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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
FAMIGLIA / UN FILM, UN ATTO D'ACCUSA
FAMIGLIA / UN FILM, UN ATTO D'ACCUSA "Italian beauty "
Quarantenni in crisi. E coppie allo sfascio. Tra adulteri. Figli in fuga. E regressioni. Da Hollywood arriva un impietoso ritratto. Solo fiction made in Usa? Non proprio. Perché anche da noi... Dall'Espresso di venerdì 4 febbraio 2000
Mercoledì 09 Febbraio 2000
di Franco Grillini
in Vita di coppia

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di Maria Simonetti

Non È mai troppo tardi per tornare indietro. La frase, di per sé, potrebbe suonare ottimistica. Invece non lo È affatto in bocca a Lester Burnham, il quarantenne protagonista di "American beauty", opera prima di Sam Mendes e re-



cord d'incassi. Si rivela solo una grande illusione. L'urlo di dolore prima di un tuffo nel vuoto. La chimera di qualcosa che non sarà mai. Svegliandosi dal torpore borghese della sua esistenza comune, dal letargo del suo matrimonio, il giornalista a rischio di posto Lester vorrebbe ripartire da zero. Evadere alla routine della vita con una bella moglie, Carolyn, preoccupata soprattutto di sfuggire alle frustrazioni del suo lavoro di agente immobiliare. Vorrebbe recuperare il dialogo con la figlia diciassettenne Jane, ormai a distanza siderale da lui. Lotta insomma contro l'apatia, lo sfascio, l'accettazione di un presente che è uno squallido spot. Ma è una battaglia persa in partenza. Lo si capisce subito, al cinema, dal fatto che a risvegliarlo è l'indifendibile arrapamento per Angela, fragile ninfetta amica della figlia. E lo conferma un finale che più perdente non potrebbe essere.



La reazione del pubblico italiano, all'uscita, è immaginabile: beh, i meno smargiassi di noi hanno sempre detto che questi americani assatanati di carriera, cinici, magari ricchi ma infelici, sono un modello da scansare. Non c'è dubbio, viene da pensare sui titoli di coda, che la famiglia Usa, quella dove i genitori avevano vent'anni attorno al 1980, paga lo scotto di esistenze immolate al lavoro, al mito del benessere, alla miseria di tempo che queste sante cose lasciano per la cura di se stessi e delle persone a cui si vuole bene. Ma davvero, vale la pena di chiedersi, i quarantenni italiani sono tanto diversi dai loro coetanei d'Oltreoceano? Davvero le loro famiglie sono meno ipocrite, e meno crudeli? Davvero loro, i mariti, i compagni sulla quarantina, non buttano mai un occhio sull'amica carina della figlia liceale o sulla collega della moglie? Insomma: il dubbio che l'American beauty sia anche un'Italian beauty, esiste.



Di sicuro, al momento, ci sono i dati Istat. Come negli Stati Uniti, anche da noi i divorzi sono in aumento. Dai circa 25 mila del 1993, si è passati ai 35 mila del '97. Altro punto certo, è che proprio le coppie intorno ai quarant'anni sono particolarmente propense a dirsi arrivederci.



Abbronzati e palestrati



Dei circa 9 mila italiani maschi tra i 40 e i 44 anni che si sono separati nel '96, 4 mila 620 avevano mogli di età compresa tra i 35 e i 39 anni, mentre altri 3.050 hanno rotto con coetanee. Come dice il sociologo Mario Abis, direttore della società di ricerca Makno & Consulting, l'America è già qui: «Nei rapporti di coppia è andato a monte quello che è stato il collante, ovvero il sistema di relazioni basato sulla prosperità, sul mito del successo, della visibilità sociale. Se gli chiedi di fotografarti il maschio quarantenne italiano, lo psichiatra Paolo Crepet risponde con l'immagine di una banda di «abbronzati, palestrati, in sella alle loro Harley Davidson, a competere sullo stesso palcoscenico dei figli adolescenti».



Anche il sociologo Giampaolo Fabris descrive gli italici quarantenni come «tutti protesi al successo e all'esteriorità, superficiali e non impegnati, versione post-moderna dei vecchi yuppies». «La mia generazione», riconosce Pierferdinando Casini, segretario dei Ccd, 44 anni, separato, «è forse quella che ha più contribuito a svilire i valori della famiglia, i legami, gli affetti. Ma anche le nostre famiglie di origine avevano i loro bei problemi. Spesso erano unite solo per convenzione, per perbenismo». La differenza è che nel 99 per cento dei casi, la vecchia famiglia teneva i cocci rotti nello sgabuzzino e tirava sempre avanti, negando l'evidenza a se stessa e agli altri. Mentre oggi l'imprenditore Cesare Paciotti, 43 anni, anche lui separato, alza serenamente il tiro contro la categoria delle mogli-compagne: «La crisi di coppia? La crisi dei mariti quarantenni? Spesso deriva da chi ti sta accanto. La compagna di vita si trasforma nello spettro della tua vecchiaia. Quando non è anche ambiziosa, in carriera, e allora ha gioco facile su un maschio alle prese con i primi veri segni di decadimento fisico».



Insiste Giovanni Malagò, 40 anni, due figlie avute dalla sua ex compagna Lucrezia Lante della Rovere: «L'indipendenza economica e lo slancio carrieristico delle donne hanno cambiato gli equilibri del rapporto familiare», dice, «ma non significa che vadano imputate solo alle donne le colpe dei divorzi e delle separazioni». «Gli uomini italiani, almeno quelli di una certa classe sociale», sostiene la pr Tiziana Rocca, «preferiscono una donna che lavora e che ha successo, rispetto a una che passa le giornate in casa o dal parrucchiere. Però si aspettano che gestisca anche la famiglia come una signora dell'Ottocento». In fondo, guardando alle cose con un pizzico di laico distacco, molte famiglie crescono sulla reciproca scelta infelice del partner, dovuta a mille motivi che affiancano (e a volte sorpassano) la razionalità. A questo va aggiunto che «mentre un tempo il tradimento del marito era accettato, a differenza di quello della moglie, adesso non è più così», come fa notare Giancarlo Bosetti, direttore della rivista "Reset". E inoltre bisogna fare i conti con «la legittimazione dell'individualità nella coppia. Ovvero con la constatazione che quello che preme ai due partner non è più mediare, e quindi smussare gli attriti, bensì affermare se stessi», spiega la sessuologa Chiara Simonelli.



Fra routine e riti domestici



Risultato: travagli rosa come quello che ha avuto per protagonista Alessandro Cecchi Paone. Il quale prima ha mollato la moglie. Si è convertito alla vita da single. E poi, da novello Lessie, è tornato a casa: «Il superlavoro, la lontananza, l'impossibilità di seguire tutto e bene, mi avevano messo in crisi», racconta: «Ma non è detto che le crisi siano solo distruttive. Oggi io e mia moglie ci siamo ritrovati, e il nostro rapporto è più solido che mai».



A dire il vero, anche Lester, il protagonista di "American beauty", a un certo punto prova a riconquistare la moglie, a resuscitare quel qualcosa che li aveva fatti mettere insieme tanti anni prima. Ma finisce più che male. Lei, sdraiata sul divano di seta italiana, si ritrae, terrorizzata all'idea che lui rovesci la bottiglietta di birra che ha in mano. Una scena capace di smuovere anche le coscienze più prudenti: «Ho visto il film con cinque amiche, e tutte quante abbiamo provato la stessa orribile sensazione di poter essere protagoniste, un giorno o l'altro, di quella scena. Non siamo poi tanto diverse dalla moglie Carolyn, e gli uomini che circolano hanno quel non so che di Lester. La verità è che le coppie sono intrappolate dalla routine, dai riti domestici. E allora, il mio invito è a fregarcene dei divani...».



Un appello che non riguarda solo i cosiddetti Vip, quelli che con divorzi e vicissitudini sentimentali hanno più consuetudine, anche per disponibilità economica. Pencolanti, sulla piattaforma instabile dell'Italian beauty, ci sono tanti signor Qualunque. Più o meno benestanti, più o meno frustrati. Come Alessandro Re, 43 anni, manager, che ha lasciato nel '96 la moglie: «Al quarto figlio mi sono sentito soffocare. Non vedevo realizzata nessuna delle mie ambizioni, né per quanto riguardava il mio stile di vita, né come uomo in generale. Così è finita. E sono iniziate svariate altre storie». «Quando trionfa la noia, meglio mollare tutto piuttosto che giocare al massacro», concorda Daniela Santanchè, consigliere comunale di An a Milano, separata da tre anni. Difficile, per una volta, darle torto.



hanno collaborato Antonia Matarrese, Fabio Sindici, Anna Tagliacarne



(10.02.2000)




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