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| Figli alle coppie gay. L’Osservatore Romano: proposta offensiva |
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| Grillini: «Polemiche ai limiti del razzismo» |
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| Domenica 13 Luglio 2003 |
| di l'Unità |
| in Vita di coppia |
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L'Unità
Non si placa la discussione sull’ipotesi della Regione Campania di fecondazione artificiale «senza discriminazioni sessuali».
ROMA Non accenna a placarsi la polemica sulla proposta, contenuta nella bozza del nuovo statuto della Regione Campania, di fecondazione artificiale per le coppie gay. La regione, si legge infatti nella bozza, al punto V dell’art.8 promuove ogni iniziativa per favorire «il diritto all’informazione e all’accesso alle procedure di adozione e alle tecniche di procreazione assistita, senza discriminazioni, in particolare per motivi legati allo stato civile, agli orientamenti sessuali, alla religione e alle opinioni personali ». Dopo le reazioni stizzite di Ciriaco de Mita e dell’ex presidente del Senato, Nicola Mancino, e le minacce di embargo da parte del governo italiano avanzate da Alessandra Mussolini, la querelle è proseguita anche ieri rilanciata dalle pagine dell’Osservatore Romano. «Il ricorso alla procreazione assistita per le coppie omosessuali è estraneo alla natura umana e offensivo della stessa dignità della persona - ha scritto infatti ieri l’organo di stampa della Santa Sede -. Sarebbe questo un modo alquanto azzardato per passare dal “rinascimento napoletano” a un “rinascimento campano”». Parole che, con una vena ironica, ricalcano quanto dichiarato anche dall’Osservatorio sui diritti dei minori. «Non può - ha spiegato il presidente Antonio Marziale - uno statuto istituzionale contemplare norme contro natura. In questo caso si concretizzerebbe il soddisfacimento delle esigenze delle coppie omosessuali ma non si tutelerebbero i diritti fondamentali dei bambini». Secondo il presidente dell’Osservatorio, infatti, l’approvazione di tali indicazione rappresenterebbe «un duro colpo alla famiglia, intesa come istituzione naturale». Ma le parole dell’Osservatore Romano non sono affatto piaciute a Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay e deputato diessino, che rispondendo alla Santa Sede ha dato vita ad un duro botta e risposta con il presidente della Regione Lazio, Francesco Storace. Quelli dell’Osservatore Romano e di alcuni politici cattolici, ha infatti commentato Grillini, sono «pronunciamenti offensivi ai limiti del razzismo», rispetto ai quali la comunità omosessuale prova «tristezza e pena». «Al Presidente della Regione Campania - si legge in una nota del parlamentare - chiediamo di riportare il dibattito sullo Statuto su ciò che si può e si deve fare: riconoscere i diritti di tutte le famiglie senza distinzione alcuna (quindi anche quella omosessuale) evitando le brutali discriminazioni di altre regioni, come la Regione Lazio presieduta dall’omofobo Storace». Dalla Rergione, però, non si è ovviamente fatta attendere la risposta di Storace. «L’onorevole Grillini, e sembra incredibile doverlo definire così, definisce comportamento omofobo tutelare la famiglia così come prevista dalla Costituzione della Repubblica italiana - ha rintuzzato il Governatore -. Ci siamo abituati e sopporteremo anche questa. Ci vuole una bella faccia tosta a parlare di “brutali discriminazioni” nei confronti degli omosessuali contenute nella legislazione del Lazio. Non ne ho notizia e sono curioso di sapere se in Consiglio regionale siano depositate proposte di legge come quelle che lui continua ad evocare. Noi abbiamo approvato una legge sulla famiglia rispettosa della Costituzione e della tradizione italiana». Anche ieri, però, le critiche più dure all’operato del Consiglio regionale della Campania le hanno mosse di nuovo i parlamentari di Alleanza nazionale. «È ora che ciascuno di noi dichiari che si sente cristia no oppure no, perché così facendo stiamo sprofondando nelle tenebre morali dalle quali non c’è speranza poi di uscire - ha commentato il Senatore Roberto Salerno - Considero il capogruppo dei Ds alla Regione Campania Nino Daniele uno che irresponsabilmente colpisce e disorienta l’opinione pubblica con proposte non solo inaccettabili dal punto di vista etico-cristiano, ma blasfeme». «Le vere vittime di un tale provvedimento - ha rincarato la dose Riccardo Petrizzi, responsabile nazionale di An per le politiche della famiglia e vicepresidente della consulta etico-religiosa del partito - sarebbero i minori, perché non c’è dubbio che per un figlio avere due figure genitoriali uguali sarebbe un danno che non potrebbe permettergli un’evoluzione positiva. Per un bimbo è fondamentale avere ben chiara la distinzione tra maschile e femminile, potersi identificare con un modello materno o paterno. E questo non lo diciamo noi, ma qualsiasi psicologo dell’età evolutiva degno di questo nome». Questo articolo ha ricevuto 200 visite.
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