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| Studiano i gay, Maroni li silura "Non credono nella famiglia" |
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| Bologna, il caso di Marzio Barbagli e Chiara Saraceno cacciati dall´"Osservatorio" |
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| Domenica 25 Gennaio 2004 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Vita di coppia |
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Nella foto il professor Barbagli (foto gaynews)
LA POLEMICA
"I loro studi su forme diverse di convivenze non sono pertinenti ai nostri interessi"
L´Ulivo: è la pratica dello spoil system applicata alle istituzioni scientifiche
MICHELE SMARGIASSI
BOLOGNA - Non può studiare la famiglia «chi non crede nella famiglia». Per essere più precisi: chi non crede esclusivamente nel modello di famiglia tradizionale che sta a cuore al governo in carica. Per questo motivo, esplicitamente dichiarato, due autorevoli studiosi laici dei modelli e della storia della famiglia, Chiara Saraceno e Marzio Barbagli, sono stati estromessi dal comitato scientifico dell´Osservatorio nazionale sulla famiglia il cui comitato scientifico il ministro del Welfare Roberto Maroni si prepara a insediare martedì per il secondo mandato.
«Certo non chiamiamo a occuparsi della famiglia chi in questi anni ha dimostrato di non credere nella famiglia», ha rivendicato senza esitazioni il sottosegretario alle politiche sociali Grazia Sestini: «Non chiamiamo chi si è dedicato a studi su forme diverse di convivenze che famiglie non sono, interessanti ma non pertinenti ai nostri interessi». Par di capire che la colpa di Barbagli e Saraceno sia di avere studiato anche le famiglie di fatto e soprattutto le convivenze gay, a cui proprio Barbagli ha dedicato il primo approfondito studio italiano, Omosessuali moderni, edito dal Mulino.
A quanto pare, dunque, il ministero del Welfare ha deciso di applicare la pratica dello spoil system anche alle istituzioni scientifiche. L´Osservatorio sulla famiglia è un centro studi ideato cinque anni fa a Bologna dall´allora giunta di sinistra, e poi promosso nel 2000, grazie a un accordo con il ministro ulivista Livia Turco, a istituzione governativa. «Ma noi almeno», ricorda l´ex sindaco Walter Vitali, «ci preoccupammo di garantire la presenza di diverse impostazioni ideali e culturali». Nel quartetto di accademici che dirigevano il centro c´erano infatti accanto ai laici Saraceno e Barbagli (che ne era il direttore) i cattolici Pierpaolo Donati, sociologo bolognese, e Giovanna Rossi, docente alla Cattolica di Milano. Nei due anni del primo mandato l´Osservatorio ha prodotto una discreta mole di materiali di studio utili agli enti locali: numerosi convegni e seminari, un sito Internet pieno di documentazione, tre indagini raccolte in altrettanti volumi. «Non credo proprio di essere stato allontanato per scarsa produttività scientifica o per incompetenza», ironizza il professor Barbagli, collaboratore dell´Istituto Cattaneo, autore di fortunati saggi (Provando e riprovando, Sotto lo stesso tetto) e di una corposa Storia della famiglia tradotta in più lingue. «So solo che nessuno mi ha neppure avvisato».
Sta di fatto che nel comitato scientifico dell´Osservatorio (rifinanziato e rilanciato con la partecipazione di 25 comuni e province) torneranno a sedersi i due professori di orientamento cattolico, mentre al posto dei due eretici puniti sono stati indicati un´altra studiosa cattolica, Paola De Nicola, allieva di Donati, e un solo laico, il noto demografo Antonio Golini, che però, all´improvviso, due giorni fa, ha comunicato la sua rinuncia. Barbagli non intende fare polemica: ma al suo posto insorgono i deputati ulivisti di Bologna, che con due diverse interrogazioni parlamentari hanno chiesto al ministro Maroni di bloccare le nomine monocolori. «Siamo all´omologazione ideologica degli istituti scientifici», protesta Vitali, «è una vergogna politica oltre che una bestemmia culturale». «All´uso proprietario delle istituzioni s´aggiunge l´oscurantismo», s´indigna l´ex ministro Livia Turco, «è incredibile, Maroni dovrebbe andare a chiedere in giro in Europa che fama hanno gli studiosi che ha cacciato». «Vogliono confessionalizzare l´Osservatorio», s´arrabbia anche l´Arci-Gay: «Hanno punito chi si è occupato di gay». «Eppure», ricorda sorridendo Barbagli, «recensendo il mio libro sugli omosessuali, Libero scrisse: ?Barbagli dirige l´Osservatorio sulla famiglia, e Berlusconi lo riconfermerà certamente?´».
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