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| Bari. Unioni civili, lite dietro l´angolo |
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| Maggioranza spaccata e anche il centrodestra si divide |
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| Domenica 29 Maggio 2005 |
| di la Repubblica |
| in Vita di coppia |
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DOMENICA, 29 MAGGIO 2005
Pagina VII - Bari
Canonico (Udeur): siamo contrari, è già deciso. Monno (Margherita): non si riduca tutto ai matrimoni gay
NICO LORUSSO
Avanti in ordine sparso. Se il consiglio comunale votasse oggi sul registro delle unioni civili si registrerebbero alleanze a geometria variabile. Il capogruppo del partito di maggioranza relativa, la Lista Emiliano, per ora parla ad esempio a titolo personale. «Sono stato il delegato della Provincia di Bari per l´organizzazione del Bari Pride - dice Cesare Veronico - finanziando anche numerose iniziative. Ma sono uno dei più convinti sostenitori del fatto che un registro delle unioni civili agevoli una serie di coppie soprattutto eterosessuali che oggi sono pesantemente danneggiate. Dovremo però approfondire il dibattito».
Indecisione nel gruppo di Forza Italia: il portavoce Domenico Cea afferma che «ne dovremo discutere tutti insieme, penso proprio lunedì (domani, ndr) vista la delicatezza della questione in discussione. Ma la nostra linea non potrà discostarsi da quella della minoranza consiliare». E infatti Giuseppe Loiacono, dell´Udc, è chiarissimo: «La nostra è una cultura politica diversa da quella di Sabino De Razza e compagni. Nel momento in cui la città accoglie il Papa è strumentale parlare di unioni civili. Perché la penso in materia proprio come il pontefice: le libertà non vanno strumentalizzate». Anche Michele Monno, capogruppo della Margherita, parla a titolo personale. «Quella delle coppie di fatto è una questione sociologica prima che politica. Oggi a Bari abbiamo il problema di ricostruire tutti i registri anagrafici, perché non è chiaro quante siano le famiglie baresi e dove vivano. Se poi tutto deve ridursi ai matrimoni tra gay, mi vengono in mente i matrimoni rossi degli anni Settanta di "Servire il popolo", andati in scena ma diventati una buffonata».
Tra i favorevoli naturalmente Antonio Di Matteo di Rifondazione: «Ma solo dopo un confronto con tutte le associazioni e i partiti - conferma -per costruire un percorso condiviso da tutti verso il registro delle unioni civili. Non può essere un´iniziativa del solo Prc ma va coinvolto il massimo numero di soggetti in questa battaglia di civiltà». Il verde Donato Cippone è tra gli entusiasti: «L´idea di celebrare matrimoni tra gay non è una provocazione. Bisogna con forza riprendere le battaglie per le cose in cui crediamo». Il capogruppo Ds Dario Ginefra spiega invece che «bisogna ripartire dall´atto di indirizzo del 2003 in consiglio comunale per l´istituzione del registro delle unioni civili. Ci eravamo dati appuntamento a dopo le elezioni regionali: ora dobbiamo rispettare l´impegno e incontrarci per riprendere l´iniziativa». Filippo Melchiorre, capogruppo di An, ha lo stesso problema di Forza Italia: «Ne devo discutere con tutti i componenti del gruppo. Certo, sarebbe stato meglio discuterne in Consiglio prima delle elezioni per avere maggiore chiarezza, anche perché quando il dibattito arrivò in commissione pari opportunità An chiese di andare subito in consiglio per parlarne con tutti».
L´Udeur, per bocca di Nicola Canonico, è lapalissiano: «A livello nazionale è stato già deciso: siamo contrari e non possiamo discostarci». Le due anime socialiste presenti in Consiglio sono tra le forze entusiaste per l´introduzione del registro: «Il nostro partito - ha spiegato Antonio Mattia, dello Sdi - è promotore di un disegno di legge nazionale a favore delle coppie di fatto. Le battaglie di civiltà e di libertà, se non vengono strumentalizzate, sono e saranno sempre un vanto per i socialisti». E Francesco Cisternino aggiunge: «I socialisti hanno sempre tutelato la libertà: non possiamo difenderla quando ci fa comodo. È una questione di coscienza, per questo voteremo sì». No, esclama invece Gino Cipriani, del Gruppo indipendente Libertà: «Non sono d´accordo. Bisogna provvedere prima alle famiglie normali con marito, moglie e figli che non ce la fanno, sono sempre più povere».
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