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| Genova. Unioni di fatto, la condanna dell’arcivescovo |
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| Al tribunale ecclesiastico |
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| Domenica 23 Febbraio 2003 |
| di Il Secolo XIX |
| in Vita di coppia |
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Una funzione religiosa e una breve cerimonia nei nuovi spazi di Villa Serra a Brignole: così ieri mattina è stato inaugurato il nuovo anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico genovese, competente per le cause di nullità matrimoniale di tutta la Liguria e, come organo di appello, per la Lombardia. L’arcivescovo Tarcisio Bertone ha presieduto i lavori ed è intervenuto per ribadire le posizioni della Chiesa sulle questioni della vita morale e sulle proposte di riconoscimento delle famiglie di fatto e delle unioni omosessuali. «Negli anni Trenta anche Hitler rappresentava il nuovo. — ha detto l’arcivescovo — Ebbene, non tutto il nuovo è anche bello. Il concetto di convivenza contraddice l’idea stessa di famiglia, unione tradizionale tra maschio e femmina sancito dal matrimonio ». La condanna ai "matrimoni di fatto", allargata alle unioni omosessuali, trova motivazione anche nelle previsioni statistiche che, secondo un recente studio pubblicato in Francia, indicano come nel 2030 le unioni di fatto saranno pari ai matrimoni. Lo stesso grido d’allarme è stato lanciato da Bertone anche per il calo delle nascite: l’Italia nel 2050 potrebbe avere 30 milioni di abitanti contro gli attuali 60. «Una società che invecchia — ha detto — non è più in grado di slanci, cambiamenti, innovazione. Una società senza figli è condannata al declino». Ma dall’arcivescovo, nel corso della funzione religiosa che ha preceduto la cerimonia civile, è venuta anche una difesa appassionata della funzione del Papa che, malgrado le frequenti indiscrezioni filtrate dai mezzi di informazione sul deteriorarsi del suo stato di salute, è ancora saldamente alla guida della Chiesa. «Ho avuto modo di incontrarlo spesso nel corso del mio lavoro a Roma — ha detto Bertone — e posso testimoniare che è un uomo lucidissimo, dalla memoria invidiabile e con una straordinaria capacità di affrontare i problemi che gli vengono presentati». Poi, spazio all’analisi della situazione genovese e al lavoro del Tribunale, affidato al vicario Rigon. Il numero di coppie che si rivolgono al Tribunale ecclesiastico per una richiesta di riconoscimento di nullità è minimo rispetto ai dati sui divorzi: al Tribunale ligure sono arrivate lo scorso anno 156 nuove cause (a fronte delle circa 4000 separazioni civili). Complessivamente ci sono state 153 sentenze di scioglimento del vincolo matrimoniale e solo 12 casi in cui l’istanza è stata respinta, una percentuale molto bassa che si spiega con la scrematura fatta all’origine, sconsigliando dal procedere le coppie che palesemente non hanno i requisiti per arrivare all’annullamento. Il numero delle cause giunte al termine nell’anno è aumentato di una trentina di unità, facendo così diminuire il numero delle cause pendenti: 269 all’inizio del 2003. «I motivi di nullità più frequenti — ha detto monsignor Rigon — sono le gravi problematiche psicologiche, il rifiuto dei figli e dell’accettazione del matrimonio come indissolubile».
Bruno Viani
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