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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
La politica sottosopra
La politica sottosopra
Guarda che Polo, vuole fare le cose di sinistra che l’Ulivo non volle fare
Sabato 11 Ottobre 2003
di Il Foglio
in Vita di coppia

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Roma. Se l’è vista brutta, ieri mattina, Liberazione. Parlando della proposta di Fini per il voto agli immigrati e di quella di una ventina di deputati forzisti “per il riconoscimento legale delle coppie di fatto, comprese le coppie gay, che nemmeno il centrosinistra...”, il quotidiano di Bertinotti ha sfiorato un mortale pericolo: “C’è da rischiare l’infarto, in questo Paese sottosopra”.

Appena più salvaguardate, le coronarie del Manifesto. Ma politicamente, pure a via Tomacelli stanno sottosopra. Ricorda, il giornale di Riccardo Barenghi, che Fassino a La 7 ha detto che più o meno la politica sull’immigrazione del centrodestra è come quella del centrosinistra.

Commenta il corsivo della Jena: “Se dicesse che la politica sociale, quella economica e di riforma

istituzionale seguite fin qui dalla destra non sono clamorosamente diverse da quelle del centrosinistra,

avrebbe ancora ragione”. Perché, se non è facile fare cose liberali o libertarie nell’era polista, difficile fu pure in epoca ulivista. E infatti, magri furono i risultati e scarse le soddisfazioni. Anzi, il più delle

volte gli innovatori furono sacrificati senza tanti complimenti. Alcuni esempi.

Il voto agli immigrati è già previsto dalla Turco-Napolitano. Occorreva una norma costituzionale

per renderlo effettivo. “Fu depositata, ma non fu spinta”, ricorda Franca Fossati, che lavorava con Livia Turco al ministerodella Solidarietà sociale. Anche i Ds stavano bene attenti agli umori della loro base.

Per esempio, si racconta che non poco la Turco ha dovuto spingere per ottenere una festa dell’Unità tematica dedicata agli immigrati.

Furono quasi sempre gli alleati popolari, in nome dei valori cattolici, a mettere i bastoni tra le ruote. Così non decollò mai la proposta di revisione della legge Merlin, “una sorta di riconoscimento del lavoro delle prostitute”, anche con la creazione di “zone rosse”. Né mai fu messa nera su bianco

una proposta di patto civile, molto simile a quella presentata in questi giorni da Dario Rivolta e altri deputati berlusconiani. “I popolari – racconta chi allora lavorò al progetto – non ne volevano sapere”. Dice Franco Grillini, deputato dei Ds, al tempo del governo dell’Ulivo presidente della commissione

per i diritti degli omosessuali presso il ministero delle Pari opportunità: “Sulle unioni civili i partiti di sinistra presentarono delle proposte, ma non furono mai calendarizzate, per l’opposizione fortissima dei

cattolici”. Proprio un deputato popolare, Paolo Palma, era relatore di una legge “contro le discriminazioni verso gli omosessuali”. Fu bloccata da una dichiarazione di Carlo Giovanardi, “e venne insabbiata”. Molte cose a sinistra volevano fare, molte cose a sinistra in realtà dovettero alla fine ritirare.

La libertà di coscienza, una scappatoia

Sulla fecondazione eterologa, di cui ancora oggi si discute, ci fu un lavoro di mediazione di Marida Bolognesi, “ma i popolari votarono con il Polo”. “Un’occasione persa”, rammenta Franca Chiaromonte, parlamentare diessina. Che però non vuol parlare di cedimento di fronte ai cattolici,

piuttosto “di incapacità di trovare in sede politica la mediazione. E l’Ulivo se l’è cavata sempre

con gli appelli alla libertà di coscienza”. Appunto perché neanche al tempo del centrosinistra fare il libertario era facile. Ne sa qualcosa Umberto Veronesi, ministro della Sanità con il governo Amato. Alla conferenza sulle droghe di Genova, il professore fece un intervento contro il proibizionismo, “che non paga”.

Disse anche: “Mentre il tabacco causa 80 mila morti l’anno, l’alcol 30 mila e l’eroina circa mille, l’ecstasy poche unità”. Fu sommerso dalle polemiche (a destra) e abbandonato (a sinistra). Amato, che doveva andare a concludere il convegno, non si fece vedere, causa “troppi impegni”. “Un atto –

rammenta chi c’era – che fu vissuto dalla conferenza come un oltraggio”. Dice Grillini: “Sui temi dei diritti civili, al tempo del governo dell’Ulivo, quasi tutte le occasioni furono mancate. Unica eccezione: la cancellazione del divieto agli omosessuali di donare il sangue, fatta da Veronesi. Per il resto, dal centrosinistra, agli omosessuali niente”. Clamorosa fu la protesta del ministro Katia Bellillo, quando la collega popolare, Patrizia Toia, fece togliere dall’ordine del giorno, “per questioni politiche”, la sua

proposta sui “patti di convivenza”. La Bellillo non ci pensò due volte, e nel settembre del ‘99 organizzò un sit con i suoi compagni di partito del Pdci proprio sotto Palazzo Chigi. Ricorda adesso: “Lo dissi a tutti, allora: sono un ministro della Repubblica, non un funzionario del Vaticano”. Ma intanto, pure il suo progetto fu accantonato.



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