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| Meglio soli, e sono in aumento i divorzi |
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| C’era una volta l’America, tutta «Dio, Patria e Famiglia». |
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| Domenica 12 Ottobre 2003 |
| di Il Mattino |
| in Vita di coppia |
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C’era una volta l’America, tutta «Dio, Patria e Famiglia». Mentre chiese e bandiere resistono, ancora forti del rispetto del senso comune, più che mai mal messo appare invece il focolare domestico. Soprattutto adesso che a perdere progressivamente colpi è proprio l’istituzione del matrimonio. Niente fedi, nè barbecue domenicali per la famiglia: l’America, sostiene il settimanale «Businessweek» dopo aver messo in fila gli ultimi dati resi noti dal Census Bureau, è ormai un paese di single.
Mamma, papà, due ragazzini e la casetta di proprietà, sostiene l’Ufficio federale di Statistica, sono roba da «Happy Days»: oggi le coppie regolarmente sposate e proprietarie di un alloggio sono il 50,7 per cento contro l’80% degli Anni Cinquanta. Il Census Bureau ne deduce che gli Stati Uniti sono abitati da 86 milioni di adulti single che, nonostante condizioni sociali quanto mai avverse al loro status, continueranno a crescere. Le case possedute da una coppia sposata con bambini, che oggi sono il 25%, non saranno più del 2% nel 2010, mentre le case abitate da una sola persona saliranno al 30%. Il nuovo scenario demografico conta, poi, le case abitate da famiglie composte da un solo genitore con prole, da conviventi non sposati o da persone dello stesso sesso: le coppie gay con bambini nel 2000 erano il 22% contro il 5% di dieci anni prima, quelle di lesbiche sono passate dal 22% del 1990 al 35% del 2000.
Il settimanale ha fatto un po’ di conti e ha concluso che il matrimonio è in crisi. Nonostante le politiche dell’amministrazione Bush di sostegno alla famiglia tradizionale a scapito dei cittadini single che, mai come in questo momento, sono svantaggiati sul lavoro, e sul fronte finanziario e fiscale. Malgrado i «non sposati» ricoprano il 42% dell’intera forza lavoro, rappresentino oltre il 40% degli acquirenti di case e siano il 35% dell’elettorato, a livello retributivo la media dei lavoratori singoli è inferiore del 25% rispetto a quella dei colleghi sposati. Tanto che, in alcuni Stati dell’Unione, ottenere aperture di credito e prestiti immobiliari da parte dei single risulta molto più difficile rispetto alle famiglie; diverse compagnie assicurative fanno pagare polizze meno pesanti agli automobilisti sposati; i rimborsi sulle tasse appaiono più magri rispetto a quelli dei cittadini sposati e il tasso di disoccupazione risulta più alto per i cittadini non sposati con figli (9,1%) rispetto a quelli sposati con figli (3,8%0.
A mettere in crisi l’istituto delle nozze è la scelta di convivere compiuta da molti giovani (2,8 milioni nel 1996, oltre 4,2 milioni nel 2002), l’aumento dei divorzi (nel 1950 il 2% degli uomini divorziava, nel 2002 l’8% mentre le donne sono passate dal 2% all’11%) e l’aumento delle aspettative di vita, passate dai 66 anni per gli uomini nel 1950 ai 74 anni del 2000 e dai 71 anni agli 80 anni per quanto riguarda le donne. I giovani, insomma, hanno la percezione che una famiglia possa sussistere benissimo senza salire all’altare o recarsi in municipio. Tra i primi a capire il nuovo corso, i grandi istituti finanziari. Il 40% delle prime 500 società americane ha infatti iniziato a predisporre una politica di benefit anche per i dipendenti non sposati e, soprattutto, per le cosiddette famiglie allargate.
ANNAROSA DE VITA
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