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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Quello che non vi dicono sul Pacs
Quello che non vi dicono sul Pacs
Lavoro paziente del Coordinamento degli omosessuali dei Ds, dei Deputati dei Ds e in particolare di Franco Grillini, un comune denominatore in grado di guardare in faccia la realtà
Giovedì 15 Luglio 2004
di l'Unità
in Vita di coppia

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ANNA CONCIA - ANDREA BENEDINO

Testaccio è un bellissimo quartiere di Roma, rimasto quasi immutato, un po’ indolente come i suoi abitanti (a maggioranza di sinistra). Ci puoi incontrare ancora vecchi negozianti «romani de roma» che ti «sgamano» con un’occhiata. Ma come nella migliore tradizione romana, sono noncuranti, distratti e nello stesso tempo accoglienti: ti senti subito a casa. Può capitare che due donne che stanno e vivono insieme si sentano insolitamente più accolte di quanto loro stesse riescano ad immaginare. Può capitare che il negoziante che porta le bevande a casa possa rassicurare una delle due donne dicendo che «l’acqua è stata già ordinata dalla sua signora».

Succede questo e tante altre cose che ci raccontano come la società sia molto più avanti della politica, delle istituzioni.

Ci sono ragazzi che si amano, che desiderano un futuro insieme, fanno sogni, fanno progetti, come tutti, come tanti, come ogni essere umano. Poi, succede che uno dei due si ammala (non di Aids come tutti immaginano...). Lo portano in ospedale e lo strappano letteralmente al suo compagno, impediscono al suo compagno, quello con il quale lui sogna, desidera un futuro, di stargli vicino, di accudirlo, coccolarlo, aiutarlo a superare quella piccola grande difficoltà.

Succede questo e tante altre cose analoghe che registrano come la Legge, lo Stato siano spietati, ciechi e sordi.

Succede che dopo tanto penare, anche dentro la sinistra si trovi, grazie al lavoro paziente del Coordinamento degli omosessuali dei Ds, dei Deputati dei Ds e in particolare di Franco Grillini, un comune denominatore in grado di guardare in faccia la realtà, registrare i mutamenti avvenuti, ascoltare la voce della maggioranza degli italiani e delle italiane che ritengono che «a prescindere dal loro orientamento sessuale», due persone che decidono di condividere la loro vita abbiano diritto ad alcune tutele minime. Succede che il gruppo parlamentare dei Ds che ha a disposizione il 25% delle proposte da calendarizzare, scelga di mettere all’ordine del giorno la proposta di legge sul Pacs. È una scelta politica, è una scelta di civiltà.

È subito scoppiata la polemica, il tentativo di ingaggiare lo scontro tra laici e cattolici. Si è cominciato a dire: «È il matrimonio tra gay»; «I figli non devono subire le scelte dei genitori». Ma il Patto civile di solidarietà non è il matrimonio. Nel Patto civile di solidarietà non è prevista nessuna norma sui figli. E allora tutti i sostenitori di questa proposta di legge hanno dovuto spiegare che cosa «non» è il Pacs.

Noi, vogliamo dire che cosa è il Pacs, che cosa rappresenta. Rappresenta innanzitutto un passaggio storico perché per la prima volta il Parlamento italiano affronta questo tema. È un primo tassello, è la prima pietra che viene gettata per la piena cittadinanza di chi, eterosessuale ed omosessuale sente l’esigenza di salvaguardare i propri legami affettivi fuori dal matrimonio senza troppe ingerenze dello Stato. È un primo passo verso la laicizzazione delle relazioni umane. È il segno che si può cominciare a dire che gli uomini e le donne non devono essere giudicati per le loro scelte private.

Ci sono parole che per noi sono importanti e fanno parte del nostro bagaglio politico culturale, siamo cresciuti con esse e hanno accompagnato le nostre scelte di vita: laicità, libertà, diritti. Sono parole importanti, che racchiudono una visone del mondo, delle relazioni, della società. A queste parole noi siamo legati e ogni giorno dentro la sinistra costruiamo insieme ad altri un progetto politico che le comprenda, facendole diventare qualcosa di tangibile , di reale, che si possa vedere, toccare, che si traduca in atti concreti.

Tutto ciò è facile e difficile insieme, non è senza strappi, senza sofferenze, senza mediazioni. Ma per noi questa è l’unica strada possibile. La strada che chiediamo di percorrere insieme a tutti i cattolici del centro sinistra.

Apriamo un cantiere su questi temi, non spaventiamoci, la politica (con la p maiuscola) è l’arte della mediazione, è la ricerca di un momento dove incontrarsi. Ciascuno partendo dalla propria storia, deve cercare un punto di incontro, un luogo dove si perde qualcosa ma si guadagna qualcosa in più.

Partiamo da un dato: i diritti umani non sono argomento di scontro tra laici e cattolici. Sui diritti umani siamo tutti d'accordo. E allora, però, preghiamo tutti di non fare demagogia, perché come sta accadendo con la fecondazione assistita, non si gioca sulla pelle delle persone e noi vogliamo una società in cui lo Stato non sia un "Grande fratello" che ti guarda fino dentro le ossa, ti dirige, ti giudica e ti condiziona i comportamenti. Lo Stato deve spegnere le sue telecamere sulla vita privata delle persone e assecondarne il senso di responsabilità.



Anna Concia fa parte della Direzione Nazionale DS e del Direttivo Nazionale Coordinamento Omosessuali Ds;

Andrea Benedino è Portavoce Nazionale Coordinamento Omosessuali Ds



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