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| Famiglie: i sentimenti si devono tutelare senza costringerli troppo |
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| L´orientamento è globale, dalla Francia agli Stati Uniti fino al nostro paese |
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| Sabato 29 Novembre 2003 |
| di la Repubblica |
| in Vita di coppia |
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SABATO, 29 NOVEMBRE 2003
Pagina 29 - Cronaca
Patti, contratti, nozze a tempo il matrimonio diventa "light"
E nella coppia italiana si fa strada l´accordo privato
Unioni alternative al classico "sì": è questa la via in tutta Europa
L´analisi arriva dall´America: la famiglia ormai si è trasformata
MARINA CAVALLIERI
ROMA - Patti di convivenza, contratti di coabitazione, nozze a tempo, accordi prematrimoniali e unioni gay. Crescono le coppie che sanciscono la convivenza con accordi alternativi al matrimonio, che vogliono tutelare i sentimenti a norma di legge, ma poi non troppo. Si fa strada un matrimonio "light", regolato ma senza essere una gabbia, rassicurante ma senza troppi doveri, un matrimonio in cui non ci si senta in trappola. Un patto che quando finirà, perché prima o poi accadrà, si possa cancellare senza troppi assegni né carte bollate.
Negli Stati Uniti un articolo sul "New York Times" analizza lo stato di salute del matrimonio, anzi, di ciò che ne resta in una società dove aumentano i single, i divorzi, le convivenze, le famiglie con genitore unico. Una frantumazione progressiva, una trasformazione che contamina anche l´Europa. «Ci stiamo avviando verso una società post-matrimoniale - scrive Tamar Lewin - molti Stati stanno estendendo alcuni diritti alle coppie di fatto, il Vermont riconosce le unioni civili tra gay. Anche in Europa, da circa dieci anni, stanno sperimentando diverse forme di "Marriage Lite": dai "Pacs francesi", patti di solidarietà per chi vive sotto lo stesso tetto, alle norme in vigore in Svezia e Danimarca che permettono di registrare le convivenze. Ma cosa definisce oggi il matrimonio? La procreazione? Il sesso? La proprietà?».
Mentre negli Stati Uniti discutono sulle sorti del matrimonio, dei suoi valori e del suo business, di dove finiranno gli anelli e lacrime della mamma, l´Europa sembra indicare la strada e camminare più avanti. «Ho clienti che mettono la residenza in Francia per poter usufruire dei Pacs, le norme in vigore in quel paese sulla convivenza», spiega Cesare Rimini, matrimonialista. «E mi capita spesso di stipulare diversi contratti tra coppie che vogliono convivere e definire alcune regole che riguardano le questioni economiche, i figli, il dopo». In Italia, dice l´avvocato, «non esistono leggi ma c´è la possibilità per i conviventi di regolare per iscritto, con un contratto privato, le spese che ciascuno s´impegna ad affrontare e una specie d´indennizzo se uno dei conviventi rompe l´unione. E di questi se ne fanno parecchi».
In Francia, dove le coppie di fatto sono il 30 per cento, una legge del ?99 istituisce i "patti civili di solidarietà" che legalizza le unioni libere anche omosessuali. In Svezia c´è una legge sulla convivenza domestica, in Belgio una sulla coabitazione, in Gran Bretagna è nel programma del governo regolamentare le unioni tra gay. L´Europa si sta avviando a una progressiva legalizzazione delle convivenze, cercando di rispondere alla richieste di unioni alternative al matrimonio, solo in Italia la questione non è all´ordine del giorno.
«Aumentano le convivenze, ma io credo che debba rimanere una scelta formidabilmente libera e non essere regolamentata come un matrimonio di serie B», dice in controtendenza Anna Maria Bernardini De Pace, avvocato matrimonialista che sulla questione ha scritto un libro "Legati da un soffio". «Da tempo stipulo contratti matrimoniali tra coppie che vogliono convivere, spesso sono figli di genitori divorziati che hanno vissuto i drammi della separazione. Altre volte sono gli stessi genitori a volere questa regolamentazione per chiarire fin dall´inizio le questioni economiche». Accordi validi come patti di autonomia privata, matrimonio light, ma, dice Bernardini De Pace, «sono dell´idea che lo Stato ne debba rimanere fuori, solo nel caso dei gay sono favorevole perché loro non hanno altra scelta. Tutti gli altri possono decidere tra matrimonio e non matrimonio, tra le regole dello Stato e la libera unione di persone consapevoli. Io sono per la seconda e penso che la dignità dei sentimenti non ha bisogno della tutela della legge».
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