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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Coppie di fatto, primo sì della Cassazione. «Non possono essere discriminate sul lavoro»
Coppie di fatto, primo sì della Cassazione. «Non possono essere discriminate sul lavoro»
La pensione anche ai conviventi. La Corte costituzionale deve stabilire se anche in conviventi more uxorio hanno diritto alla pensione di reversibilità come il coniuge o l'ex coniuge. Rassegna stampa di mercoledì 19 aprile 2000
Mercoledì 19 Aprile 2000
di Gay.it
in Vita di coppia

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La Stampa

Mercoledì 19 Aprile 2000



ROMA

Coppie di fatto, si apre uno spiraglio. La Cassazione ha detto sì al riconoscimento dei diritti delle famiglie di fatto, almeno nel campo della tutela dagli infortuni sul lavoro. Infatti è stato accolto il ricorso di un lavoratore al quale l'Inail non voleva corrispondere l'indennizzo per un incidente sul tragitto casa-lavoro poiché l'abitazione era quella della fidanzata convivente e non quella di una famiglia tradizionale alla quale era legato dai «doveri familiari». Questa discriminazione, per i giudici, non è possibile perché altrimenti un lavoratore non sposato e con una famiglia di fatto sarebbe penalizzato - in caso di infortunio - e «ciò in aperto contrasto con la Costituzione che tutela non solo i diritti della famiglia costituita ma anche quelli della famiglia in formazione».

La Cassazione ha accolto quindi le ragioni di Ivo D.A., dipendente di un albergo termale del Veneto, che aveva comunicato al suo datore di lavoro di aver eletto a propria dimora l'abitazione della sua fidanzata, a 20 chilometri dall'hotel. Una sera rientrando a casa, dopo l'ultimo turno di servizio, Ivo ebbe un gravissimo incidente stradale con postumi di invalidità dell'80%. Per questo chiese all'Inail di corrispondergli una pensione poiché l'infortunio era avvenuto sul tragitto casa-lavoro: un incidente indennizzabile poiché avvenuto per motivi legati allo svolgimento di attività professionale. Tra questi infatti si annoverano anche gli spostamenti abituali tra il luogo di lavoro e il domicilio dei dipendenti.

Però sia in primo sia in secondo grado, prima il Pretore e poi il Tribunale di Treviso, rigettarono la sua domanda di ottenere una rendita dall'Inail in quanto la scelta di andare dalla fidanzata era stata compiuta solo per «soddisfare necessità personali che non possono considerarsi connesse alla prestazione lavorativa». Rilevavano inoltre i giudici di merito che Ivo, dal momemto che non era sposato, non poteva nemmeno invocare il principio costituzionale ispirato alla tutela della famiglia del lavoratore. Cosa che avrebbe potuto fare se solo fosse rientrato a casa dei genitori, non dalla convivente. Ma Ivo non si è perso d'animo e ha continuato la sua battaglia in Cassazione. E la Suprema Corte gli ha dato infine ragione su tutta la linea e ha ordinato, demandando gli atti a un nuovo tribunale designato in quello di Vicenza, di fare finalmente giustizia su questo caso.

Per Maretta Scoca, avvocato esperto in diritto di famiglia, «la sentenza della Cassazione è, nella sua motivazione, contraddittoria. Infatti pur richiamandosi alla tutela della famiglia di fatto, in effetti il suo accertamento è puntato piuttosto sulla definizione della ordinaria abitazione presso cui un lavoratore dimora o risiede abitualmente». Rileva ancora Scoca: «La Cassazione ha in sostanza affermato che è residenza o dimora anche il luogo dove si coabita abitualmente con un partner non coniuge. Il che non significa che questa coabitazione sia elemento sufficiente per concretare un effettivo riconoscimento della famiglia di fatto come nucleo suscettibile di una tutela propria. Ritengo quindi che la pronuncia dei supremi giudici non sia, a parte la sua contraddittorietà, così innovativa o comunque determinante per equiparere le famiglie non legalizzate a quelle consacrate da un regolare matrimonio».

«La sentenza della Cassazione è importante, un grosso passo in avanti verso la non discriminazione delle famiglie non tradizionali». Lo afferma invece Maria Grazia Giammarinaro, capo ufficio legislativo del ministero per le Pari opportunità, per la quale sarebbe però «auspicabile un intervento più esplicito» verso questa direzione». Giammarinaro ha ricordato che il ministero sta predisponendo un disegno di legge che disciplina gli accordi di convivenza. In generale, per Giammarinaro, «la giurisprudenza, forse lentamente, ha aperto molti varchi per il riconoscimento delle convivenze. La giurisprudenza si sta muovendo con decisione verso questa direzione anche se le sentenze, come quest’ultima, sono limitate a tipologie di casi. Sarebbe quindi auspicabile un intervento più esplicito che riconosca la possibilità ai conviventi di regolare i propri rapporti».



La pensione anche ai conviventi



La Corte costituzionale deve stabilire se anche in conviventi more uxorio hanno diritto alla pensione di reversibilità come il coniuge o l'ex coniuge. La questione, che non ha precedenti in Italia, è stata sollevata un mesa fa dal tribunale di Taranto ed interessa migliaia di coppie di fatto attualmente non tutelate dalla legge, in quanto alla morte del proprio partner l'altro non può ottenere alcuna quota di pensione. Di qui la presunta violaziuone degli articoli 2 e 3 della Costituzione. Se l'Alta Corte accoglierà l'accezione ne potrebbero beneficiare in futuro anche le coppie gay, qualora la validità delle loro unioni fosse riconosciuta nel nostro paese.



Coppie di fatto riconosciute.



In Francia 6200 coppie (12400 persone), dal 21 dicembre 99 a metà gennaio 2000 si sono presentate alla cancelleria del tribunale della loro città per registrare il PACS, Patto Civile di Solidarietà, l'istituzione con cui il Parlamento francese ha riconosciuto le coppie di fatto.

In Italia sono un centinaio le coppie iscritte sinora ai registri civili comunali. In Spagna invece un immigrato extracomunitario omosesusale può ottenere la "Residenza familiare comunitaria" per la sola ragione di formare la "coppia di fatto" con un gay spagnolo che può usufruire della clusola "circostanze eccezionale di raggruppamento familiare" che veniva applicata solo per i matrimoni extracomunitari eterosessuali.



Il Corriere della Sera









La Cassazione accoglie il ricorso di un lavoratore che viveva con la fidanzata



«Non discriminare le famiglie di fatto sul lavoro»

Il Pretore aveva inizialmente sottolineato come l’uomo non potesse godere della tutela Inps perché non era sposato



ROMA — Anche per gli infortuni sul lavoro alle famiglie di fatto debbono essere riconosciuti gli stessi diritti di quelle unite dal vincolo del matrimonio. Il principio è stato stabilito dalla Cassazione con la sentenza che ha accolto il ricorso di un uomo che, dopo essere rimasto vittima di un grave incidente stradale, si era visto negare l’indennizzo da parte dell’Inail perché il tragitto non era quello dall’azienda alla casa in cui vivevano i genitori.

Il Pretore di Treviso e, successivamente, il Tribunale della stessa città avevano respinto la richiesta di Ivo D.A., dipendente di un albergo termale di una cittadina veneta. L’uomo aveva comunicato al gestore dell’albergo che non viveva più con i familiari ma abitava nell’appartamento della donna con la quale aveva una relazione: una sera, dopo aver terminato l’ultimo turno di lavoro, D.A. stava tornando a casa della fidanzata (in un paese ad una ventina di chilometri dall’hotel) quando era rimasto coinvolto in uno scontro. Le ferite che aveva riportato erano talmente gravi che, poi, gli erano stati riconosciuti postumi di invalidità all’ottanta per cento. E per questo l’uomo aveva chiesto all’Inail una pensione: l’incidente era avvenuto sul tragitto casa-lavoro e, secondo lui, aveva diritto all’indennizzo perché era legato allo svolgimento dell’attività professionale. Nella quale rientrano gli spostamenti abituali tra l’azienda in cui è impiegato il dipendente ed il suo domicilio.

I giudici di merito avevano dato ragione all’Inail, sottolineando che D.A. non doveva avere la pensione perché «la scelta di andare dalla fidanzata era stata compiuta solo per soddisfare necessità personali che non possono considerarsi connesse alla prestazione lavorativa». Il Pretore ed il Tribunale avevano inoltre messo in evidenza come l’uomo non fosse sposato e, quindi, non potesse nemmeno invocare il principio costituzionale ispirato alla tutela della famiglia del lavoratore. Cosa che avrebbe potuto fare solo se fosse rientrato a casa dai genitori.

D.A. si è rivolto alla Suprema Corte sostenendo che le sentenze erano in contrasto con la Costituzione, la quale «tutela non solo i diritti della famiglia costituita, ma anche quelli delli famiglia in costituzione». E la Cassazione gli ha dato ragione: ha definito la sentenza del Tribunale di Treviso «contraddittoria» ed ha inviato gli atti ai giudici di Vicenza, ai quali spetterà il compito di emettere una sentenza non discriminatoria nei confronti dei diritti che debbono essere riconosciuti ai componenti della famiglia di fatto.

La decisione delle toghe d’ermellino è stata a sua volta definita «contraddittoria» dal sottosegretario ai Beni Culturali Maretta Scoca (Ccd), avvocato ed esperto di Diritto di famiglia. Secondo la parlamentare, «pur richiamandosi alla tutela della famiglia di fatto, la Cassazione ha in sostanza affermato che è residenza o dimora anche il luogo dove si coabita abitualmente con un partner non coniuge. Il che non significa — ha sostenuto Maretta Scoca — che questa coabitazione sia elemento sufficiente per concretare un effettivo riconoscimento della famiglia di fatto come nucleo suscettibile di una tutela propria».







Flavio Haver



La Repubblica



I giudici sulle coppie di fatto

"Basta fare discriminazioni"



Ebbe un incidente tornando a casa dalla convivente. La Cassazione: giusto risarcirlo



di ELSA VINCI



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ROMA - Esistono ma è come se non ci fossero, con tutti i doveri dell'amore e praticamente nessun diritto. Non possono avere assegni di mantenimento se finisce la convivenza, per non parlare di pensione di reversibilità o di eredità: in caso di morte del partner al massimo riescono a succedere nel contratto di affitto. Subiscono gli anatemi del Papa e li chiamano "fantasmi senza legge". Ma è la Cassazione a pronunciare il verbo essere per i conviventi. Ad aprire un varco al riconoscimento dei diritti delle famiglie di fatto, almeno sul fronte della tutela dagli infortuni sul lavoro.

La Corte ha accolto il ricorso del dipendente di un albergo termale che una notte, tornando a casa dalla fidanzata-convivente, è andato fuori strada con l'auto e, sopravvissuto per miracolo, è uscito dall'incidente con una invalidità dell'ottanta per cento. L'Inail non voleva corrispondere l'indennizzo per il sinistro sul tragitto lavoro- casa, proprio perché la casa era quella della fidanzata e non l'abitazione di una famiglia tradizionale.

"Questa è discriminazione", ammoniscono i supremi giudici. E non regge davanti alla Costituzione, "che tutela non solo i diritti della famiglia costituita ma anche quelli della famiglia in formazione".

Eppure il pretore prima e il tribunale di Treviso poi avevano respinto la richiesta di pensione di Ivo D.A.: la scelta di andare dalla fidanzata nasceva dalla volontà di "soddisfare necessità personali che non possono considerarsi connesse alla prestazione lavorativa". Secondo i giudici, Ivo non era sposato, dunque non poteva invocare il principio costituzionale a tutela della famiglia. Avrebbe potuto farlo soltanto se fosse rientrato a casa dei genitori, non dalla convivente. Niente fede al dito, nessun diritto. Tanto che, sempre secondo i giudici, perfino la comunicazione del dipendente al datore di lavoro sul suo nuovo domicilio era da considerare "nulla".

"Sono ragionamenti contraddittori - sentenzia ora la Cassazione - In questo modo si finisce con il penalizzare il lavoratore non sposato e con una famiglia di fatto che così verrebbe a perdere ogni tutela per l'infortunio in itinere". I supremi giudici ricordano che la legge è uguale per tutti, anche per coloro che una legge la cercano. E sono una minoranza numerosa. Le coppie che non vogliono o non possono sposarsi in Italia sono 342 mila, un terzo, 139 mila hanno dei figli.

"È un importante passo avanti contro la discriminazione delle famiglie non tradizionali", dice Maria Grazia Giammarinaro, capo ufficio legislativo del ministero Pari Opportunità, al lavoro su un disegno di legge che disciplina gli accordi di convivenza.

Gli atti del processo andranno a un nuovo tribunale, quello di Vicenza, cui la Cassazione ordina di attenersi "ai principi del diritto esposti" per fare, finalmente, giustizia.






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