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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Lettera all'Unità. Coppie omosessuali un dubbio sul «matrimonio»
Lettera all'Unità. Coppie omosessuali un dubbio sul «matrimonio»
Gentilissimo Onorevole Grillini, premetto che sono assolutamente favorevole al riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali....
Lunedì 04 Agosto 2003
di l'Unità
in Vita di coppia

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Rita de Matteis Tortora, Napoli

Gentilissimo Onorevole Grillini, premetto che sono assolutamente favorevole al riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, ed è proprio per questa ragione che mi disorientano e mi stupiscono le tecniche di comunicazione che sono state scelte per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione. Innanzi tutto ritengo che sia sbagliato e addirittura controproducente usare la parola «matrimonio», che appartiene al mondo eterosessuale sia per la sua etimologia (Cortellazzo - Vocabolario etimologico: matrimonio = voce dotta latina «matrimonium» da matre, che indicava originariamente maternità legale), che per il suo significato ( Zingarelli: matrimonio = accordo tra un uomo ed una donna stipulato alla presenza di un ufficiale dello stato civile o di un ministro di culto con cui i soggetti contraenti s’impegnano ad instaurare etc…). Il significato della parola è così radicato nella nostra mente che è comprensibile lo sconcerto di molti quando questo è seguito dall’aggettivo omosessuale, c’è fra i due termini una contraddizione di fondo che rende inaccettabile il binomio. Perché, io mi domando, bisogna attingere dalla condizione eterosessuale termini e istituzioni che le sono propri, rischiando di creare delle risibili imitazioni che possono mortificare delle unioni che hanno tutto il diritto di esistere e di essere riconosciute dagli uomini e dalla legge? Perché si deve precisare con l’aggettivo omosessuale la coppia? Io ritengo che la sessualità faccia parte della sfera privata e che non debba essere dichiarata, non per timore o per moralismo, ma perché a nessuno dovrebbe interessare; la sessualità può essere oggetto di legge solo quando questa diventi strumento di sopraffazione, di sfruttamento o di violenza. La battaglia legislativa dovrebbe avere come finalità il riconoscimento di tutte le coppie di fatto, indipendentemente dal loro orientamento sessuale: · Due uomini che si amano. · Due donne che si amano. · Due amiche rimaste sole, che decidono di vivere insieme, per evitare l’ospizio. · Due amici scapoli o vedovi che per convenienza economica decidono di dividersi l’appartamento e le spese. · Un uomo ed una donna che si amano ma che decidono di non sposarsi. · Un uomo ed una donna legati da profonda amicizia, senza alcuna situazione sessuale. · E tutte le altre possibili combinazioni. L’unico elemento necessario ed essenziale di queste unioni deve essere la volontà dei soggetti di creare un piccolo nucleo familiare solidale con tutte le tutele e le garanzie giuridiche di cui usufruiscono i coniugi, come la reversibilità della pensione, il diritto di successione, il diritto di subentrare nel contratto di locazione dell’abitazione etc. Nel progetto di legge mi pare di aver capito che si parli di «patto di solidarietà»: trovo che il termine sia assolutamente esatto e quindi continuo a non capire perché nelle manifestazioni si continui a parlare di matrimonio omosessuale che limita la questione e non fa giustizia a chi spera di poter finalmente vedere riconosciuta da tutti la propria posizione giuridica ed umana.

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