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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Regione Campania. Votato in statuto il matrimonio
Regione Campania. Votato in statuto il matrimonio
Il Consiglio regionale su proposta della Cdl e della Margherita vota la preminenza del matrimonio uomo donna
Sabato 20 Dicembre 2003
di la Repubblica
in Vita di coppia

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SABATO, 20 DICEMBRE 2003



Pagina VI - Napoli



Il dibattito dopo l´approvazione in Regione di un emendamento votato da Cdl e Margherita



Matrimonio nello Statuto dubbi anche tra cattolici



"È giusto". "Ma non è la sede adatta"







Le opinioni di Fiorella Girace, Pina Amarelli Mengano, Ulianich e Orlando

E ora si profila lo scontro sulla procreazione e le adozioni



ROBERTO FUCCILLO



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è una questione che può riaprire i conflitti fra il mondo cattolico e quello laico, anche su scala regionale. La riaffermazione della famiglia come dato legato alla contrazione del matrimonio evoca antichi fantasmi civili. Vero è che l´emendamento di Raffaele Calabrò, approvato dal consiglio regionale e inserito nello Statuto, salva il riferimento anche alle altre unioni, ma proprio per questo alimenta in qualcuno il sospetto sulla necessità di inserire quelle tre paroline in più.

Non ha dubbi nel cercare di diradare il panorama da inutili nebbie il professore emerito dell´Università ed ex senatore Boris Ulianich. «Ma alla fine dov´è la differenza? Non è una offesa per nessuno dire che la famiglia si fonda sul matrimonio, tanto meno per coloro che per loro scelta al matrimonio non ci vanno. Si può forse pensare che si trattasse di un pleonasmo, ma dov´è lo scandalo? Che cosa, se non il matrimonio, fondava la diversità anche nella distinzione originale fra famiglia e unioni familiari? Non mi pare peraltro che queste ultime subiscano alcuna deminutio. Forse sarebbe meglio fare a meno di polemiche inutili e di questioni di lana caprina. E comunque è meglio abbassare i toni, discutere di tutto, senza secondi fini, nel rispetto reciproco».

Un invito che potrebbe valere per la imminente discussione sul tema della procreazione, che vedrà di nuovo il centrosinistra a rischio divisione. D´altro canto altri esponenti del mondo cattolico avanzano dubbi sulla necessità e/o l´utilità di simili «paletti» retorici. «Io al matrimonio ci credo, certo, mi sono sposata in Chiesa, ma forse ribadirlo è stato un di più». Fiorella Girace, componente di Emily, ex assessore a Castellammare ora presidente della commissione regionale pari opportunità, è del parere che forse non c´era bisogno di quella puntualizzazione. «Evidentemente - aggiunge - c´era chi voleva sottolineare un dato, una convinzione che io condivido, ma che sarebbe sbagliato interpretare come una patente di maggior rango per chi è unito in matrimonio rispetto ad altri. È chiaro che ormai esistono tanti altri modi di stare insieme che non sono da meno del matrimonio».

«Forse queste cose sarebbe meglio lasciarle fuori da uno Statuto - taglia corto Pina Amarelli Mengano, altra cattolica impegnata nelle istituzioni - La materia è regolata dal codice civile, dovrebbe bastare. Cosa può interessare alla Regione questa cosa su cui non può legiferare? Sarebbe meglio occuparsi prima di altri problemi più fattivi. E penso sia anche inutile esporsi al rischio politico della formazione di strane maggioranze». Simile il parere di Pasquale Orlando, presidente regionale delle Acli. «Intendiamoci, io sono d´accordo con l´enunciato, ma forse bisognerebbe chiedersi se è saggio affrontare questi temi in uno Statuto. Si rischia tra l´altro di alimentare poi contese su questioni etiche, come le coppie gay o la polemica sul crocifisso. Il che è inutile. Anche da cattolico, mi interesserebbe di più che lo Statuto discutesse di come costruire la Regione dei cittadini, di come garantire la sussidiarietà, i servizi ai cittadini e alle coppie che comunque non reggono il passo della crisi...».

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