HOME CHI SIAMO SEGNALA WEBMASTER
 

Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
L’altra America in coda per le nozze gay
L’altra America in coda per le nozze gay
Credenti e atei, in smoking o in jeans. San Francisco, già celebrate tremila unioni tra persone dello stesso sesso
Sabato 21 Febbraio 2004
di Corriere della Sera
in Vita di coppia

Stampa
Segnala ad un tuo amico
Scrivi alla redazione
Fai Notizia

«Sotto la pioggia per ore: c’è troppa folla, siamo in attesa da tre giorni»





DAL NOSTRO INVIATO

SAN FRANCISCO - Ruth Atkin, discendente di rabbini livornesi del XIII secolo, e Janet Tobacman, nipote di profughi russi scampati ai pogrom zaristi, sono state tra le prime ad arrivare, alle 4 del mattino, per paura di restare fuori, come martedì. «Siamo rimaste per ore in fila sotto la pioggia e quando è giunto il nostro turno il Comune era chiuso. Così abbiamo deciso di fare la levataccia». Per Bob Chesterfield e Rick Comino, elegantissimi in smoking, è addirittura la terza volta. «Ci hanno detto che la fila oggi sarebbe stata meno chilometrica - spiegano - speriamo bene». Zacharia, che è giunto in auto dal Texas col suo giovane compagno nascosto sotto un cappello da cowboy che rifiuta di dare persino il nome, ha dormito in sacco a pelo, sotto la fitta pioggerellina e, adesso, è così stanco che fa la fila trascinandosi sul suo treppiedi.

Alle 8 in punto, quando apre i battenti City Hall - il maestoso edificio neoclassico tutto marmi e oro all’angolo tra Vaness e McAllister - il serpentone umano assiepato in fondo alla scalinata si snoda già per diversi isolati, cingendo come un’enorme braccio multicolore la United Nation Plaza su cui dallo scorso 12 febbraio sono puntati gli occhi del mondo. Ma le telecamere e i satelliti del «media village», dall’altra parte della strada, non sembrano turbare le migliaia di gay e lesbiche arrivati da ogni angolo degli Usa insieme con figli, madri e sorelle per poter celebrare ciò che 38 Stati dell’Unione hanno messo al bando, ma che il sindaco della città più liberal d’America ha ufficializzato: i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Neppure lo sparuto gruppetto di crociati evangelici, tutti uomini e tutti muscolosi, piombati dalle campagne con i loro apocalittici striscioni a tema biblico («l’omosessualità è un peccato», «pentitevi e smettete di violare i comandamenti di Dio», «bruciate nelle fiamme dell’infermo») possono rovinare il giorno più bello di Jenevieve Diboscq e Lynn Prime, da 14 anni compagne. «Sono convinta che Dio non è dalla loro parte», spiega Jenevieve, 42 anni, cattolica di origine francese dai tratti fini ed eleganti che lavora in una grande casa editrice di Santa Barbara, dove Lynn fa la bibliotecaria. «La mia famiglia è arrivata qui col Mayflower e siamo tutti protestanti - racconta Lynn, che assomiglia come una goccia d’acqua alla contadina del celebre quadro di Grant Wood "American Gothic" - eppure la mia famiglia approva questo matrimonio».

Quando sono arrivate davanti a City Hall, Lynn e Genevieve hanno incontrato un’altra coppia di Santa Barbara che ha preferito fare il viaggio da sola. «Anna è incinta e aveva bisogno di sdraiarsi sui sedili posteri dell’auto - si giustifica la compagna Rachele Diaz, una sudamericana molto bella dai capelli neri cortissimi e il braccio destro coperto di tatuaggi colorati. Anna, irlandese dai capelli rossi e carnagione lattea coperta di lentiggini, le getta uno sguardo pieno di amore, toccandosi il ventre: «Sì, anche noi ci sposiamo oggi - scherza -, matrimonio riparatore». La coppia davanti - due sessantenni in impermeabile Burberry, scarpe inglesi e 24 ore rettangolare di pelle - ride divertita. Dieci metri più in giù, Marc Virga, un disegnatore grafico di origine siciliana non vede l’ora di immortalare il suo amore decennale per Michael Westerfield, consulente enologico orginario di Peoria, in Illinois, che non ha ancora avuto il coraggio di raccontare «la cosa» al vecchio padre, un pastore luterano in pensione. «E’ un repubblicano convinto che ha votato per Bush e non riesce a capire che io posso amare un altro uomo. Si vergogna di me. Sono scappato da Peoria perché lì i gay sono perseguitati - aggiunge - qui a San Francisco possiamo camminare mano nella mano e baciarci e nessuno fa una grinza». «È il giorno più bello della mia vita - lo interrompe Virga, baciandolo ripetutamente e con le lacrime agli occhi - è la coronazione di un amore vero, profondo, totale».

Nella fila non c’è una coppia che assomigli all’altra. Alcuni sono in smoking, altri in jeans sdruciti; ci sono giovani lesbiche asiatiche con compagne ispaniche; anziani gay afroamericani assieme a biondi Wasp; famiglie con 3, 4 figli e neosposi che spingono il consorte sulla sedia a rotelle. Eppure un invisibile filo di complicità percorre questa immensa folla, unita nella consapevolezza di essere testimone e protagonista di un evento destinato a finire sui libri di storia. «Il nostro è un atto di disobbedienza civile - spiega Jamie Carall, cullando il figlioletto Rowan che dorme nel marsupio - siamo delle pioniere, come le suffragette che all’inizio del secolo si sono fatte picchiare per poter dare il voto alle donne». «Secondo me l’analogia più azzeccata è con le marce per i diritti civili delle minoranze - la interrompe la compagna Rose - fino al 76 anche i matrimoni misti tra neri e bianchi erano fuorilegge in America».

A incoraggiare la marcia, gli automobilisti suonano il clacson e sventolano nastri colorati, facendo a gara con le urla e i pianti di gioia che accompagnano l’uscita dal Municipio di ogni nuova coppia sposata. Alle 10 una anziana elegantissima con il cappellino bianco di rete e pizzi prende per mano la compagna appena sposata e comincia a distribuire rose rosse alla folla. «Sono un regalo di una persona famosa», spiega e mostra un bigliettino che accompagna dozzine di bouquet: «Siete i primi tra molti che seguiranno - recita il messaggio scritto a mano - guidateci e la nazione vi seguirà. Siete la storia. Firmato: Jennifer Stewart Boyd, scrittrice del New England». Persino le guardie armate che perquisiscono all’entrata del municipio hanno le lacrime agli occhi ogni volta che una coppia corre lungo il corridoio cordonato da un nastro rosso, alla fine del quale un funzionario distribuisce la licenza matrimoniale: ultima tappa prima delle nozze vere e proprie. «La maggior parte degli impiegati qui sono gay - spiega David Moss, uno dei tanti fotografi che lavorano come volontari in Municipio da 5 giorni, smistando la folla e distribuendo i documenti da compilare - è una specie di festa in famiglia».

Alle 10 e mezzo del mattino Ruth Atkins e Janet Tobacman stanno finalmente per coronare il loro sogno. «Il mese prossimo terremo una cerimonia per parenti e amici, sotto la tenda, con il tallis, la kippà e il rabbino, come vuole la tradizione ebraica». Mentre parlano, uno stormo di fotografi e giornalisti corre verso la rotonda di City Hall: un’enorme stanza affrescata da dove viene un odore dolcissimo di fresia e gelsomino. Al centro, su una scalinata di marmo beige, la deputata democratica di San Francisco Carol Migden sta officiando le nozze di due vip della città: Nancie Clarence, avvocatessa di grido, e Lidia Szajko, regista Hollywoodiana. «E adesso, poiché nei tempi di grande felicità non dobbiamo dimenticare le tribolazioni del popolo ebraico, Nancie romperà il calice di vetro - ordina Carol, sotto una raffica di flash - perché dobbiamo rispettare la nostra tradizione, vecchia quanto l’amore gay».



Alessandra Farkas

Questo articolo ha ricevuto 386 visite.



Articoli correlati...

Australia, nozze omosessuali: psicologi e medici firmano contro il Senato Mondo
Venerdì 25 Maggio 2012
Australia, nozze omosessuali: psicologi e medici firmano contro il Senato
Un gruppo di 150 medici di tutta l'Australia ha firmato una sottomissione di richiesta al Senato per opporsi al matrimonio omosessuale. Tra questi diversi psichiatri
di La redazione di Gaynews
Usa: nel Colorado dove le nozze gay sono un miraggio, nonostante Obama Mondo
Giovedì 24 Maggio 2012
Usa: nel Colorado dove le nozze gay sono un miraggio, nonostante Obama
."Qui nel Colorado non si può parlare di matrimonio gay perchè la costituzione di questo stato definisce il matrimonio solo come l'unione tra un uomo ed una donna"
di TMNews
Arcigay. Fornero, odioso il no al matrimonio tra persone dello stesso sesso Primo piano
Martedì 22 Maggio 2012
Arcigay. Fornero, odioso il no al matrimonio tra persone dello stesso sesso
Il ministro Elsa Fornero ha scritto ieri una lettera al quotidiano della Cei, Avvenire, per chiarire le parole espresse durante la Giornata della famiglia
di La redazione di Gaynews
Il ministro Fornero ed i gay: no a matrimoni, ma tutela dei diritti dei singoli Primo piano
Lunedì 21 Maggio 2012
Il ministro Fornero ed i gay: no a matrimoni, ma tutela dei diritti dei singoli
«Senza queste risposte, si acuirebbe un altro fattore di instabilità sociale, oltre a quelli di carattere economico resi più acuti dalla crisi in atto»
di Il Messaggero



RUBRICHE RISORSE

APPUNTAMENTI