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| Bari.Il vescovo Cacucci e le coppie di fatto "Riconoscerle è un errore |
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| L´arcivescovo: così si viola il diritto. "La legge non può limitarsi a prendere acriticamente atto delle nuove istanze sociali" |
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| Domenica 20 Aprile 2003 |
| di la Repubblica |
| in Vita di coppia |
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Elenco Titoli Stampa questo articolo DOMENICA, 20 APRILE 2003 Pagina V Il presule ha anche illustrato l´incontro del 5 maggio a Cassano Murge tra Chiesa cattolica e Consiglio ecumenico Dal responsabile della diocesi di Bari Bitonto l´altolà al sì bipartisan del consiglio comunale CARLO ALBERTO BUCCI
«Le unioni di fatto hanno indubbiamente un rilievo, ma solo nella dimensione privata. Non possono avanzare la pretesa di ottenere un riconoscimento pubblico e istituzionale». Più chiaro di così monsignor Francesco Cacucci non poteva essere, nel giorno in cui ha inviato ai fedeli della sua diocesi il tradizionale messaggio augurale di Pasqua. Quello dell´arcivescovo di Bari-Bitonto è uno stop preciso all´iter verso il riconoscimento delle coppie di fatto innescato con il voto bipartisan di martedì scorso in Consiglio comunale. Riconosce il cambiamento avvenuto nella società. E comprende che ci sono persone che hanno deciso di vivere insieme e di amarsi al di fuori del matrimonio. Ma il privato non deve avere l´avallo del pubblico. Non della Chiesa Cattolica, certamente. E neanche dello Stato. Perché «il diritto non può essere neutrale, non può limitarsi a prendere atto, acriticamente, delle nuove istanze sociali». Dietro «la richiesta di registrazione all´anagrafe comunale del matrimonio "di fatto" - ha detto ieri il prelato - vi è una tendenza precisa: un "modello pluralistico" di famiglia contro il modello unico tradizionale». Secondo Caccucci, parlare di "famiglie" e di "matrimoni" significa giungere in una condizione nella quale «il matrimonio legale perderebbe la sua centralità e sarebbe posto sullo stesso piano del "matrimonio di fatto"». E per la Chiesa il matrimonio è un Sacramento. Francesco Cacucci ha affrontato la questione delle unioni civili a Bari nel giorno in cui, tra l´altro, ha annunciato alla stampa l´incontro che si terrà dal 5 al 12 maggio, a Cassano delle Murge, tra Chiesa cattolica e il Consiglio ecumenico delle chiese. Sapeva il monsignore che la patata bollente del registro delle unioni civili in Comune - chiesto peraltro dai promotori del Gay Pride di giugno - sarebbe stata tirata fuori. E per questo ha preparato un comunicato che ha letto e spiegato. «Vorrei precisare che prescindo dalla visione religiosa della famiglia e del matrimonio» ha esordito l´arcivescovo. Come a dire: il giudizio della Chiesa sulle unioni di fatto è chiaramente negativo; ma l´allargamento dello statuto di famiglia a nuovi tipi di unioni è criticabile anche sul piano del diritto. Sopra l´abito del pastore d´anime, monsignor Cacucci ha quindi indossato la veste del giurista costituzionale. «Occorre ribadire - ha sottolineato con calma - la distinzione tra i diritti della persona, diritti individuali e diritti della famiglia e della coppia. E tali sono anche quelli delle persone che scelgono convivenze "di fatto". Altra cosa - ha proseguito Cacucci - è la tutela giuridica che la Costituzione assicura alla famiglia fondata sul matrimonio. Affermare che un soggetto è libero di fare qualsiasi cosa significa che l´altro non potrà esserlo altrettanto». E tra i soggetti rispetto ai quali la Chiesa si erge a difesa c´è innanzitutto la discendenza: la legge deve «proteggere la parte più debole, soprattutto i figli, i cui diritti una società civile deve tutelare anche a costo di limitare la "libertà" degli adulti». Sul punto della salvaguardia dei diritti dei più deboli, il discorso di Cacucci si è collegato al messaggio di Pasqua che quest´anno ha dedicato in particolare modo ai giovani. «Viviamo in una società "adultocentrica" che è volta a garantire agli adulti diritti» ad esempio quelli di iscriversi al registro delle unioni civili pur essendo dello stesso sesso «e che investe poco sui giovani». Ne aveva per tutti ieri monsignor Cacucci. E dopo il Comune è passato al governo. Che non investe nella ricerca: «Se vogliamo guardare al futuro, dobbiamo scommettere sui giovani e sulla ricerca. Nel campo della scienza gli investimenti devono essere maggiori rispetto a ogni altro settore economico. E io mi chiedo: andiamo in questa direzione?». Questo articolo ha ricevuto 186 visite.
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