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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
UE e coppie gay. Al
UE e coppie gay. Al "Sole 24 ore" non piace la decisone del PE
"Va bene che nelle scuole inglesi circolano opuscoli sull’educazione sessuale “non discriminatoria”. Non si vede però perché debbano necessariamente fare scuola anche nel resto dell’Unione"
Venerdì 17 Marzo 2000
di Franco Grillini
in Vita di coppia

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venerdì 17 marzo 2000



SI DI STRASBURGO AI PARI DIRITTI DELLE COPPIE GAY



BRUXELLES. Prima, l’altro ieri, il via libera al cioccolato di “secondo tipo”, che non è riconosciuto dalla nomenclatura internazionale del Codex alimentarius. Poi, ieri, l’invito agli Stati membri ad armonizzare le legislazioni a tutela dei diritti umani tra cui compaiono anche il riconoscimento alle coppie omosessuali della piena parità di diritti rispetto alle famiglie tradizionali. E per i minori, la garanzia di nessuna discriminazione, tanto meno quella che riguarda “l’età del consenso per rapporti omosessuali”.

Che sull’Unione europea, e non da oggi, soffiasse prepotente e impetuoso il vento del Nord, dei suoi usi e costumi alimentari e sociali, dei suoi interessi economici lo si sapeva o intuiva da tempo. Che il principio della sussidiarietà (non fare a livello comunitario quello che si fa meglio a livello nazionale o locale) fosse stato inventato proprio per arginare, sotto l’impulso di quegli stessi Paesi del nord, inglesi in testa, l’eccessiva invadenza europea, le armonizzazioni inutili o eccessive, era altrettanto noto.

Peccato però che la coperta europea diventi troppo larga o troppo stretta, insomma estremamente elastica, secondo l’abilità di chi la sa tirare a proprio piacimento, con la complicità più o meno deliberata o distratta delle controparti di turno. Peccato che nei casi specifici sia l’Europarlamento, l’istituzione che per antonomasia dovrebbe farsi cassa di risonanza e di difesa delle diverse istanze, preoccupazioni, sensibilità, interessi di tutti i cittadini europei, a diventare lo strumento di giochi che passano sulla sua testa (ma qualcuno sospetta anche per le sue tasche) o che forse sono semplicemente più grandi di lui (ieri l’assemblea ha poi bocciato, tra l’altro, l’articolo 42 della relazione sui diritti umani che chiedeva a Italia e Austria di consentire il rientro dei Savoia e degli Asburgo).

Fatto sta che, non contento di essere riuscito, in compagnia dei Governi, ignorando per l’occasione il tanto sbandierato principio della sussidiarietà, nella finora inedita impresa di generalizzare all’Unione l’applicazione del regime derogatorio per il cioccolato, a suo tempo concesso ai nuovi membri semplicemente per permettere loro di continuare a produrre e vendere in casa propria il proprio cioccolato, proibito altrove perché diverso da quello classico e universalmente riconosciuto come tale, l’Europarlamento ieri ha pensato bene di sfondare un altro muro, di avventurarsi ancora più in là nell’inseguimento della dimensione nordica dell’europeizzazione.

Niente sussidiarietà: cultura, società, costumi, etica, tutti settori che non rientrano nemmeno, almeno per ora, sotto la giurisdizione dei trattati europei, eccoli risucchiati nel tritatutto delle armonizzazioni imperative e necessarie. Ed ecco allora che, con il voto favorevole di socialisti, liberali, comunisti e verdi europei, ieri è passata la risoluzione sui diritti umani che, all’articolo 54, “sollecita gli Stati membri che non vi abbiano già provveduto ad adeguare le proprie legislazioni per introdurre la convivenza registrata tra persone dello stesso sesso riconoscendo loro gli stessi diritti e doveri previsti dalla convivenza registrata tra uomini e donne”.

E che all’articolo 56 “deplora che nei codici penali di alcuni Stati membri siano tuttora vigenti disposizioni discriminatorie sull’età del consenso del minore per rapporti omosessuali nonché altre discriminazioni……e ribadisce la propria richiesta di abrogarle”. Va bene che nelle scuole inglesi circolano opuscoli sull’educazione sessuale “non discriminatoria”. Non si vede però perché debbano necessariamente fare scuola anche nel resto dell’Unione. Una volta si sosteneva che l’Europa delle diversità culturali, alimentari, eccetera era una ricchezza. Evidentemente l’Europarlamento non è d’accordo. Che ci sia di mezzo il mercato unico o il diritto di famiglia, fa lo stesso.

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