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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Sono un gay Voglio un figlio. Dal Venrdì de La Repubblica del 7 gennaio 2000
Sono un gay Voglio un figlio. Dal Venrdì de La Repubblica del 7 gennaio 2000
Risponde Natalia Aspesi: ma per un figlio di una coppia gay le cose non sono così semplici
Domenica 09 Gennaio 2000
di Franco Grillini
in Vita di coppia

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Sono un uomo quasi trentenne, omosessuale come tanti, che grazie a molta serenità ha affrontato questa condizione non come un problema straniante ma cercando sempre di sdrammatizzarlo giorno dopo giorno e soprattutto fingendo che non esistesse alcuna differenza con un eterosessuale. E così, dopo aver costruito un futuro professionale ed economico, aver incontrato la persona indubbiamente giusta, aver trovato un "nido' ideale e gradevole dove vivere e invecchiare insieme, mi trovo di fronte a un vicolo cieco. Un figlio. Non si tratta del solito piagnisteo del gay frustrato che si batte sino al ridicolo per la parità sessuale ottenendo proprio il contrario ma la confessione di una persona matura, colta, danarosa, che crede nella fedeltà nella religione, e che non ha niente che si possa definire diverso da tutti gli altri se non il suo amore per una persona del suo stesso sesso. lo amo il mio compagno in modo sincero e pudico. Stiamo proprio bene insieme ma la nostra vita, la nostra casa è vuota senza un bambino. E non mi venga a dire che un'adozione a distanza sarebbe la stessa cosa. Noi desideriamo un bambino per crescerlo insieme, nella libertà di scegliere una sua personalità, non condizionando la sua sessualità e certamente non facendogli mancare una figura femminile (avrebbe due nonne e numerose zie molto agguerrite). A cosa servono tante lotte per essere uguali se poi comunque restiamo dei diversi, se l'elemento più importante che rende un uomo tale (la paternità e la maternità) ci vengono negate? Perché tanto amore che abbiamo e sentiamo dentro resta proprio dov'è, chiuso, dimenticato, a logorarsi nel tempo e nel dolore?

Lettera firmata ﷓ Roma



Sarei meschina e volgare se le ricordassi che all'adozione negata ancora dalla legge italiana, (e da quella di molti altri paesi) si potrebbe ovviare con il metodo "naturale", che uno di voi due potrebbe affrontare con spirito di sacrificio. Ottenendone però in cambio un figlio addirittura suo. Può essere che la rettitudine impedisca a molti omosessuali che sognano la paternità, di tradire il loro compagno con una donna, sia pure allo scopo di ottenerne il tanto desiderato figlio: può essere che la sola idea di una madre autentica, di una donna, che accampi dei diritti sull'eventuale bambino, sia inaccettabile, un'intrusione nella serena convivenza tra due uomini pacificati e sereni. E’ possibile, se non addirittura certo, che voi possiate essere genitori meravigliosi, ma i bambini sono molto tradizionali, sono sempre tempestati da fumetti, pubblicità, racconti, che rappresentano mamma babbo e piccini felicemente insieme, non è detto che sia facile per loro trovare naturale una famiglia di nonne, zie, due papà e nessuna mamma. Di non potersela neppure immaginare, questa mitica figura che è dentro tutti noi (dentro anche a lei e al suo compagno) come una misteriosa radice di vita. I bambini hanno sempre sofferto per situazioni fa miliari non del tutto regolari, soprattutto perché la società non è mai stata accogliente verso chi in un certo senso, rappresentava, rappresenta un disordine o semplicemente una novità. Per quanto in tanti ci si sforzi di essere "moderni", la società nel suo insieme non lo è. Le chiedo davvero scusa per questa predica sciocca, ma credo che le cose stiamo così, anche se lei ed io e tanfi altri, non le condividiamo.

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