sessanta il vescovo di Prato.
È, per ora, un movimento più virtuale che reale. Le adesioni arrivano copiose su Internet, meno sui registri esposti da qualche comune d'avanguardia. E il loro impatto produce più una spinta politica che provvedimenti municipali a favore di queste coppie di fatto. Il sito www.unionicivili.org ha raccolto 330 adesioni di conviventi in poche settimane, mentre il Comune di Pisa, che ha istituito il registro nel luglio del '97, ha finora ottenuto solo nove adesioni. «Noi siamo iscritti per far sì che lo Stato si decida a riconoscere questi veri e propri nuclei familiari», dicono Rosa Gini e Maurizio Parton, due giovani ricercatori dell'università di Pisa, assieme da tre anni e con due figli. «La mancanza d'ogni tutela in cui viviamo può rapidamente sfociare in un dramma. Se, per esempio, uno di noi ha bisogno di un intervento medico urgente e rischioso, l'altro non può autorizzarlo visto che non figura come parente. Né può chiedere permessi di lavoro se l'altro si ammala».
Ci si iscrive su questi registri comunali come un gesto di sfida e di rottura. Nelle piccole comunità, dove ci si conosce tutti e la polemica divampa, ci vuole perfino coraggio. A Tarquinia, un paese dell'Alto Lazio fin qui noto per gli affreschi delle tombe etrusche, nessuno ha ancora avuto l'ardire di mettere le proprie generalità sul registro voluto a fine ottobre dalla giunta di centro-sinistra. Spronate dal vescovo di Civitavecchia Girolamo Grillo, le parrocchie ribollono d'indignazione. Mentre sui muri cittadini i termini della disputa vengono semplificati da ingiurie contro il sindaco Maurizio Sandro Conversini che ora si «occupa di froci».
Ma anche nel profondo Nord,a Sesto San Giovanni, la Chiesa ha deciso di raccogliere la sfida. Nove parroci si stanno battendo, per ora con volantini, perché gli amministratori non pensino che qui si sia insediata una mentalità scandinava, favorevole a queste aperture. «Ma non possiamo più ignorare le coppie di fatto che sono diventate una parte importante della nostra popolazione», sostiene Filippo Penati, il sindaco diessino di Sesto. «Il nostro registro vuol mandare soltanto un segnale al Parlamento, perché si decida a riconoscerle. In Comune abbiamo già fatto tutto il possibile per parificare le unioni di fatto alle coppie legali, sia per l'accesso dei figli agli asili nido, sia per la refezione scolastica».
Come negli anni Settanta, chiusure e aperture su questi temi lacerano anche i partiti. L'idea di questo registro a Sesto San Giovanni è stata lanciata da Alessandro Piano, ventisettenne consigliere di Forza Italia, subito sospeso dal segretario regionale Paolo Romani che vuole mantenere buoni rapporti con il clero. «Dobbiamo prendere atto della crisi della famiglia tradizionale e uscire da una situazione assurda», afferma Piano. «Faccio un solo esempio: i conviventi che lavorano assieme nella loro azienda non hanno però il diritto di costituire un'impresa di tipo familiare». Ma la minaccia di ribellioni dentro Forza Italia investe anche Milano, dove ben sei consiglieri di matrice "liberal", guidati da Fabrizio De Pasquale, da un anno hanno chiesto che, sull'esempio di Bologna e Pisa, anche la capitale del Nord si doti di un registro delle coppie di fatto. Il sindaco Gabriele Albertini ha finora evitato di mettere in discussione questa proposta che potrebbe mettere in crisi la maggioranza polista.
Milano è forse la città dove più alto è il numero di queste unioni. Due anni fa (ultimo dato disponibile) i figli nati da unioni di fatto erano il 18 per cento di tutte le nascite, mentre nel resto d'Italia erano la metà. Milano, insomma, segue da vicino quello che sta avvenendo nel Nord Europa: in Francia, per esempio, da qualche anno i nuovi nati sono per metà di coppie sposate e per metà di coppie di fatto. Il sessuologo Willy Pasini lo ha definito l'ultimo colpo allo statalismo, «un intrigante, ma molto impegnativo fai-da te». A tal punto rischioso che spesso la rottura di queste unioni mette a nudo un lungo elenco di recriminazioni e di diritti negati.
La vicenda di Pablo Lapi, un omosessuale di Desio in Brianza, è talmente esemplare da essere finita a Bruxelles sui tavoli d'una commissione che si occupa dei diritti dei gay. «Sono stato legato a Gianni Como, un manager, per dieci anni», racconta. «Poi l'Aids se l'è portato via. Ai suoi funerali, i parenti hanno chiesto al parroco di non farmi entrare in chiesa. Ora mi stanno buttando fuori dalla casa dove abbiamo convissuto, che è di loro proprietà, anche se Gianni mi aveva nominato suo erede universale».
Ancor più forte delle coppie eterosessuali, che possono comunque sposarsi, è l'interesse delle organizzazioni gay per il riconoscimento di queste unioni di fatto. «Non pretendiamo certo di arrivare alle adozioni», osserva Marco Volante dell'associazione Gay-lib, «ci interessa partecipare all'assegnazione degli alloggi popolari, ai mutui agevolati che le banche riservano alle famiglie e a tutti quei benefits che le aziende prevedono per le coppie sposate».
Due giornalisti quarantenni, Fabio Bo e Holger Lenz, vivono assieme a Roma senza troppi problemi. «Però viaggiamo molto e l'Alitalia, come le altre compagnie, ci discrimina. Non possiamo usufruire delle tariffe speciali per coppie, poiché escludono dalle agevolazioni gli omosessuali». Fra le coppie gay c'è una certa stabilità. Il sociologo Marzio Barbagli è arrivato alla conclusione, dopo un ampio studio su 3.500 casi condotto assieme a Asher Colombo, che il 14 per cento degli omosessuali vive in coppia. Alberto Baliello, imprenditore, e Giorgio Giorgetti, studente, vivono assieme da tre anni felicemente e agiatamente a Trieste. Amareggiati solo da una miriade di problemi fiscali. « Non posso inserire Giorgio nel 740 come coniuge a carico», si lamenta Baliello. «Non possiamo poi avere i mutui agevolati per la casa, concessi alle famiglie dalla Regione Friuli. E se dovessi fare testamento a favore di Giorgio, per ereditare lui pagherebbe molte più tasse di un normale parente».
C'è anche chi, per egoismo o incoscienza, non si preoccupa neppure di fare testamento a favore del convivente. Alla morte di Giorgio Strehler corse molto veleno fra la moglie Andrea Jonasson e la convivente Mara Bugni. In quel caso la disputa legale verteva su una ricca villa a Lugano, ma più spesso alla fine di una convivenza la contesa riguarda modesti appartamenti nei quali la coppia ha vissuto una vita. A Emma L., una varesina di 53 anni, dopo trent'anni di convivenza il suo compagno s'è dimenticato di lasciarle l'appartamento in eredità. «Noi pensavamo che nessuno potesse cancellare il nostro rapporto», dice oggi. I parenti di lui ci sono riusciti in un amen, sbattendola fuori dall'abitazione.
Ma questi casi sono il segno d'una negazione di diritti o, piuttosto, conseguenze di una scelta consapevole di voler vivere senza legami? I due più noti avvocati matrimonialisti sono su posizioni opposte. Annamaria Bernardini De Pace sostiene che se si legalizzano le coppie di fatto allora non c'è più alcuna differenza con le coppie sposate: «Chi vuole vivere insieme senza sposarsi deve essere lasciato in pace». Al suo liberalismo estremo si contrappone Cesare Rimini. «È vero che già oggi due persone possono mettersi d'accordo per definire doveri e diritti, anche per iscritto», sostiene lui. «Penso però che il modello da seguire sia quello della recente legge francese, che estende ai conviventi benefici e tutela del sistema pubblico: pensioni reversibili e assistenza sanitaria. Stando però attenti a non chiudere queste coppie in una specie di matrimonio di serie B».
La divisione in materia mette una Regione contro l'altra (il Lazio ha esteso alle coppie di fatto non omosessuali aiuti fin qui riservati alle famiglie legali, mentre la Lombardia glieli ha negati) e rischia di spaccare il governo stesso se mai qualche ministro volesse proporre una legge come la francese Pacs.
Laura Balbo, ministro per le Pari Opportunità, sta cercando con un escamotage di aggirare l'opposizione dei popolari e del Vaticano ad ogni riconoscimento legale delle famiglie di fatto. La sua idea è di diffondere dei patti di natura privata che servano a garantire i soggetti deboli anche in caso di rottura della coppia. Ora il suo ministero sta per insediare un gruppo di lavoro in proposito. «Alcune coppie consapevoli già ora ricorrono a patti scritti. Si potrebbe fare in modo che diventino la norma», spiega la giurista Gilda Ferrando, che farà parte del gruppo ministeriale. «Un patto scritto potrebbe, ad esempio, assegnare l'appartamento in comodato perpetuo al coniuge che sopravvive o che viene lasciato. Questo non tocca l'eredità, ma evita i traumatici sfratti in caso di morte del convivente proprietario da parte dei suoi parenti. Oppure si può riconoscere una forma di indennizzo a chi ha lavorato nell'impresa di famiglia quando il rapporto viene meno. Il caso più diffuso è quello di chi lavora nel negozio familiare senza essere socio, senza essere assunto e ricevere stipendio». Si prefigura insomma una coppia di fatto all'italiana: nessun riconoscimento giuridico, ma i conviventi saranno invitati ad aprire gli occhi sulla fragilità dei rapporti umani e a premunirsi andando da un professionista del diritto. Resterà una libera unione fondata sull'amore ma ancorata a un patto dettagliato sulla spartizione del conto in banca.
hanno collaborato
Antonia Matarrese e Roberta Rizzo
PARLA CLAUDIA KOLL
Ma guai a chi mi chiama signorina
Più libertà, spontaneità, identità... Tutti i vantaggi di una scelta di vita. Raccontati da una star. Che si definisce «sessualmente legata»
di Denise Pardo
Lei non si è mai sposata. A lui è scappato un "sì" 25 anni fa. Claudia Koll e Mauro Bernardi sono una collaudata coppia di fatto da più di cinque anni. Lei è bella, famosa, finanziariamente indipendente. Lui fa il produttore. Sono tutti e due liberi. Ma il matrimonio non fa parte dei loro piani.
Perché questa scelta, signora Koll?
«Ma è la più naturale del mondo. Sembra moderna ma quanto è antica! Prima che le religioni e i contratti si occupassero di incasellare i rapporti interpersonali, un uomo e una donna si sceglievano e stavano insieme in questa maniera. Quando ho conosciuto Mauro ho desiderato subito di vivere insieme a lui, senza contratti e senza giuramenti. Non ho bisogno del matrimonio per avere un'identità».
Quali sono i vantaggi?
«Nel lasciarsi ci sono meno problemi. Ma a stare insieme, forse, si vive più intensamente. Un rapporto d'amore è fatto da un'alternanza di vita e di morte. Ci sono momenti in cui i sentimenti agonizzano e altri in cui rinascono. Quando non sei sposato è tutto più forte perché si sceglie di stare insieme minuto per minuto, ora per ora».
In questa scelta quanto influisce la paura dell'impegno, il peso di un legame regolato dalle leggi?
«Io non sono contraria al matrimonio. Semplicemente non ne sento il bisogno. Molte ragazze della mia generazione non si sposano più a occhi chiusi. Vogliono prima convivere, verificare. Ma io non ho paura di crescere. Forse la verità è che sono profondamente condizionata dal-l'esempio di una madre e di un padre che si sono amati per tutta la vita. Forse sono impaurita dalla possibilità che il mio matrimonio si riveli un fallimento».
Un "sì" cosa cambierebbe?
«Nulla. Ufficialmente Mauro è mio marito: io lo presento così. Lui questo "titolo" me lo conferisce meno. In realtà, il rito delle nozze lo abbiamo consumato fra noi due. Ed è meglio perché detesto il consumismo del matrimonio. Nella nostra vita, pur dichiarando la mia indipendenza e pur non essendo sua moglie, sono estremamente possessiva, molto donna e non mi sottraggo ai vecchi, tradizionali rituali femminili: amo cucinare per lui. Ma nella simbologia dei ruoli, la condizione di moglie mi fa subito pensare al sapore delle cose scontate».
Qual è il prezzo per questo tipo di scelte?
«Dopo lunghe convivenze e dopo la morte del compagno, a molte donne è stato negato il riconoscimento del diritto ereditario. È come essere considerate delle donne di serie B. Io vivo una condizione privilegiata, la mia scelta è un lusso. Credo che il mio atteggiamento potrebbe cambiare se nascesse un bambino. È assurdo, ma esistono ancora dei pregiudizi nei confronti dei figli nati fuori da un matrimonio. E allora rifletterei al fatto che il mio egoismo potrebbe portare degli svantaggi nella sua vita».
Nella coppia, soprattutto in quella di fatto, non è facile affrontare l'argomento soldi, chiedere per essere tutelate. Lei come si comporta?
«Nel mio caso c'è un grande rispetto reciproco: quel che è mio è suo, e così il contrario. Eppure sono convinta che molto dipenda dal carattere del proprio compagno, dalla sua stoffa, più che dai riti celebrati e dai contratti. Quando ci si sposa si può optare per la separazione dei beni e chi vuole ha molti modi per sottrarsi, in una separazione, al dovere di aiutare il coniuge più debole».
Lei è un'attrice, Mauro un produttore. Vivete in un ambiente laico e non bacchettone. Il vostro legame le ha mai creato dei problemi?
«Una volta, durante la tournée teatrale di "Alle volte basta un niente", mi sono trovata in una situazione paradossale. Sono stata avvicinata da un sacerdote (spesso la curia è proprietaria dei teatri) che si era informato del mio stato civile. Mi ha chiesto: "Come mai non si è sposata?". E mi ha spiegato lungamente che dovevo assolutamente farlo».
Sui diritti delle coppie di fatto in tutti i paesi si stanno combattendo delle battaglie. Cosa pensa dell'ostracismo della Chiesa?
«Credo che non si possa ancora per molto continuare a far finta che non esista questa realtà. La casistica è talmente elevata che è impossibile ignorarla o, ancor peggio, penalizzarla».
Nella quotidianità, nelle minutaglie di ogni giorno, la sua scelta che fastidi le procura?
«Sarà infantile, ma divento una belva se mi chiamano signorina. Mi offendo e correggo con molta durezza: "signora, prego". Signorina, no: è veramente triste».
Su un'ipotetica carta d'identità, alla voce "stato civile" cosa scriverebbe?
«Compagna? No, sembra una dichiarazione politica, andrebbe anche bene perché sono di sinistra, ma è asettica. Sarei indecisa se scrivere "nubile ma felice" o "sessualmente legata"».
(16.12.1999)
Giù le mani dalla famiglia
DAL PAPA ALL'ULTIMO PARROCO un solo grido
S. M.
l no della Chiesa al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto è unanime, dal papa all'ultimo parroco. E martellante.
«Dove cede la famiglia», ha ammonito Giovanni Paolo II il 1. dicembre scorso, «disastrose conseguenze investono le persone, in particolare i più deboli: dai bambini agli adolescenti, ai portatori di handicap, agli ammalati, agli anziani». E a minacciare la famiglia, ha accusato, è «un'etica relativistica che si fa strada in larghi strati dell'opinione pubblica e nella stessa legislazione civile».
Ma il papa sta sulle generali. Chi scende al concreto e dà la linea politica è il suo cardinale vicario Camillo Ruini, presidente della Cei. Parlando al direttivo dei vescovi, Ruini ha ripetutamente spiegato i perché del no della Chiesa. Chi vuole «sopprimere la differenza tra la famiglia e le unioni di fatto» e annegare la prima in «una molteplicità di forme di unione tutte alla pari legittime», ha detto lo scorso 15 marzo, avanza questa pretesa «in nome della libera scelta dei singoli soggetti». Ma già questa pretesa è contraddittoria, ha obiettato. Perché non ha senso «voler regolare per legge unioni di fatto la cui caratteristica è invece proprio quella di volersi porre al di fuori da riconoscimenti e norme pubbliche statuali». E il cardinale di Milano, Carlo Maria Martini? Anche lui deciso oppositore del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. Lo scorso 6 dicembre, nell'omelia politica che tiene ogni anno alla vigilia di Sant'Ambrogio, ha messo sotto accusa «il dogma del pari valore di ogni opinione o credenza», per cui «ogni opzione diventa oggetto intercambiabile da scegliersi a piacimento». Così che «appena si affronti con qualche discorso di senso e di valori alte poste antropologiche come la famiglia e si avanzino richieste conseguenti, vengono rinviate al mittente come attacco ai diritti individuali». Proprio il giorno prima i suoi preti di Sesto San Giovanni avevano protestato contro la decisione del comune d'istituire un registro delle coppie di fatto, passata grazie all'assenza di due consiglieri del partito popolare. E ancor più vibrata era stata la protesta della Chiesa contro un'analoga decisione presa mesi fa dalla giunta di sinistra che reggeva Bologna. "L'Osservatore Romano" non aveva perso l'occasione per insolentire i cattolici «collaborazionisti» che s'erano prestati all'operazione: in testa il dossettiano Luigi Pedrazzi, all'epoca vicesindaco.
(16.12.1999)
Leggi pro, leggi contro
DIRITTI GARANTITI
-Non ci sono differenze tra famiglia legittima e famiglia di fatto in materia di rapporti con figli/e, poiché dal 1975 la situazione giuridica dei figli legittimi e dei figli naturali è stata del tutto equiparata. (Tuttavia, se si rompe la convivenza, i genitori devono affrontare due giudizi, uno davanti al tribunale dei minori per l'affidamento e uno davanti al tribunale ordinario per il mantenimento).
-Il partner può succedere nel contratto di affitto in caso di morte del titolare del contratto.
-Può ottenere il risarcimento del danno in caso di morte del partner per incidente.
-Il convivente può andare a trovare il partner in carcere (il nuovo regolamento penitenziario, in fase di preparazione, prevede un ulteriore ampliamento del diritto di visita).
-Le coppie di fatto possono utilizzare i servizi dei consultori familiari.
-In varie regioni la convivenza è titolo valutabile ai fini dell'assegnazione dell'alloggio popolare.
DIRITTI NEGATI
-Nessun diritto al mantenimento in caso di rottura della convivenza.
-Avere i congedi dal lavoro per il partner ammalato.
-Chiedere il visto di ingresso e il permesso di soggiorno per motivi familiari (con la nuova legislazione è previsto solo se ci sono figli).
La pensione di reversibilità.
-Non si può essere eredi, se non per testamento, e fatta salva in ogni caso la quota legittima spettante ai parenti.
-Non si può scegliere il regime patrimoniale comune dei beni.
Il partner non può prendere decisioni di emergenza in materia di salute.
-In caso di processo il partner non può astenersi dalla testimonianza (opzione consentita a marito/moglie).
-Non si può adottare né avere in affidamento bambini (è stato consentito in qualche caso solo alle single, e solo in casi particolari).
(16.12.1999)
Irregolari e contenti
LE CONFESSIONI DEI VIP CHE NON CONVOLANO A NOZZE
di Antonia Matarrese
Alcune, che sembravano a prova di crisi, si sono sciolte di recente. Come quelle formate da Luca di Montezemolo ed Edwige Fenech, da Raffaella Carrà e Sergio Japino, da Renzo Arbore e Mara Venier. Altre, vanno a gonfie vele: il presidente della Pirelli Marco Tronchetti Provera con la modella tunisina Afef Jnifen, la show-girl Alba Parietti con il finanziere Jody Vender, la conduttrice tv Sonia Raule con Franco Tatò, amministratore delegato dell' Enel. Tutte coppie di fatto. Che, per convinzione, per scaramanzia o per altri impedimenti, hanno deciso di non convolare a nozze. E sono in buona compagnia visto che negli ultimi 15 anni tre milioni di italiani hanno avuto almeno un'esperienza di convivenza. «L'idea del matrimonio? Mi ha sempre terrorizzata», confessa l'attrice Giuliana De Sio, sei convivenze alle spalle compresa l'attuale. Continua: «Non sono mai stata attratta né dall'alone romantico né, tantomeno, dalla burocrazia che contraddistingue l'istituzione in sé e per sé. E poi, nei miei rapporti sentimentali non c'è mai stata la routine tipica del matrimonio: solo storie d'amore, di passione e di scelta quotidiana». Stanno insieme da una vita, senza certificati, coppie note come la cantante Mina e il cardiologo Eugenio Quaini, l'attrice Claudia Cardinale e il regista Pasquale Squitieri, Monica Vitti e Roberto Russo, Stefania Sandrelli e il regista Giovanni Soldati. E, se Gianni Morandi è tornato a vivere nella natìa Bologna per amore della compagna-imprenditrice Anna Dan, il tenore Luciano Pavarotti affida ormai da tempo la sua agenda zeppa di impegni alla dolce metà Nicoletta Mantovani.
Tante le coppie di fatto anche fra i più giovani, spesso con figliolanza. Impazzano sulle pagine dei giornali le foto formato famiglia di Lorenzo Jovanotti con Francesca Valiani e la piccola Teresa e procede bene il rapporto fra Francesca Neri e Claudio Amendola, genitori orgogliosi di Rocco. Più defilati, il cantante riempi-stadi Biagio Antonacci unito all'attrice figlia d'arte Marianna Morandi, e il raffinatissimo stilista Romeo Gigli, compagno di Lara Aragno e papà di Diletta. Sta invece preparando corredini l'accoppiata Raoul Bova-Chiara Giordano, in attesa del primo figlio. Sono ugualmente consolidate alcune coppie formate da omosessuali, primi fra tutti gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana, cui piacerebbe adottare un figlio. Rivendicano maggiori diritti in ambito fiscale e in materia di successione Bruno Puiatti e Giuliano Matricardi, noti galleristi romani: «Se potessimo sposarci, lo faremmo senza orpelli. Solo per avere gli stessi diritti delle altre coppie», dice Puiatti. Non crede nell'eternità dei rapporti lo scrittore Alessandro Golinelli, che convive felicemente da due anni, «con un compagno al di fuori del mio ambiente», mentre accetta in pieno per il suo rapporto la definizione di coppia di fatto il poeta e scrittore Antonio Veneziani, che convive da tre anni con il giovane musicista francese Paul Delvaux.
(16.12.1999)
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