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| Madrid. Partecipazione inferiore alle aspettative degli organizzatori, molti alti prelati preferiscono dare forfait |
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| Ma la Chiesa si presenta divisa al fronte del "Christian Pride". I bambini Tanti i ragazzini esibiti con il cartello "Non sono un esperimento di Zapatero" |
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| Domenica 19 Giugno 2005 |
| di la Repubblica |
| in Vita di coppia |
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Pagina 1 - Prima Pagina
Alla guida della manifestazione il cardinale di Madrid Varela. Il governo: "Andremo avanti"
Spagna, i cattolici contro Zapatero
Duecentomila in corteo per dire no al matrimonio gay
DAL NOSTRO INVIATO
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guido rampoldi
madrid
se non è la resa del sacro al profano, perlomeno è la crisi di un´estetica che per venti secoli è riuscita a rappresentare la congiunzione tra il mistero e la storia, e adesso degrada nella politica-spettacolo, decade a evento. Poche ore prima che in Galizia si aprano i seggi di importanti elezioni regionali, il cardinal Antonio Maria Rouco, arcivescovo di Madrid e amico personale del Papa, scende in piazza contro Zapatero e a fianco del Pp, l´opposizione.
Eccolo avanzare dentro una folla plaudente: piccolo, imbronciato, con la mascella rigida e così impettito che il suo abito nero fa l´impressione di un´uniforme militare. Marcia con un passo volitivo, tanto rapido che le cineprese devono rinculare di corsa per non perdere il primo piano.
"Bravo", gli gridano le signore. Battimani, grida d´incoraggiamento, un protendersi di teste che esclude i bassi e i bambini, questi ultimi esibiti con il cartello «Non sono un esperimento di Zapatero» dalla spregiudicata organizzazione cattolica Hazteoir, fatti sentire. Motivo dell´happening curiale: la discutibile legge governativa che autorizza il matrimonio tra omosessuali. «In duemila anni la Chiesa cattolica non ha mai incontrato nulla di simile», trasecolava venerdì il portavoce della Conferenza episcopale. A situazione eccezionale, reazione eccezionale: così il cardinale ha marciato per due chilometri insieme ai dimostranti. Con lui un gruppetto di alti prelati.
Pochi però. E gli altri? ho chiesto ad un gruppo di cinque diffidenti sacerdoti incontrati nel corteo: «S´è deciso che venissero solo alcuni». Sarà. Però la religione che si fa ancella d´una parte in questo modo plateale dev´essere sembrato troppo a non pochi tra i 78 cardinali, arcivescovi e vescovi spagnoli: ieri i tre quarti erano altrove. Pochini anche i dimostranti. I vescovi non riescono a riempire le chiese ma la Conferenza episcopale sperava di riempire la piazza. Si contava sull´esempio del referendum italiano, additato come modello dall´aggressiva radio cattolica, la Cope. Ma a quanto pare mobilitare le masse non è la stessa cosa che mettere la tiara sull´astensione di elettori indifferenti a temi che non capiscono, mancando di strumenti minimi, né vogliono capire, perché non interferiscono con la loro vita. Dei cinquecentomila attesi ieri dagli organizzatori, il Foro de la Familia, ne sono arrivati circa duecentomila (un milione e mezzo secondo il Foro). Omofobi, franchisti? Le organizzazioni gay ritenevano che questo fosse il tono di fondo della dimostrazione. In strada non abbiamo visto o sentito nulla di tutto questo. Semmai una singolare pedanteria, a parte un cartello in rima, «Un altro po´ di progressismo e autorizzeremo il cannibalismo». Nessuna offesa agli omosessuali, cui il cardinale reitera rispetto nelle interviste.
Chi si appassiona al metodo, trasformare spinose questioni etiche in ring per risse confuse, ieri sera poteva scegliere se marciare con il cardinale oppure ballare con il sorridente Carlinhos Brown, cantante brasiliano il cui concerto in strada è diventato, per la presenza di vari gruppi omosessuali, una sorta di contro-manifestazione. Il confronto nelle piazze tra le due figure emergenti del nostro universo televisivo, i gay e i preti, proseguirà il 2 luglio, quando omosessuali di tutto il mondo uniti festeggeranno a Madrid l´approvazione della legge proposta dai socialisti. Ma il confronto sui numeri è un aspetto marginale rispetto alla novità politica. C´è una parte della curia che si sta offrendo al Partido popular. Quella di ieri è stata l´occasione per verificare reciproche disponibilità.
Occasione di tutto questo, la legge sui matrimoni gay ha un retroterra surreale. Bisogna infatti ricordare che da anni la Spagna permette l´adozione ai single, cioè di fatto alle coppie omosessuali. Poiché nessun Paese al mondo accetta di far adottare i suoi orfani a scapoli o nubili, chi vuole usufruire di questa legge può adottare solo bambini spagnoli. Ma quando in Spagna un bambino viene abbandonato, trova immediatamente genitori nella lista sterminata di coppie regolari da anni in attesa. Entrati in quell´elenco per ultimi, gli omosessuali possono adottare solo i bambini che nessuno vuole: in genere i bambini malati. Questo è successo. Anche se in merito non esistono stime, grazie alla legge alcuni bambini minati dall´Aids non sono morti tra le braccia di un infermiere, ma d´una madre (o di due): saremo sentimentali, ma non ci pare un risultato trascurabile.
Allo stesso tempo è innegabile che il parlamento spagnolo sia stato d´una leggerezza sorprendente quando ha ammesso all´adozione coppie omosessuali (attraverso la legge sui single). Crescere con due genitori dello stesso sesso, ma intelligenti e generosi, è certo molto meglio che crescere con un padre e una madre psicopatici. Però non c´è una ricerca su un campione attendibile che permetta di escludere complicazioni psicologiche nella prole dei gay (i socialisti citano due indagini delle associazione dei pediatri e degli psicologici statunitensi, ma non sembrano decisive). Malgrado questo, le legge non aveva scandalizzato la curia. E il Partido popular l´assecondava in grandi municipi dove governa. Inoltre il Pp aveva presentato un´ottima proposta di legge sulle coppie di fatto che riconosceva agli omosessuali gli stessi diritti di cui godono gli etero. Tranne uno: chiamare "matrimonio" la loro unione. L´hanno ottenuto dai socialisti, non senza qualche perplessità nella base («Abbiamo passato la giovinezza a contestare il matrimonio e adesso dobbiamo fare una battaglia per il matrimonio gay?»). Ma la curia non si sarebbe svegliata dal suo letargo se, oltre alle nozze gay, il governo non avesse messo in cantiere un concerto di iniziative che minacciano la centralità della Chiesa, quale è affermata da segmenti dell´ordinamento spagnolo. Dapprima il vertice ecclesiastico ha protestato. Poi ha scoperto che i fedeli non seguivano, e ha cominciato ad avere reazioni impaurite, scomposte.
Il responsabile del settore Familia e Vita della Conferenza episcopale, Reig, adesso si esprime con una prosa onirica. Vede un «piano sinistro» del governo per «distruggere la civiltà cristiana» e «porre fine alla religione cattolica in Spagna». All´incirca lo stesso tono sovreccitato d´un ateo devoto, ex maoista e oggi commentatore della radio cattolica. Anche in Spagna si sta producendo la reazione chimica per organizzare un nuovo estremismo sotto la bandiera della "civiltà cristiana".
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