 |
| I diritti degli omosessuali non rappresentano una minaccia. Di Franco Grillini. Dalla prima pagina Carlino, Nazione e Giorno di lunedì 20 marzo 2000 |
 |
| "E' assolutamente incomprensibile, oltre che stupidamente feroce, che a qualche integralista l'introduzione di leggi come questa possa apparire una menomazione dello status delle tradizionali famiglie eterosessuali, che da queste riforme non sarebbero toccate" |
 |
| Lunedì 20 Marzo 2000 |
| di Franco Grillini |
| in Vita di coppia |
|
 |
|
I DIRITTI DEGLI OMOSEX NON RAPPRESENTANO UNA MINACCIA
di Franco Grillini
L'articolo di Ugo Ruffolo pubblicato sabato scorso sul vostro giornale è ampiamente condivisibile nelle sue conclusioni, ma parte da un presupposto sbagliato. Può darsi che anche noi siamo stati talvolta imprecisi nell'usare espressioni come «riconoscimento delle famiglie di fatto» per chiarire il significato delle nostre proposte.
ma quel che conta è che nessuno si è mai sognato di chiedere che una regolamentazione cogente dei rapporti giuridici fra conviventi di fatto sia imposta per legge a chi, potendo scegliere di sposarsi, ha liberamente deciso di non farlo.
Magari anche in questo caso potrebbe essere opportuna una normativa leggera, mirante a difendere il convivente di fatto economicamente più debole dagli eventi imprevisti in caso di morte prematura del partner. E, come dice Ruffolo, è guardando a casi come questi che si sta sviluppando anche in Italia una giurisprudenza in materia. Ma questa è questione che non riguarda specificatamente le coppie gay, se non nel senso che a loro non è consentita la libertà di scelta di cui godono gli altri.
Anche se i problemi pratici più drammatici sono analoghi, la questione delle famiglie di fatto propriamente dette va però tenuta distinta da altre due questioni. Da un lato si tratta di decidere se sia opportuno consentire alle coppie che, potendo scegliere di contrarre matrimonio, hanno volontariamente scelto di non farlo ma desiderano comunque avere la possibilità di regolamentare in modo più «leggero» i propri reciproci rapporti giuridici, di utilizzare uno schema di contratto diverso dal matrimonio.
D'altro lato c'è la questione della discriminazione delle coppie omosexi. Se una coppia etero può decidere oggi se convivere di fatto o sposarsi, questa scelta è preclusa alle coppie omosessuali. E anche l'introduzione nell'ordinamento italiano delle «unioni civili» non porrebbe fine a questa discriminazione.
Si dice che la diversa regolamentazione prevista per il matrimonio dipende dal fatto che il suo esito «normale» è la nascita di figli. Ora, che dire di una coppia di ultrasettantenni che decidano di sposarsi, o di risposarsi? E' evidente che la condizione di questa coppia è sostanzialmente identica a quella di una coppia omosex. Eppure la prima può scegliere liberamente quale assetto attribuire ai propri reciproci rapporti giuridici e patrimoniali; la seconda no.
E' per rimediare a questa discriminazione che, nei Paesi scandinavi, si è deciso, con le leggi sulla «partnership registrata», di consentire alle coppie omosessuali di regolare i propri rapporti giuridici e matrimoniali nello stesso modo previsto per i coniugi nel matrimonio. L'istituto della partnership registrata si distingue dal matrimonio solo perché non è previsto che possa incidere sullo status dei minori e dei figli: non è prevista né la possibilità di adottarne, né di alterare lo status di figli nati da eventuali precedenti rapporti etero di uno dei partners.
E' assolutamente incomprensibile, oltre che stupidamente feroce, che a qualche integralista l'introduzione di leggi come questa possa apparire una menomazione dello status delle tradizionali famiglie eterosessuali, che da queste riforme non sarebbero toccate.
Franco Grillini
Presidente onorario dell'Arcigay
Questo articolo ha ricevuto 179 visite.
|
|
 |
|
| APPUNTAMENTI |
 |
|
|
|