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Ieri sera su “La7”, durante la trasmissione “Otto e mezzo” di Giuliano Ferrara, si è approfondito l’argomento dei matrimoni omosessuali che sta infiammando la campagna elettorale statunitense. Rai e Mediaset si guardano bene, almeno finora, dall’affrontare la notizia relegandola soltanto ai telegiornali e dedicandole uno spazio insufficiente. Il titolo del programma di Ferrara è stato, senza ricorrere a molta fantasia, “Oggi sposi” e gli ospiti erano Pietro De Marco, sociologo delle religioni presso l’università di Firenze; Daniele Scalise, giornalista e curatore della rubrica “Froci” sul “Foglio”; Imma Battaglia, presidente di DìGayProject; Don Gianni Baget Bozzo, politologo, in collegamento da Genova mentre via satellite da San Francisco c’era Federico Rampini di “Repubblica”. Barbara Palombelli affiancava Ferrara nella conduzione. La giornalista è subentrata da qualche mese nel ruolo che era di Luca Sofri, altro giornalista che nella sua trasmissione “Condor”, in onda su Radiodue, da molte puntate parla di unioni gay e che ha anche scritto a Ferrara come direttore del “Foglio” contestando le sue dichiarazioni a favore della eterosessualità del matrimonio. Ma torniamo a “Otto e mezzo” che, nonostante il tema “scottante”, è stata poco vivace con due opposte fazioni che non si sono confrontate efficacemente. La posizione conservatrice, che ancora considera il matrimonio come unica prerogativa della coppia uomo-donna e che non tiene conto della profonda crisi in cui si dibatte tale istituzione sociale e religiosa (trasformatasi nel tempo e soprattutto “allargatasi” in forme nuove), era sostenuta, con sfumature diverse, da Baget Bozzo, da De Marco e dallo stesso Ferrara. La posizione progressista, introdotta in modo ambiguo e, ci auguriamo, inavvertitamente discriminatorio, dalla Palombelli (ha chiesto a Rampini come la “gente normale” di San Francisco reagiva alle nozze gay), era blandamente sostenuta dalla stessa e più concretamente da Scalise e dalla Battaglia. Baget Bozzo ha disquisito sull’importanza dei simboli, ignorando il ruolo fondamentale dei valori e dei diritti, affermando l’inevitabile subalternità delle coppie dello stesso sesso e vaneggiando della poesia di Saffo con l’intento di fornire dell’omosessualità l’immagine di condizione umana eccentrica e “laterale”. E’ stata ripetuta la “balla demagogica” della sacralità del matrimonio in quanto nucleo procreativo, conferendo eccessiva importanza alla riproduzione umana e dimenticando che viviamo in un pianeta pericolosamente sovraffollato dove centinaia milioni di persone sopravvivono con risorse insufficienti. Crediamo che la fertilità, contrapposta alla discriminata sterilità, non è rappresentata soltanto dalla produzione di figli ma anche da quella di opere, azioni, testimonianze, conquiste scientifiche e sociali. Scalise e Battaglia hanno fermamente e pacatamente sostenuto che i cittadini glbt hanno gli stessi diritti dei cittadini eterosessuali e che debbono poter accedere all’istituto delle unioni di fatto e a quello del matrimonio senza nuocere assolutamente alla famiglia tradizionale. Rampini ha raccontato quello che succede ormai da anni nello stato della California, e a San Francisco in particolare, dove le coppie gay e quelle lesbiche hanno ottenuto, dalle leggi locali, molti riconoscimenti di vario genere e tra i quali le adozioni. Bush vuole cambiare la costituzione statunitense affinché si stabilisca che il matrimonio è riservato esclusivamente alle coppie eterosessuali in barba alle norme che prevedono l’uguaglianza e le pari opportunità per tutti i cittadini. Una posizione integralista che sicuramente non soddisfa molti elettori e che, ci auguriamo, contribuirà alla clamorosa sconfitta dell’attuale presidente nordamericano.
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