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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
"La famiglia perfetta è etero" e il governo lancia un premio tv
Sulla Gazzetta Ufficiale il concorso riservato alle fiction che trattino solo di unioni di diverso sesso
Martedì 07 Giugno 2005
di la Repubblica
in Vita di coppia

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IL CASO



SEBASTIANO MESSINA



Sarà un concorso povero, senza un solo euro in palio: il vincitore dovrà accontentarsi di «un oggetto artistico su un tema che richiami le ragioni dell´iniziativa, recante inciso il nome del premiato». Però contano i simboli, e quello che c´è dietro: così, dall´anno prossimo, il presidente del Consiglio assegnerà il premio «La famiglia», al miglior programma televisivo (e a quello radiofonico) che avranno esaltato con maggior efficacia «l´immagine positiva della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio tra persone di sesso diverso». Non è un´indiscrezione, ma un provvedimento già stampato sulla Gazzetta Ufficiale: un decreto firmato da Berlusconi il 10 maggio su proposta del vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, con l´accordo del ministro delle Comunicazioni, Landolfi.

In un paese tracimante di concorsi, premi e riconoscimenti assortiti, una targa d´argento in più o in meno non dovrebbe fare notizia. Ma il «premio Famiglia», come inevitabilmente verrà battezzato dagli addetti ai lavori - inconsapevole omaggio alla celebre battuta di Leo Longanesi: «La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: "Ho famiglia"» - lascerà un segno. Perché per la prima volta un governo italiano decide di stabilire, con l´assegnazione di un trofeo, quale fiction, quale sceneggiato, quale telefilm rispecchia più fedelmente un´idea ufficiale della famiglia. Che sarebbe, in teoria, quella stabilita dall´articolo 29 della Costituzione («La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio»). Per non sbagliare, l´estensore del decreto (Fini? Berlusconi? Landolfi?) ha voluto fare un´aggiunta alla definizione costituzionale, specificando - visti i tempi - che si intende «il matrimonio tra persone di sesso diverso». Così, giusto per non correre il rischio di assegnare il «premio Famiglia» a un film su una coppia gay.

Dunque ogni anno verrà consacrato a Palazzo Chigi l´autore televisivo che avrà saputo rappresentare con più passione e con superiore maestria il valore costituzionale del nucleo familiare, «con un importante ruolo sociale nell´istruzione ed educazione della prole, prevenzione dal disagio ed assistenza morale e materiale dei giovani e degli anziani». Sarà scelta (da Berlusconi) una giuria «composta da eminenti personalità della cultura» e alla fine verrà consegnato il premio (che non dovrà costare troppo perché questo solenne riconoscimento, specifica il decreto con pignoleria da contabile, non deve assolutamente comportare «oneri aggiuntivi per il bilancio della Presidenza»).

Non è, sia chiaro, una novità assoluta il fatto che un governo decida di usare la fiction per educare il popolo. La storia di Hollywood abbonda di film scritti, girati e distribuiti per formare i cittadini modello dell´America anticomunista, e nel 1944 fu addirittura fondata una «Motion Picture Alliance for America Ideals» (vicepresidente Walt Disney). E´ su quel sentiero che si muove - sessant´anni dopo - Palazzo Chigi. Inseguendo l´immodesta illusione di stabilire come dev´essere - nel terzo millennio - la Famiglia Perfetta. Perché i guai cominceranno quando si tratterà di scendere nel dettaglio. Vanno bene i padri divorziati che si sono risposati? Saranno scartati i telefilm dove uno dei protagonisti (un figlio, uno zio o una cognata) è gay e non punta a «un matrimonio tra persone di sesso diverso»? Saranno concesse deroghe per i vedovi e le ragazze madri? Visto che a Palazzo Chigi si sono lanciati in questa ardua missione, completino l´opera: urge regolamento attuativo.

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