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| Gay, la nuova frontiera (senza guerre) |
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| Viaggio in Toscana, prima regione che ha riconosciuto le convivenze. Vescovi contrari, ma niente crociate |
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| Sabato 24 Luglio 2004 |
| di Corriere della Sera |
| in Vita di coppia |
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PISA - Un giorno, dicono, tutto questo sarà normale. «Prenderanno il filmino del nostro matrimonio e lo proietteranno nelle scuole». Per dimostrare com'è stata buia e ottusa l’Italia e per ricordare, aggiungono, la modernità e la civiltà di una regione, la Toscana, che invece già adesso è avanti a tutti: Alessio e Christian perciò si abbracciano, un sorriso complice e un bacio affettuoso davanti al fotografo, nell'ombra fresca del loro giardino, e raccontano di quanto sia stata liberatoria la lettura del nuovo Statuto approvato dal consiglio regionale, che ha di fatto riconosciuto tutte le «forme di convivenza», senza obbligo di eterosessualità.
Alessio De Giorgi ha 35 anni ed è il direttore di «www.gay.it», il portale omosessuale che vanta trentamila accessi al giorno. Christian Panicucci di anni ne ha invece 37, e anche lui è un imprenditore, gestisce un discobar a Torre del Lago, un poco prima di Viareggio: vivono insieme dal 1992 e due anni fa resero ufficiale la loro unione con una cerimonia celebrata nei saloni stupendi dell'ambasciata di Francia, in piazza Farnese, a Roma. Chiesero al console di poter utilizzare il Pacs, il Patto di convivenza e solidarietà approvato dal parlamento francese, e tutti ricordano che fu un matrimonio in piena regola. «Con le partecipazioni, la lista dei regali, il servizio completo di piatti e di bicchieri e con la nostra promessa, solenne, di essere due "mariti" fedeli». Fedeli? «Non credo che Christian m’abbia mai tradito. E, comunque, se è successo, non lo voglio sapere...».
Una coppia felice. «Anche se non è stata facile». Perché poi un conto è «essere riconosciuti» da uno Statuto regionale, che «non solo valorizza la famiglia fondata sul matrimonio», ma «tutela anche le altre forme di convivenza», indipendentemente dal loro orientamento sessuale: un conto «è spiegare a tuo padre che ti piacciono gli uomini». Il padre di Alessio era un anziano sindacalista della Cgil. «Sbottò a piangere disperato: poi, dopo cinque minuti, mi disse di fare come volevo». E uno ci prova, chiaro: ma poi ci sono le battute, i doppi sensi. «Finisci per vivere amori clandestini». Christian lavorava come impiegato nella questura di Firenze. «Alla quinta mia telefonata, cominciarono a guardarlo strano». Così, arriva il giorno che ti saltano i freni. Per dire: il primo bacio - «lungo e tremendamente sfacciato» - se lo dettero alla stazione di Empoli, davanti a centinaia di pendolari.
«Naturalmente, i gay che vivono in altre regioni, faticano molto di più». Alessio è sicuro: «La Toscana è una regione di vecchie tradizioni, con slanci di pensiero modernissimo. Basta pensare ai suoi vescovi. Che, davvero, con la disponibilità che dimostrano nei nostri confronti, nemmeno sembrano preti».
La Conferenza episcopale toscana non ha commentato la firma del nuovo Statuto. Un silenzio comunque critico, par di capire. L’arcivescovo di Pisa, Alessandro Plotti, presidente della Cet, pochi giorni fa scrisse infatti al presidente del consiglio regionale, Riccardo Nencini (Sdi), auspicando la necessità che, nella generale valutazione delle «coppie di fatto», avesse un peso rilevante «il carattere della stabilità»; il cardinale Silvano Piovanelli, già arcivescovo di Firenze, era stato più esplicito: «Gli omosessuali vanno rispettati come persone e nella loro dignità: tuttavia, mi sembra inaccettabile equiparare le unioni gay al matrimonio».
Intanto, i toni di buona parte del consiglio regionale sono altri: «Abbiamo dato prova di maturità democratica e sensibilità sociale». Sono le parole del presidente socialista Riccardo Nencini, ma è evidente l'orgoglio del sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, e di tutti gli altri politici, degli intellettuali, delle associazioni. Da Roma rimbalza ovviamente il proclama del diessino Franco Grillini, ex Arcigay, impegnato nella Commissione giustizia della Camera: «Spero, anzi, sono certo che quanto accaduto in Toscana possa presto avere un influsso positivo sui lavori parlamentari». L’imbarazzo di un cattolico come Marco Carraresi, capogruppo dell'Udc alla Regione. «I discorsi di Grillini, lo statuto della Toscana come modello da imitare: ecco, sono queste le conseguenze inevitabili di uno Statuto ambiguo...».
«Ambiguo? Ma no, semmai coraggioso», dice Alessio, che ripensando al giorno del suo matrimonio, ricorda anche «molta tensione. D'altra parte, è giusto ammetterlo: fu una provocazione non facile». Infatti, quando - come dicono lui e Christian - tutto questo sarà normale, «quando magari proietteranno il filmino delle nostre prime nozze nelle scuole», a molti uomini e a molte donne verranno gli occhi lucidi. Perché, per tanti anni, «non è stato facile». Darsi una carezza. Prendersi per mano. Un uomo con un uomo. Una donna con una donna. Invece era normale. Come si sa, adesso, per Statuto, in Toscana.
Fabrizio Roncone Questo articolo ha ricevuto 214 visite.
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