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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
UE e coppie gay.
UE e coppie gay. "IL CORAGGIO DI UNA SCELTA" di MIRIAM MAFAI
"L'invito del Parlamento Europeo a garantire alle coppie non sposate "parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali, in particolare in materia di legislazione fiscale, regime patrimoniale e diritti sociali" si riferisce in modo esplicito anche alle coppie dello stesso sesso. Sta qui senza dubbio la maggiore novità, assolutamente dirompente, della decisione". Da Repubblica di venerdì 17 marzo 2000
Venerdì 17 Marzo 2000
di Franco Grillini
in Vita di coppia

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IL documento sui diritti civili approvato ieri dal Parlamento Europeo, un documento che spazia dai diritti sociali ed economici alla difesa dell'infanzia, dalla parità tra uomini e donne fino al riconoscimento delle coppie di fatto siano esse etero o omosessuali, è un documento importante, che disegna una sorta di "cittadinanza europea" alla quale i paesi aderenti all'Unione dovranno adeguare le loro legislazioni.



LA cittadinanza e i diritti civili e sociali che ne derivano dovrebbero dare all'Europa che finora abbiamo conosciuto, essenzialmente un'Europa della moneta e delle merci, un profilo diverso. Diventeremo tutti più europei quando, grazie a nuove norme giuridiche, verrà ridotta, fino ad annullarla, la distanza che ancora separa, in materia di diritti civili o sociali, tanto per fare un esempio, un cittadino danese da uno spagnolo, una famiglia francese da una famiglia italiana.

E proprio in tema di famiglia, o per meglio dire in materia di "stili di vita, forme di relazione e di orientamento sessuale" il documento approvato ieri introduce gli elementi di maggiore novità, in qualche caso addirittura dirompenti. L'articolo 54, approvato con 251 voti a favore 169 contrari e 13 astensioni, sollecita infatti gli Stati membri a dare pieno riconoscimento alle "coppie di fatto", si tratti di etero o omosessuali. E' questo, senza dubbio il punto di maggiore delicatezza, destinato ad aprire nel nostro paese una rinnovata aspra controversia, di cui sono prova le prime indignate dichiarazioni di esponenti del mondo cattolico.

Il problema della parità dei diritti non è stato risolto in Italia nemmeno, e il problema è senza dubbio più semplice, per quello che si riferisce alle coppie di eterosessuali che abbiano deciso di vivere insieme senza tuttavia contrarre prima un regolare matrimonio, civile o religioso. Non sappiamo esattamente nemmeno quante siano. Per i più giovani si tratta spesso di una sorta di esperimento, di prova al termine della quale, specie quando si aspetta un figlio, si arriva al matrimonio. Ma sono molto numerose le coppie di adulti, spesso reduci da precedenti esperienze matrimoniali, che decidono di vivere insieme senza, per così dire, "regolarizzare" la loro posizione. All'interno di questa convivenza c'è generalmente un soggetto più debole, la convivente, che non gode di una serie di diritti (in tema di assegni o di assistenza) e che in caso di premorienza del partner, non può avanzare alcun diritto sulla eredità, o sulla pensione, né può subentrare all' affitto nella casa in cui pure ha vissuto per tanti anni .

Ma l'invito del Parlamento Europeo a garantire alle coppie non sposate "parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali, in particolare in materia di legislazione fiscale, regime patrimoniale e diritti sociali" si riferisce in modo esplicito anche alle coppie dello stesso sesso. Sta qui senza dubbio la maggiore novità, assolutamente dirompente, della decisione.

Non parliamo di "matrimonio", il termine che nella nostra cultura definisce da sempre la unione di un uomo e una donna. La Francia che ha riconosciuto pochi mesi fa la parità di diritti e doveri alle convivenze anche omosessuali ha inventato per queste anche una nuova definizione. Si tratta di un Patto di assistenza e solidarietà (il Pacs) che viene contratto non in municipio ma di fronte a un magistrato, e con il quale i due contraenti godranno di tutti i benefici previsti per le coppie "regolari", in tema di assistenza previdenza assegni e sgravi fiscali - notevoli - che in Francia vengono riconosciuti alle famiglie .

La norma è stata introdotta nella legislazione francese, non senza aver sollevato un aspro dibattito e persino alcune manifestazioni di protesta. Alla fine è stata approvata, grazie alla tenacia del ministro Elisabeth Guigou e alla fermezza della maggioranza. Oggi sui giornali francesi si leggono, quotidianamente, le "partecipazioni" di giovani o ragazze che comunicano agli amici di aver sottoscritto il Pacs, il patto che li lega, nella buona e nella cattiva sorte e che li impegna alla reciproca assistenza e solidarietà. Quanto a lungo nessuno lo sa. Ma nessuno, nemmeno i diretti interessati, sanno oggi quanto a lungo può durare, durerà, un regolare matrimonio tra eterosessuali.



L'argomento non può essere trattato con superficialità. Obiezioni e riserve, da qualunque parte vengano sollevate, vanno ascoltate con rispetto e attenzione anche da chi vede nella decisione del Parlamento Europeo una estensione degli spazi di libertà individuali, un processo che ha caratterizzato gran parte del secolo che ci siamo lasciati alle spalle. Sembrano lontani anni luce i tempi nei quali gli omosessuali venivano definiti, non solo nella pubblica opinione ma anche da illustri scienziati, dei "pervertiti" o, nel migliore dei casi, dei malati da curare e ricondurre alla norma. Sembrano lontani anni luce i tempi nei quali gli omosessuali venivano perseguitati dai regimi totalitari come devianti, un pericolo per la normale convivenza della comunità. E tuttavia quei tempi feroci di disprezzo e persecuzione non sono così lontani. Basti ricordare che soltanto nel 1974 l' American Psychiatric Association stabilì, con un voto di maggioranza dei suoi associati, di cancellare l'omosessualità dalla lista ufficiale dei "disordini mentali".

Il coraggio dell'Europa

"Coppie gay, stessi diritti"





dal nostro inviato MARCO MAROZZI



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STRASBURGO - Sinistra e liberali da una parte, destra e popolari dall'altra: 251 a 169, astenuti in 13. Uno dei luoghi più burocratici di Europa, il Parlamento di Strasburgo, ha detto che le coppie gay devono avere lo stesso "riconoscimento giuridico" di tutte le altre. E intanto la Svezia annuncia che dal primo luglio, se sarà approvata la proposta del governo, anche i gay stranieri potranno sposarsi in quel paese, come già fanno i suoi cittadini.

La decisione di Strasburgo ha un solo valore politico, formale, visto che non impone nessun obbligo di attuazione ai governi. Né poteva farlo. "Ma è comunque un messaggio di grande rilevanza, anche per l'Italia" esulta Franco Grillini, leader dell'Arcigay.

Mentre il filosofo cattolico ed eurodeputato Rocco Buttiglione preannuncia: "E' solo un altro passo, una delle molte pagliacciate, verso il rischio di far perdere l'anima, qualsiasi forma di identità al nostro Continente".

La scelta arriva entro quel Rapporto annuale sui diritti dell'uomo in cui - in uno spaziare infinito di temi e territori - era anche contemplato il tentativo fallito di far rientrare i Savoia in Italia e gli Asburgo in Austria. Dalle famiglie reali a quelle di fatto. E il Parlamento dell'Unione, se boccia le prime, "osserva con soddisfazione che in numerosi Stati membri vige un crescente riconoscimento giuridico della convivenza al di fuori del matrimonio indipendentemente dal sesso". I Paesi "che non vi abbiano già provveduto" sono "sollecitati ad adeguarsi".

Riconoscendo alle coppie gay "registrate" stessi diritti "fiscali, patrimoniali e sociali" di quelle uomo-donna, ponendo "urgentemente rimedio alle discriminazioni a soffrire". Si "deplora" pure che nei codici penali di taluni Stati siano vigenti disposizioni discriminatorie sull'età del consenso del minore per rapporti omosessuali nonché altre discriminazioni, in particolare nell'esercito". Considerazioni che hanno scatenato Cristiana Muscardini, capogruppo di An. Parla di "sdegno", "aberrazioni", "superficialità su temi così delicati".

A favore hanno votato il Pse in massa, i liberali (assenti i prodiani), alcuni popolari del Nord, Verdi, Comunisti. Assenti i radicali, che pur festeggiano. Fra i contrari, dei popolari italiani ci sono solo Guido Bodrato e Luigi Cocilovo. De Mita e Marini non hanno votato, come in Forza Italia Vittorio Sgarbi e Raffaele Costa.

"Ora l'Italia deve adeguarsi"



Gli omosessuali: così cresce la società

La destra insorge: "La decisione europea è in contrasto con la nostra Costituzione"



di STEFANIA DI LELLIS



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ROMA - "Avete idea di cosa si provi a non essere autorizzati a visitare in ospedale il proprio partner, anche dopo anni di convivenza e amore?". Alessio De Giorgi sceglie una domanda per commentare la decisione di Strasburgo, per spiegare che senso abbia per le coppie omosessuali italiane il voto europeo di ieri. Responsabile nazionale per le comunicazioni on line dell'Arcigay, De Giorgi da sette anni vive con un compagno in un piccolo centro a pochi chilometri da Pisa, il Comune che in Italia ha fatto da apripista ai registri delle unioni civili e che per primo nel '98 ha formalizzato (a livello di amministrazione locale) la convivenza tra due persone dello stesso sesso. "L'elenco dei problemi che le coppie omosessuali sono costrette ad affrontare è lungo - spiega - e il riconoscimento da parte dello Stato sarebbe un passo importante in direzione dell'affermazione della dignità umana. Si risolverebbero un'infinità di difficoltà pratiche: la reversibilità della pensione, le questioni relative alle eredità o ai contratti di locazione, solo per fare alcuni esempi. Ma si darebbe anche un grande contributo alla crescita delle persone e della società. Inoltre, tanti gay troverebbero la forza per reagire alle discriminazioni o il coraggio di manifestarsi".

Prospettive che evidentemente preoccupano la destra italiana. "La decisione del Parlamento europeo contrasta clamorosamente con l'articolo 29 della Costituzione, secondo cui "la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio"", dice il presidente dei deputati di An Gustavo Selva. "Una legge non è buona se ottiene la maggioranza in Parlamento, ma se risponde ai valori su cui si basa da sempre la civile convivenza a cominciare da quello profondamente laico della famiglia - sottolinea Alberto Michelini, di Forza Italia - La comprensione e il rispetto dovuto alle coppie gay e il riconoscimento dei loro diritti non possono comportare l'equiparazione alla famiglia tradizionale". "La Costituzione non parla di matrimonio tra persone di sesso diverso - ribatte Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay - la destra italiana è brutale, ignora i diritti di milioni di cittadini per pure esigenze di bottega, per ingraziarsi le gerarchie ecclesiastiche. Il voto di Strasburgo mostra invece come i conservatori europei si comportino in modo ben diverso".

È festa in tutte le associazioni gay italiane. "La decisione europea è un avvenimento storico, una risposta civile all'Italia retrograda", proclama Imma Battaglia del Circolo Mario Mieli. "Il Parlamento non faccia del nostro paese il fanalino di coda dell'Europa dei diritti, discuta e approvi le proposte di legge sulle unioni civili depositate da anni", chiedono i presidenti di Arcigay e Arcilesbica.

Entusiasti anche Verdi e Ds. "Da Strasburgo viene una lezione di civiltà", sottolinea Luigi Manconi, mentre la vice presidente del Senato Ersilia Salvato ricorda che "l'Italia da tempo è inadempiente rispetto agli appelli europei contro la discriminazione motivata dall'orientamento sessuale sotto molti profili, dalle unioni civili alle adozioni, all'accesso alla fecondazione assistita. La caccia al sostegno elettorale ecclesiale - conclude - rischia di violare i diritti fondamentali della persona".

"Una lezione

di civiltà

ai popolari"



Parla il filosofo Gianni Vattimo



di MARCO TRABUCCO



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TORINO - "Si delinea un'alleanza tra liberali e democratici, in Europa, per ciò che riguarda i diritti civili. È questo il significato più importante del voto di Strasburgo. I popolari europei, che hanno votato contro, sono rimasti isolati. Buttiglione, Berlusconi e Fini possono ancora avere ascolto in Italia su questi temi, ma in Europa se lo sognano. E la posizione antigay, maggioritaria a Roma, in Europa viene spernacchiata". È una lettura prima di tutto politica quella sul voto a favore delle coppie di fatto, anche omosessuali, del filosofo Gianni Vattimo, europarlamentare Ds e da oltre vent'anni impegnato per il riconoscimento dei diritti dei gay.

I pannelliani come hanno votato?

"Semplicemente non c'erano, erano occupati nella campagna elettorale. E dal loro gruppo "tecnico", di cui fanno parte anche i seguaci di Le Pen, sono venuti gli emendamenti più terrificanti, frasi che dovrebbero far rizzare i capelli a Pannella".

Lei iniziò la sua carriera politica proprio con i radicali.

"Sì, credo fosse il '76, mi candidai come rappresentante del Fuori, il movimento omossessuale, ma non fui eletto. D'allora le cose sono cambiate, evidentemente".

Ha mai avuto problemi per il fatto che le coppie gay non sono ancora legalmente riconosciute?

"No, ma anche perchè, per mia fortuna, non ho avuto bisogno di chiedere una casa popolare, o di farmi visitare in carcere dal mio compagno. O sì, uno l'ho avuto, il mio compagno non può usufruire della mia assistenza sanitaria. Se dovessi morire però, potrebbero esserci grane per l'eredità, non avrebbe la reversibilità sulla mia pensione, non potrebbe diventare proprietario della casa in cui viviamo. Sì, questa decisione è un bell'aiuto per continuare la lotta anche in Italia".

E per arrivare alla possibilità, anche per le coppie gay, di adottare e riconoscere un figlio?

"Su questo punto ho qualche dubbio, o almeno accetterei qualche maggiore lentezza. Ci si potrà arrivare, ma oggi si rischia di mettere quei bambini in una situazione imbarazzante, perchè uno che ha due genitori dello stesso sesso è un po' come un nero che viva in un paese di soli bianchi: lo notano tutti".



La rabbia della Chiesa

"Un attacco alla famiglia"



Reazioni molto negative da tutti gli ambienti ecclesiastici: "Una decisione gravissima"



di ORAZIO LA ROCCA



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CITTÀ DEL VATICANO - "È peggio della caduta dell'impero romano", tuona l'arcivescovo Alessandro Maggiolini, il padre italiano del nuovo Catechismo della Chiesa cattolica. "Una cosa impensabile, sono esterrefatto, questo voto è un duro attacco ai valori della famiglia tradizionale": gli fa eco, senza nascondere disagio e disappunto, il cardinale Ersilio Tonini, anche se premette di non aver ancora letto il testo completo della risoluzione. Analogo prudente atteggiamento ("Sarà bene leggere il testo completo della nuova legge") vorrebbe osservare un altro alto prelato, l'arcivescovo Elio Sgreccia, vice presidente del pontificio consiglio per la Vita e uno dei più ascoltati consiglieri papali su bioetica e morale. Ma, appena conosce l'esito della decisione assunta da Strasburgo, è proprio lui, Sgreccia, che pronuncia la prima solenne bocciatura d' Oltretevere del voto europeo sulle coppie omosessuali: "È un voto contro la persona, un attacco alla famiglia che ferisce".

La Chiesa cattolica non ci sta. Il sì alle coppie gay sancito dal Parlamento europeo viene seccamente respinto ai mittenti da alti prelati, vescovi e cardinali, gesuiti di Civiltà Cattolica appena - ieri pomeriggio - le agenzie diffondono l'esito del voto di Strasburgo. "È un fatto gravissimo", commenta a "caldo" monsignor Maggiolini, che si chiede: "È questa la società di domani? Stiamo andando verso forme di decandenza peggiori di quelle che portarono alla caduta dell'impero romano: e ci stiamo arrivando grazie a un atteggiamento radicaloide a più livelli che preoccupa sempre più".

"È incredibile - per il cardinale Tonini - riconoscere gli stessi diritti delle famiglie tradizionali alle convivenze omosessuali. Ma io mi chiedo: può il Parlamento europeo legiferare andando contro alle Costituzioni dei paesi membri? Quel voto, per l'Italia, non può che essere anticostituzionale. Sono deluso: se questo voto è valido, chissà cos'altro potranno decidere dopo!". La Santa Sede farà qualche passo presso il Parlamento europeo per protestare contro il voto di ieri?: "No, non può farlo - risponde monsignor Sgreccia - perchè lo status del rappresentante pontificio presso il Parlamento europeo è solo di Osservatore permanente. Tuttavia, questo non ci impedisce di manifestare la nostra grave preoccupazione, in particolare, su tre aspetti e cioè che il voto europeo va contro la natura dell' uomo; che è un colpo alla vera famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, famiglia gravemente equiparata a chi, per motivi che non voglio qui giudicare, sceglie forme di convivenza che fuggono dagli impegni che assumono gli sposi. Ultima, ma non per questo meno importante preoccupazione - conclude Sgreccia - i figli, messi letteralmente fuori scena dalla risoluzione europea. Se veramente si volevano difendere i diritti degli omosessuali si potevano cercare altre strade, ma senza equipararli a famiglie nel senso vero del termine".








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