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| Omosessuale, credente e sereno e in coppia |
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| Da "Questioni di cuore" Di Natalia Aspesi il Venerdì della repubblica |
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| Lunedì 24 Aprile 2000 |
| di Gay.it |
| in Vita di coppia |
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Ho sempre avuto una vita 'normale' e ho accompagnato la scoperta della omosessualità con serenità, senza fretta di trovare per forza dei simili con cui parlare, sorretto dall'inconscia certezza che prima o poi avrei fermato le mie perlustrazioni vaganti nel mondo dei sesso, su qualcuno con cui valeva la pena di costruire una crescita congiunta. Nel mezzo di quella vita equilibrata e quasi felice fra amici etero, un giorno ho avuto la mia fortunosa caduta sulla via di Damasco, scoprendo di colpo un senso vero per illuminare una vita in cui mi 'accontentavo'. Ammetto di essere stato baciato da Dio ad averlo trovato, a 24 anni, coetaneo, una maturazione sufficiente avviata da soli e un bel pezzo di strada da fare insieme per cementarci. Da sei anni sono l'essere più felice del cosmo: lo vedo nei progressi fatti sul lavoro, nella costruzione di relazioni vere intono a noi (scremando ogni frequentazione falsa o solo superflua) e nella fede, oggi ravvivata e non più stanca e rituale. Non temo la crisi del settimo anno, sono certo che la felicità si può costruire con pazienza, ottimismo e realismo. Certo noi siamo partiti da buone condizioni culturali ed economiche, da amicizie aperte, da genitori che, pur non volendo aprire gli occhi, si entusiasmano per la nostra amicizia che è ciò con cui conquistiamo più gli altri. Ma di lavoro interno ne abbiamo dovuto fare tanto, mettendoci in gioco ogni giorno per acquistare l'altrui fiducia e tolleranza, il rispetto per una condizione diversa che capiamo possa creare scetticismo. La nostra gioia più grande è stata far capire lentamente il nostro sentimento reciproco ad alcuni adolescenti nomadi con cui da anni lavoriamo per aiutarli a crescere. Il provenire da una cultura machista non gli ha impedito di continuare a volerci bene e a frequentarci. Per un certo tempo siamo stati due orsi paghi dei nostro amore. Poi abbiamo capito che questa società può essere migliore se abbiamo la pazienza ‘perpararla'.
IVAN Pisa
La normalità deve essere questa. Vivere felici con la persona amata,rispettati da tutti dopo un faticoso cammino per conoscersi e farsi conoscere. Capisco la sua soddisfazione, tenendo soprattutto conto del fatto che lei è partito da una condizione che lei stesso considerava disagevole. Ora tutto è a posto e sono contenta per lei, per le persone che le stanno attorno e le vogliono bene. Ma in un certo senso, forse perché non ne ho più l'età, io ho una certa nostalgia per la vita spericolata, per l'avventura, per le cose difficili. Essere giovani vuole dire anche questo, non essere del tutto pacificati col mondo, chiedersi ancora qualcosa in più, cercare altro. Certo voi siete usciti dalla vostra tana di orsi soddisfatti di sé, e avete ripreso ad affrontare gli altri con il lodevole intento di contribuire a migliorare il mondo, con la vostra pazienza e la vostra testimonianza. Mi par di capire che voi facciate volontariato tra ragazzini nomadi, e questa deve essere una importante esperienza, tenendo anche conto del fatto che siete credenti e l'esperienza in comune ha rafforzato la vostra fede. Ho ricevuto altre lettere di omosessuali molto credenti. C'è chi dice di condurre in nome della Chiesa una vita casta, o semicasta, chi non ci pensa nemmeno a rinunciare a una completezza fisica. Da laica mi chiedo se in questo caso si provi l'inquietudine di vivere nel peccato oppure, come per le donne cattoliche che fanno uso dei concezionali malgrado l'anatema del Papa, la disubbidienza sia considerata inevitabile, in attesa che la Chiesa si adegui. Se si riesce a mantenersi nel presente, si è sempre felici dice Coelho.
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