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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Matrimoni tra gay, il Belgio dice sì
Matrimoni tra gay, il Belgio dice sì
Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay e deputato Ds, lancia la campagna nazionale «Un Pacs avanti», che inizierà il 14 febbraio per sostenere la proposta di legge che vuole il riconoscimento
Sabato 01 Febbraio 2003
di Il Manifesto
in Vita di coppia

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Il Manifesto. Il parlamento belga dà il via libera al progetto di legge del governo arcobaleno. Soddisfatte ma con qualche riserva le associazioni omosessuali. La nuova normativa, frutto di un compromesso con le formazioni cattoliche presenti anche nell'esecutivo, non riconosce infatti alle future unioni gay né il diritto alla filiazione né quello all'adozione ALBERTO D'ARGENZIO BRUXELLES Edopo la vicina Olanda anche il cattolico Belgio va a nozze con i diritti degli omosessuali. Gli unici a farlo in tutto il pianeta. Giovedì in tarda serata la camera bassa del parlamento federale belga approvava per 122 sì, 91 no e 9 astensioni il progetto di legge che riconosce le unioni matrimoniali tra persone dello stesso sesso. In dicembre il senato aveva già dato il via libera al progetto di legge disegnato da sociliasti e verdi e sorretto dal governo arcobaleno (liberali e democristiani oltre a verdi e socialisti, il tutto a sua volta diviso tra formazioni valloni e fiamminghe). Un passo avanti ma non completo: rimangono infatti fuori dal matrimonio gay belga il diritto alla filiazione e quello all'adozione. Per il resto giustizia è fatta: stessi diritti ereditari, sociali, fiscali, medesima protezione in caso di divorzio ed anche comune responsabilità di fronte ai debitori. Arrivare al riconoscimento dei diritti degli omosessuli non è stato facile, né in aula né tra la maggioranza che sosteneva il progetto. I democristiani fiamminghi si sono divisi tra il sí e l'astensione, i loro colleghi valloni tra l'astensione e il no, i liberali tra il sì ed il no. Compatti sono stati solamente socialisti e verdi; assolutamente contrario il Vlaams Blok, formazione razzista, xenofoba, omofoba ecc... L'esclusione del diritto all'adozione e alla filiazione (riconoscimento del figlio del marito/moglie), se da un lato svuotava la legge dall'altro ne facilitava l'approvazione. «Come democristiani - affermava in aula Servais Verherstraeten dei dc fiamminghi - consideriamo che anche le coppie omosessuali hanno il diritto ad un unione duratura fissata da un contratto pubblico. Ma questo matrimonio non ha conseguenze in materia di filiazione e adozione, sennó la differenza tra realtà biologica e giuridica sarebbe troppo grande».

Ciò che va bene agli uni, lascia l'amaro in bocca agli altri, a chi chiedeva più coraggio. «Rimane il rimpianto - commentava a caldo la socialista vallona Karine Lalieux - è come negare la realtà: numerosi bambini sono allevati da coppie di uomini o di donne. Inoltre manteniamo un'enorme e chiarissima ipocrisia: una persona sola può adottare, ma una coppia omosessuale no». Stessa linea per i verdi: «mi sembra un gran peccato - commentava Zoé Ganot - aver amputato il matrimonio di una parte dei suoi effetti riservando l'accesso alla paternità e maternità solamente alle coppie eterosessuali». Ma c'è chi non demorde: «per noi il matrimonio omosessuale - Magda De Meyer, socialista fiamminga - è un primo passo, l'adozione da parte di persone dello stesso sesso rimane in cima alle nostre priorità».

La legge ha dovuto lottare anche contro il Consiglio di Stato, contrario all'iniziativa perchè «snatura la figura giuridica del matrimonio». Per evitare «snaturamenti» di sorta, il Consiglio di Stato proponeva all'esecutivo di «immagginare una costruzione giuridica differente per difendere i diritti degli omosessuali» che sono - e qui viene il brutto - «oggettivamente differenti di quelli delle persone eterosessuali». La gran parte dei democristiani la pensa ugualmente ma non ci vede nulla di discriminante o retrogrado: «non è una posizione reazionaria - dice Joëlle Milquet presidente dei dc valloni - al contrario: dobbiamo fare una distinzione perchè esiste una differenza obiettiva tra unione eterosessuale ed omosessuale. Quello che noi proponiamo (un contratto molto simile al Pacs francese, il Patto civile di solidarietà. Ndr) è più adatto e giuridicamente più corretto».

Ciò che pure i democristiani meno progressisti del Belgio supportano - il Pacs - suona invece come un bestemmia per la nostra maggioranza, a dimostrare una volta di più come sui diritti lo stivale tende a staccarsi dalla zolla continentale per andare alla deriva. «Ogni discriminazione - dice Sergio Lo Giudice, presidente dell'Arcigay - è ingiusta e contraria ai principi di uguaglianza della dignità e dei diritti sanciti da tutte le costituzioni democratiche e liberali. L'Europa continua la sua corsa sul terreno delle libertà, ma l'Italia rimane arretrata, a dispetto del liberalismo sbandierato da tanta parte del parlamento». «L'approvazione della legge in Belgio - è l'eco di Titti De Simone, segreteria nazionale di Arcilesbica e parlamentare del Prc - è un ulteriore passo avanti verso la costruzione di un'Europa dei diritti, (...) l'Italia invece si conferma ancora una volta fanalino di coda».

Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay e deputato Ds, lancia la campagna nazionale «Un Pacs avanti», che inizierà il 14 febbraio per sostenere la proposta di legge che vuole il riconoscimento delle unioni civili tra omosessuali. Poco per il cattolico Belgio, troppo per la cattolica Italia?

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