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| Passione, confusione e la paura di dirsi gay |
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| Dalla rubrica "Questioni di cuore" di Natalia Aspesi, Venerdì di Repubblica del 7 febbraio 2003 |
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| Domenica 09 Febbraio 2003 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Vita di coppia |
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Lui è innamorato, io parecchio. Provo con serenità a domandarmi che genere di amore è il nostro: per dirla rozzamente, è come Platone, un Dialogo, un Dialogo tra due persone. Ciò che realmente importa non è ciò di cui parli, ma il fatto di essere uniti da questa particolare relazione. Io non riesco a immaginare dì avere un dialogo di questo genere con una donna, perché ho notato che le donne possono parlare soltanto in termini strettamente personali. Anche la più intima confidenza, il più mortale segreto, la più vergognosa fragilità, risultano obiettivamente semplici metafore o illustrazioni, che non potrebbero mai essere usate contro di te. Io vorrei spiegargli tutto questo, ma non vorrei correre il rischio di scoprire che lui non è in grado di capire. Io mi sento irradiato, ancora, lui appare sì di grande bellezza, ma certo non «raggiante di rapporto», adesso. Così immagino di essere nuovamente con lui annullando dentro di me i chilometri che forzatamente ci separano, e tutto il resto che ha messo tra noi per difendersi da se stesso. Gli dico: «Ricordo troppo bene i giorni passati insieme, e quella mattina che ti sei alzato dal letto, mi hai baciato, hai preso le chiavi della mia macchina e sei partito per andare a trovare i tuoi genitori. Sei tornato dopo pochi giorni e sembrati un'altra persona, mi hai messo da parte. Mi hai detto che stavi soffrendo, capivi che quando sei ingiustamente perseguitato odi quanto ti sta capitando, vivi in un mondo di odio. Non eri in grado di riconoscere in me l'Amore in persona, anche le mie lettere ti innervosivano. Mi hai impaurito con la tua folle ostilità. Hai preteso che ti capissi e ti lasciassi solo, tranquillo in silenzio». Ora lui è sempre più terrorizzato, sopraffatto dai sensi di colpa, dall'odio di accettarsi così com'è, dalle violente ripercussioni che la notizia del nostro rapporto ha avuto in casa coi genitori e risponde: «Non so più cosa è importante e cosa non lo è. Certe volte mi scordo che ho una vita da vivere e che ho te vicino. Ma ho una grande confusione in testa e dei genitori che mi aspettano per farmi sentire sbagliato. Non ho la forza di affrontarli, di dire loro chi sono veramente, cosa voglio della mia vita». So che può dire e dare di più, e aspetto. LETTERA FIRMATA Firenze
Per alcuni, forse per lei, la grande passione è tutto, per altri, forse per il suo giovane amico, no. Altre sono le priorità, malgrado la pienezza di un'attrazione ricambiata. Per esempio una vita quieta anche se grigia, il non affrontare battaglie familiari e sociali che paiono insormontabili, il non ferire i genitori, il non deluderli. A lei può sembrare inconcepibile, ma capita spesso così. E lo sappiamo dal non esiguo gruppo dì uomini felicemente sposati e ottimi padri, che nascostamente frequentano luoghi gay. Sono meno felici o più infelici di chi ha scelto di vivere apertamente la sua sessualità? Io non lo so, forse non lo sanno neppure loro. Il ragazzo che lei ama glielo ha detto chiaramente: è confuso e spaventato e le chiede di essere lasciato tranquillo, perché «non sa più cosa è importante e cosa non lo è». Non è sicuro di voler affrontare qualcosa che lo terrorizza. Mi scuserà se le dico che forse quel ragazzo non è neppure sicuro di poter ricambiare un amore così forte come il suo, o addirittura teme, dai discorsi che lei gli fa, Platone compreso, di non essere all'altezza delle sue aspettative. E il bello è che lo teme anche lei, anche se è certo della perfezione del vostro incontro. Lei è persona matura e intelligente, non lo spaventi con i suoi discorsi e con il suo amore. Aspetti. Quanto alle donne, non generalizzerei. In più dovrebbe spiegarmi meglio cosa vuole dire parlare in termini strettamente personali. In un certo senso anche lei lo sta facendo, adesso. Questo articolo ha ricevuto 147 visite.
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