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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Statuto Toscana, per il vicepresidente dei vescovi cattolici quella gay non è famiglia. La risposta dell'Arcigay
Statuto Toscana, per il vicepresidente dei vescovi cattolici quella gay non è famiglia. La risposta dell'Arcigay
I vescovi indispettiti per la sentenza della Corte Costituzionale che ha respinto il ricorso del Governo su immigrati e coppie di fatto
Giovedì 02 Dicembre 2004
di Adnkronos
in Vita di coppia

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CONSULTA: MONS. PLOTTI, NON CONSIDERATI I NOSTRI APPELLI =

IL VICEPRESIDENTE DELLA CEI, ORA NON SI FACCIANO EQUIVOCI SULLA

FAMIGLIA



Roma, 2 dic. (Adnkronos) - La decisione della Consulta che, riconoscendo lo Statuto dellaToscana, di fatto ha dato legittimità alle coppie di fatto viene accolta con rammarico dai vertici della Conferenza Episcopale Italiana. Dice all'ADNKRONOS monsignor Alessandro Plotti, vice presidente della Cei, presidente dei vescovi della Toscana, nonchè arcivescovo di Pisa: ''Noi abbiamo lavorato

molto sul discorso della famiglia. Le nostre istanze non sono state

tenute in totale considerazione''. L'esponente della Cei comunque pone

l'accento sul fatto che ''ciò che importa è che non si faccia

confusione tra la famiglia nata dal matrimonio e le coppie

omosessuali''.



Al di là della legittimazione arrivata dalla Consulta, insomma,

per monsignor Plotti ciò che importa è ''ricordare che le coppie

omosessuali, pure nel rispetto delle persone, non potranno mai essere

considerate una famiglia''. Sempre nel rispetto della decisione della

Corte Costituzionale, come pure dello Statuto approvato dalla Regione

Toscana, monsignor Plotti non rinuncia a rivendicare che ''sarà comunque necessario chiarire che cosa si intende per coppie di fatto che meritano un riconoscimento giuridico''.



CARO MONSIGNOR PLOTTI DUE PERSONE CHE SI AMANO SONO UNA FAMIGLIA



La sentenza della Corte Costituzionale, che ha respinto l’impugnativa del Governo contro lo Statuto della Regione Toscana, fa dire all’arcivescovo di Pisa, vice presidente della CEI, che le istanze dei vescovi toscani non sono state tenute in totale considerazione. Vorremmo ricordare a sua Eccellenza, che in una società democratica e pluralista, difficilmente tutte le istanze, specie se portatrici di una visione restrittiva dei diritti dei singoli e volte a non riconoscere ciò che già esiste da tempo, ovvero le coppie di fatto etero e omosessuali, possono essere recepite.

Nel pieno rispetto della visione di cui è portatore l’alto prelato (che non è quella di tutta la Chiesa), vogliamo ribadire che per le istituzioni europee, per la grande maggioranza degli stati del vecchio continente, per la sociologia, la famiglia dell’oggi si articola in varie forme, infatti, in tutti i trattati e documenti il termine viene declinato al plurale.

Fa bene monsignor Plotti a voler un chiarimento su cosa significhi il riconoscimento delle coppie di fatto, è una questione che anche noi da molto tempo solleviamo con forza e, che ormai è all’ordine del giorno del dibattito politico, culturale e sociale del paese.

Alla Chiesa e alla sua gerarchia, chiediamo rispetto e disponibilità al confronto.

Ciò che è in gioco non è la difesa della famiglia tradizionale, che crediamo sia giusto aiutare e valorizzare, ma la possibilità che milioni di persone siano emancipate da una clandestinità che dura da secoli.

Di questo giustamente si occupa lo Statuto della regione Toscana e su cui bisognerebbe riflettere a fondo.





Aurelio Mancuso

Segretario nazionale Arcigay





Bologna 2 dicembre 2004













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