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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Coppie gay, un Pacs avanti
Coppie gay, un Pacs avanti
Parte la campagna per il riconoscimento anche in Italia delle unioni di fatto. L'iniziativa dell'Arcigay punta a raccogliere centomila firme da inviare al parlamento
Giovedì 13 Febbraio 2003
di Il Manifesto
in Vita di coppia

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GIANNI ROSSI BARILLI A San Valentino non solo fiori, cioccolatini e spaventosi ingorghi sms. Con una firma possiamo anche fare «un Pacs avanti». Si intitola proprio così la campagna nazionale promossa da Arcigay, con l'adesione di molte altre associazioni, a sostegno di una proposta di legge che riconosce legalmente le coppie di fatto, etero e omosessuali. Il nuovo istituto giuridico si chiama Pacs (Patto civile di solidarietà) ed è già in vigore da tre anni in Francia, dove fino a oggi stato è stato utilizzato da oltre centomila persone. Si parte il 14 febbraio con banchetti per la raccolta delle firme in molte piazze italiane, con l'obiettivo di raccogliere nel corso dei prossimi mesi almeno centomila adesioni che saranno poi recapitate ai presidenti dei due rami del parlamento. La campagna si concluderà con una grande manifestazione a Roma, come ulteriore stimolo per convincere il parlamento a decidere, seguendo l'esempio dei ben 11 altri paesi europei che negli ultimi anni hanno approvato leggi a favore delle coppie conviventi. L'iniziativa punta a coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini ed è sorretta dalla convinzione che la società italiana, sul problema in questione, sia più matura e laica del sistema politico, paralizzato dal veto dei cattolici di stretta osservanza vaticana presenti in entrambi gli schieramenti principali. Il primo progetto legislativo per la tutela delle coppie di fatto risale al lontano 1987 e nel corso delle ultime cinque legislature le proposte per disciplinare la materia si sono accumulate negli uffici di camera e senato senza che su una sola sia mai stato avviato il minimo dibattito. Ne consegue che se si vuol dare qualche possibilità di successo a questa riforma bisogna necessariamente partire «dal basso», con l'idea di modificare strada facendo anche gli orientamenti prevalenti in parlamento, dove all'ostruzionismo dei cattolici bisogna spesso aggiungere la desolante subalternità dei laici riguardo alle cosiddette «questioni di coscienza».

Se si votasse domani sull'istituzione del Pacs in Italia, ci sarebbe probabilmente una schiacciante maggioranza di contrari, comprendente il centrodestra in blocco (salvo sporadiche eccezioni individuali) e buona parte della Margherita. Che andrebbe così è dimostrato anche dal comportamento dei rappresentanti italiani in occasione delle numerose prese di posizione del parlamento europeo sul tema dei diritti delle famiglie non convenzionali. L'ultima risale all' 11 febbraio, quando a Strasburgo è passato, nonostante il voto contrario di eurodestra e popolari (compresi i cattolici della Margherita), un documento sulla libera circolazione dei cittadini nella Ue che prevede l'estensione alle coppie gay di diritti come quello al ricongiungimento familiare per chi si trasferisce in un altro paese comunitario.

Tenendo di queste difficoltà e dell'arretratezza della politica italiana sull'argomento, la proposta di legge sul Pacs, che porta le firme di un centinaio di deputati del centrosinistra (primo firmatario Franco Grillini dei Ds), è volutamente minimale. Non si propone per esempio di risolvere alla radice la questione dei diritti degli omosessuali, offrendo loro la possibilità di sposarsi o di accedere a un istituto analogo al matrimonio, come l'unione domestica registrata diffusa nei paesi scandinavi. Si accontenta di fare «un Pacs avanti» e di affermare che ci devono essere alcune garanzie anche per le unioni diverse dal matrimonio. Concentrandosi in particolare su questioni concrete che incidono sulla vita reale delle persone, sono facili da capire e sono difficilmente contestabili da chi ragiona in buona fede in base a convinzioni anche solo moderatamente liberali. «Non deve più accadere - si legge nella relazione introduttiva al testo di legge - che a chi ha convissuto con una persona, magari per trent'anni, possa essere negato perfino il diritto di assistere il proprio partner morente in ospedale e che le famiglie di origine possano addirittura impedire al partner l'accesso al luogo di cura e lo escludano da ogni decisione; non deve più accadere che, attraverso l'istituto della riserva a favore dei legittimari, sia vietato di lasciare in eredità per testamento il proprio patrimonio alla persona con cui si è condivisa l'esistenza; o, anche in assenza di eredi legittimari, che l'eredità venga falcidiata dalla stessa tassazione prevista per i lasciti a persone del tutto estranee al defunto».

Non deve più succedere, insomma, che le scelte di vita individuali vengano sanzionate in modo punitivo se non sono conformi a quanto prescritto dalla chiesa cattolica. Il coordinatore della campagna, Alessandro Zan, spiega che argomentazioni come queste costituiranno il punto centrale dell'opera di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e si dichiara molto ottimista circa il successo dell'iniziativa. Le adesioni di gran parte delle sigle del movimento omosessuale e della sinistra giovanile sono già un segnale incoraggiante. Si attendono ora anche quelle di partiti, sindacati e altri movimenti, che certamente non mancheranno.

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