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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
II gay single va bene. In coppia? Vade retro
II gay single va bene. In coppia? Vade retro
Natalia Aspesi spiega su "Il Venerdì", rispondendo ad un lettore, perchè la coppia gay, in Italia, spaventa ancora.
Sabato 11 Settembre 2004
di la Repubblica
in Vita di coppia

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di Natalia Aspesi



Qualcosa sta davvero cambiando, nel mare di difficoltà che una persona gay deve affrontare per poter essere se stessa. Ma che futuro si prospetta per due trentenni innamorati e gay al Sud, a Napoli per esempio? Le famiglie non sono quasi mai ben disposte nei confronti di un figlio gay e di una sua eventuale relazione. Anche i colleghi e gli amici, gay e non, non sempre si dimostrano comprensivi. Anzi, la coppia spaventa più del singolo amico. Amici gay hanno guardato con stupore la nostra scelta di vivere insieme; è meglio non far dispiacere mammà, nascondersi e vedersi solo nel fine settimana. Queste le parole di due professionisti, incapaci di credere essi stessi nella qualità primaria di ogni sentimento. Del resto quanto tempo ha impiegato ognuno di noi per capirsi e accettarsi? La fatica di crescere è un fardello pungente che si preferisce schivare.

Eppure anche nel Sud della violenza e dell'indifferenza si può vivere senza scappare. È quasi un anno che viviamo insieme, non sempre alla luce del sole, o meglio senza inutili ostentazioni. Siamo una famiglia, abbiamo una casa, bella, minuscola, nostra. Le famiglie ci hanno osteggiato più di quanto avessimo immaginato. Hanno finto di non capire. Qualcuno si è raccontato la favola degli amici viveur. Tutti modi per non affrontare la verità del nostro sentimento.

Un amore pulito. Le scuse di familiari e amici per evitare di frequentarci sembravano estrapolate da vere grammatiche della fantasia, la loro stessa vita talvolta ci è sembrata un manuale di inconsistenza e bugie. Abbiamo sofferto. Recidere il cordone ombelicale con la famiglia d'origine è difficile. Più difficile sopportare lo «schifo» spesso mascherato dietro le buone maniere e le belle parole.

WALTER





Le ricordo brevemente che in Italia il nuovo Statuto Regionale della Toscana riconosce le convivenze gay e lesbiche, mentre quello dell'Emilia Romagna nel suo preambolo afferma «la pari dignità sociale delle persone senza alcuna discriminazione», compreso l'orientamento sessuale. Un documento dei vescovi toscani poi riconosce «alcuni diritti-doveri inerenti a persone impegnate stabilmente in altre forme di convivenza». Le cose quindi stanno davvero cambiando, anche se non ancora forse nel suo Sud.

È vero però che anche dove il gay single è del tutto ben accetto, è la coppia consolidata che può ancora mettere in imbarazzo. Perché, credo, va oltre l'affermazione di una scelta considerata puramente sessuale, confinata nella diversità e nella trasgressione; e si impone come sfida alle regole, esigendo per sè la dignità dei sentimenti e dell'unione stabile, della famiglia e della condivisione di un futuro, insomma di una normalità che chiede doveri reciproci, diritti civili e riconoscimento sociale. Ed è questo lo scandalo. Sarebbe in realtà semplice accorgersi che due persone che decidono di convivere, di stare insieme, al di là del loro sesso, hanno un progetto di vita che rinsalda, non minaccia la società. Almeno in una visione laica della società stessa, e senza mettere in discussione i principi della Chiesa che ha diritto alla sua ideologia e alla sua visione del mondo. Le madri, a parte quelle dell'Agedo (l'associazione genitori di omosessuali) e naturalmente altre, spesso scelgono l'ipocrisia: sanno ma non vogliono sapere, parlano del loro scapolone incallito che fa soffrire tante ragazze, anche se le più estreme sono contentissime di non avere alcuna rivale donna nel cuore dei loro amati figli maschi. È un gesto di civiltà che due giovani come voi abbiano affrontato l'ostilità delle famiglie pur di affermare il diritto a essere coppia. (Fonte "Il Venerdi")

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