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| Osservatorio Famiglia. Per Donati famiglie gay con diritti ma non quelli delle coppie etero |
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| 'Anche le forme diverse di relazioni primarie necessitano di riconoscimento e aiuti - ha spiegato - ma non sono assimilabili alle famiglie, composte invece da uomini e donne con figli. |
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| Martedì 20 Aprile 2004 |
| di Ansa |
| in Vita di coppia |
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WELFARE:DONATI,CONTRO POVERTA'RADDOPPIARE SPESA PER FAMIGLIE
(ANSA) - BOLOGNA, 20 APR - ''Nel giro di 3-5 anni dobbiamo raddoppiare la percentuale di spesa per la famiglia sul pil, che ora non arriva all'1%, mentre dovra' arrivare almeno al 2%''. E' la ricetta di Pierpaolo Donati, docente universitario e presidente dell' Osservatorio nazionale sulla Famiglia, intervenuto a Bologna ad un convegno organizzato dal Comune
nell' ambito dell' Anno Internazionale della Famiglia. ''So che forse questo non e' realistico - ha aggiunto - ma e' uno sforzo che si deve assolutamente fare, se si vuole combattere la
poverta' familiare. In Italia infatti la poverta' e' essenzialmente legata alla famiglia: nuclei numerosi o distrutti o madri sole con figli, sono tutte situazioni sempre a rischio
di poverta'. E questa - ha ribadito - non la si puo' combattere se non raddoppiando l' impegno della spesa sociale in brevissimo tempo''.
Del welfare devono beneficiare anche le coppie di fatto e quelle gay?, e' stato chiesto. ''Le famiglie di cui parliamo sono quelle con figli, con o senza matrimonio, ma con un rapporto di stabilita' tra uomo e donna'', ha risposto Donati. ''Anche le forme diverse di relazioni primarie necessitano di riconoscimento e aiuti - ha spiegato - ma non sono assimilabili
alle famiglie, composte invece da uomini e donne con figli. Queste forme di relazione possono chiamarsi unioni civili, gruppi di partnership, unioni regolate da patti di solidarieta'
e sono altri tipi di aggregazioni, forme di mutualita', di compagnia, di assistenza. Terrei distinte le famiglie dalle unioni civili che comunque hanno il loro complesso di diritti e
doveri''. Nel suo intervento Donati ha detto tra l' altro che ''la
coesione sociale dipende non dal benessere materiale ma dalle
relazioni tra la gente'' e che ''le comunita' locali devono occuparsi di questo e non solo del numero dei posti degli asili''. ''Non basta dare un bonus pensando che l' aspetto
economico risolva il problema - ha precisato - Non intendo dire
chiudiamo gli asili, dico moltiplichiamo gli asili ma facciamolo
insieme alle famiglie e a societa', forme cooperative, organizzazioni non profit, in cui le famiglie siamo cogestori, con gli enti pubblici e anche con le imprese, che al momento
sono le grandi assenti da questo panorama''. (ANSA).
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