Caro direttore, le scrivo per dirle che ho accolto con grande amarezza le dichiarazioni di Prodi sul matrimonio gay, benché qui e lì diano spazio a qualche timida (troppo timida) apertura. Sono romano, 32enne, sposato nei Paesi Bassi dal 2003 con un ragazzo olandese. Sinceramente mi riesce difficile capire come il nostro matrimonio possa essere elemento di dissoluzione della società o la metta in pericolo in qualche modo. Le assicuro che le nostre vite sono piuttosto "banali" rispetto al potenziale che ci viene attribuito! I nostri problemi non sono diversi da quelli delle coppie eterosessuali: c'è il mutuo da pagare, la dichiarazione dei redditi, la spesa, le pulizie di casa, e altre "noiosità". Non so, forse che il nostro gatto abbia istinti eversivi?!? Ironia a parte le dirò, che, al contrario, da quando ci siamo sposati, ad esempio, i miei genitori sembrano essere addirittura più contenti! Non che prima avessero manifestato particolari resistenze nei confronti della mia omosessualità, ma di certo il vedermi sposato offre anche a loro quel "conforto" di non sapermi solo per la vita, di avere un compagno con cui condividere le cose. Insomma anche il matrimonio fra persone dello stesso sesso può essere elemento di maggiore coesione sociale. Esattamente come per le coppie eterosessuali. E non si tiri in ballo l'instabilità delle coppie omosessuali: da quando in Olanda è stata introdotta la legislazione che permette alle coppie omosessuali di sposarsi, e volendo di adottare, si sono contratti circa 6mila matrimoni. I divorzi sono stati 60 e cioè l'1%! Il nostro problema oggi è che se ci trasferissimo in Italia, come vorremmo, noi, sposati in Olanda, paese membro della Ue, saremmo per lo Stato italiano due perfetti sconosciuti. Non le sembra una situazione un po' peculiare? Ma oltre alla beffa c'è anche e soprattutto il danno materiale. Che fine farebbero la possibilità di reversibilità pensionistica, l'assistenza in ospedale, i diritti di eredità, i benefici fiscali, le assicurazioni sottoscritte in quanto coniugi se ci trasferissimo in Italia? Ma perché i gay, che pagano le tasse esattamente come gli altri, nel momento in cui si parla di riconoscerne i diritti, al pari di tutti gli altri, allora diventano "minus hebendi" ed inadatti? Che tali affermazioni vengano dai soliti sclerotici di destra, ma quando queste provengono da quello che dovrebbe essere il leader di tutto il centrosinistra allora è preoccupante. Il matrimonio omosessuale non è una riforma da "sinistra radicale" come qualcuno l'ha bollata in questi giorni; pensi che in Olanda la proposta partì a suo tempo dai liberali di D66 e del Vvd: non serve nemmeno essere di sinistra per approvare una legge del genere, basta avere un minimo di senso democratico. Ma più semplicemente aprire il matrimonio anche alle coppie gay sarebbe un provvedimento che andrebbe a sanare una palese discriminazione.
Pierangelo Bucci Rozendaal
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