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| GAY. Sì svizzero ai Pacs. |
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| Approvata l'Unione domestica registrata per le coppie omosessuali. In vigore dal 2007 |
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| Martedì 07 Giugno 2005 |
| di Il Manifesto |
| in Vita di coppia |
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SERENA TINARI BERNA
In linea con i pronostici della vigilia, l'Unione domestica registrata è passata con una buona maggioranza alla prova delle urne e dal primo gennaio del 2007 la legge sarà in vigore in tutta la Svizzera. Il risultato è storico davvero: fatto salvo un precedente referendum nel canton Zurigo, per la prima volta al mondo la popolazione è stata chiamata ad esprimersi direttamente sui diritti delle persone omosessuali. Il sì alle unioni civili ha raggiunto una media nazionale del 60 per cento. Hanno votato a favore i centri urbani - contro, le aree più tradizionaliste e periferiche del paese. Sette cantoni hanno bocciato la nuova legge: i più ostili sono stati i cantoni cattolici dell'Appenzello interno (58,4 per cento di no) e il Vallese (55,2). Basilea-città ha invece detto sì alla legge con un sonoro 68,6 per cento.
I promotori del referendum hanno espresso ieri emozione, gioia e soddisfazione per «una vittoria della civiltà e della tolleranza». Secondo il portavoce nazionale Christian Verdon: «È la vittoria di una Svizzera che lascia spazio alle minoranze e che dà a tutti la possibilità di esprimersi. È il fallimento del modello unico tradizionale». Le unioni domestiche sono state bocciate invece dal canton Ticino con il 53,2 per cento, ma la coordinatrice della campagna regionale Donatella Zappa ha spiegato a swissinfo che «ci aspettavamo questo risultato nelle zone dove il cattolicesimo è più forte. Anzi, poteva anche andare peggio. Ma è comunque un momento bello e gratificante, è una vittoria che riguarda tutto il paese. Quello che resta da fare è piuttosto un percorso di informazione e sensibilizzazione nei luoghi dove ha vinto il no alla legge». A cominciare, probabilmente, dall'emittente radiofonica pubblica di lingua italiana. La Rtsi è nell'occhio del ciclone per una performance da lapsus freudiano - o da clamorosa svista, magari, di un tecnico giocherellone e non troppo illuminato. Secondo il settimanale satirico Il Diavolo, sul sito della radio nel week end appena trascorso brillava una sezione dal titolo eloquente: «Speciale sera frocetti».
Affranti, i paladini dell'abrogazione si sono d'altronde prodotti in un notevole florilegio di folclore. Il deputato liberale-radicale Christian Weber, vicino agli ambienti del fondamentalismo cristiano, ha ammonito che «assisteremo a una progressiva omosessualizzazione della nostra società». Mentre Oscar Freisinger dell'Udc ha invitato tutti a «stare molto attenti, perché adesso arriveranno le pretese. Il popolo si è espresso e gli omosessuali si sono guadagnati uno statuto: cercheranno di ottenere anche l'adozione, o di fare entrare l'omofobia nel codice penale». Per la Federazione delle chiese evangeliche (Fces), che aveva raccomandato il sì, la legge «dà un quadro normativo ad una situazione che è già oggi normale». Nel lontano 1995, un sacerdote protestante aveva unito in matrimonio una coppia gay - ma ora la chiesa starebbe pensando ad una forma di benedizione che affianchi l'unione registrata presso gli uffici di stato civile. Persino i democristiani del Ppd cantano vittoria per l'approvazione popolare: «è una legge ragionevole, che mette fine alla discriminazione delle coppie dello stesso sesso».
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