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| PARADISO GAY. Il Vermont ha legalizzato le unioni fra coppie omossessuali. |
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| Avranno gli stessi diritti e doveri di quelle etero. Da IO DONNA di martedì 16 maggio 2000 |
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| Mercoledì 17 Maggio 2000 |
| di Gay.it |
| in Vita di coppia |
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di Arturo Zampaglione
MONTPELIER. La proposta matrimoniale è stata sussurrata all'orecchio di Nina Beck pochi secondi dopo che la camera dei deputati del Vermont, con 79 voti a favore e 68 contrari, aveva infranto il tabù delle nozze gay. « Dear Nína, CUme», cara Nina, unisciti a me civilmente, ha chiesto Stacy Jolles alla compagna dai capelli lunghi e bruni, che teneva in braccio Seth, il loro bambino di cinque mesi. Jolles era raggiante. Era stata lei, assieme ad altri due militanti delle associazioni gay, a condurre la battaglia per il riconoscimento giuridico delle unioni tra persone dello stesso sesso. E sarà sempre lei una delle prime a usufruire della legge, che entrerà in vigore il primo luglio prossimo. Il diritto a sposarsi è sempre stato una delle rivendicazioni centrali dei movimento gay Usa. Secondo gli ultimi sondaggi, un terzo degli americani è a favore, un terzo è contrario e un terzo è «sensibile ai problemi degli omosessuali», ma disapprova la legalizzazione delle nozze. Alle Hawaii, i tentativi di estendere l'istituto dei matrimonio a persone dello stesso sesso sono falliti. Altri Stati hanno ucciso ogni speranza, approvando leggi antigay. Ma il Vermont, a fine aprile, ha rotto il ghiaccio. Dopo che la Corte suprema statale aveva dichiarato l'incostituzionalità di applicare le leggi matrimoniali solo agli eterosessuali, i parlamentari hanno superato gli schieramenti di partito e approvato la legge sulle unioni civili. «Il matrimonio come tale sarà ancora riservato alle coppie uomodonna», avverte il governatore Howard Dean, un democratico che non ha avuto esitazioni a controfirmare le nuove disposizioni, «ma gay o lesbiche potranno, attraverso l'istituto dell'unione civile, avere gli stessi diritti (ereditari, finanziari, pensionistici) e doveri dei coniugi. la nostra legge è seria: si rivolge solo a coppie che vogliano sottoscrivere un impegno consapevole e duraturo. In caso di dissapori, varranno le stesse norme dei divorzio: sei mesi di attesa per lo scioglimento, obblighi giuridici sui patrimonio». Inoltre, le unioni non saranno riconosciute al di fuori dello Stato, né a livello federale: per esempio, non sarà possibile a uno straniero unirsi a un cittadino dei Vermont e ottenere automaticamente la carta verde per vivere e lavorare negli Stati Uniti. Arroccato nel New England, cosparso di laghi incontaminati, montagne magiche e boschi incantati, il Vermont ha sempre avuto una tradizione indipendentista. Era una repubblica autonoma, come il Texas e le Hawaii, prima di confluire nell'Unione. Primo Stato ad abolire la schiavitù, nel 1777, vanta una legislazione molto democratica, sensibile alle istanze sociali. Il deputato che rappresenta il Vermont al Congresso, Bernie Sanders, è un socialista moderato. La richiesta di unirsi civilmente andrà presentata agli uffici di stato civile, come per i matrimoni "normali". Mentre il rito potrà sarà celebrato da giudici di pace o da funzionari religiosi. «Nessun sacerdote o rabbino sarà obbligato a unire due gay», si affretta a precisare il governatore Dean. "Lo faranno solo se non contrasta con la loro fede. Ma non sarà difficile, per gli omosessuali, trovare ministri dei culto disposti a consacrare la loro unione». Ai margini della chiesa cattolica, infatti, ci sono sacerdoti apertamente gay: già adesso padre Richard Rasi organizza riti religiosi dal valore simbolico e spirituale, non certo legale tra coppie dello stesso sesso. In Usa, il numero di questi 'matrimoni" sembra moltiplicarsi di giorno in giorno, specie nelle zone a più alta concentrazione gay, come San Francisco e New York. Tra presbiteriani, metodisti ed episcopali è in corso un dibattito intenso sui rapporti tra omosessualità e fede. E anche motti rabbini saranno disposti a venire incontro ai gay dei Vermont. A marzo, l'anima più liberal e progressista dell'ebraismo ha deciso di autorizzare la celebrazione di unioni di persone dello stesso sesso. Durante un incontro nel North Carolina della Conferenza centrale dei rabbini americani, che rappresenta un milione e mezzo di ebrei riformati, un'ampia maggioranza dei 1.800 membri ha aperto la strada al nuovo corso, dichiarando che le relazioni gay meritavano il riconoscimento dei rituale religioso. Era la prima volta che i matrimoni omosessuali ricevevano l'imprimatur di un gruppo così importante. Dei tre filoni della comunità ebraica ortodossi, conservatori, riformati questi ultimi sono i più numerosi e politicamente influenti in America, mentre sono quasi assenti in Israele. Da tempo i riformati avevano assunto una posizione più aperta nei confronti dei gay. Nel 1977 chiesero la fine di ogni discriminazione e la depenalizzazione dei rapporti omosessuali tra adulti consenzienti. Nel 1990 la Conferenza centrale stabilì che l'orientamento sessuale non era in contrasto con il diventare un rabbino. L'ulteriore passo avanti dei riformati ha già suscitato polemiche, accentuando il divario tra gli ebrei in America e quelli in Israele, in maggioranza ortodossi. Inoltre ha irritato i settori più conservatori dei cristianesimo, come i Southern Baptist, di cui fa parte anche Bill Clinton, che l'anno scorso hanno addirittura sancito l'incompatibilità tra omosessualità e partecipazione alla Chiesa. Anche nel Vermont, secondo i sondaggi, la maggioranza dei cittadini è contraria alle unione civili. «Lo so, lo so», si giustifica il governatore Dean. «Ma in casi del genere i politici devono avere la forza di indicare le scelte più giuste, non quelle più popolari. E siamo orgogliosi di aver dimostrato, ancora una volta, di essere uno Stato piccolo ma coraggioso». Questo articolo ha ricevuto 146 visite.
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