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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Sposi gay con gli auguri dei romani
Sposi gay con gli auguri dei romani
Pubblichiamo la cronaca di Delia Vaccarello de L'Unità del matrimonio di ieri a Roma tra Alessio De Giorgi e Christian Panicucci
Martedì 22 Ottobre 2002
di l'Unità
in Vita di coppia

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di Delia Vaccarello

Ieri a Roma si sono sposati due uomini. Due uomini eleganti vestiti di scuro, uno in blu, l’altro in grigio, con gli occhi sorridenti e commossi, si sono uniti superando ali di folla, tra l’applauso degli invitati, l’emozione dei genitori e dei parenti.

Il linguaggio tecnico li vorrebbe "pacsati", ma cosa direste voi vedendo due persone raggianti dire di sì, brindare, venire ricoperti dal tradizionale riso, abbracciare tutti, baciarsi, salire sulla carrozza e sfilare per le vie di Roma? Direste che si tratta di nozze in piena regola, perché nell’uso e nella partecipazione collettiva il significato di una cerimonia lo danno le forme, i gesti e il senso di letizia, che non sempre c’è nei matrimoni, ma che ieri dominava.

Ancora, il significato lo dà lo sguardo di chi osserva e partecipa spontaneamente e mostra, così come andiamo dicendo da tempo, che il pregiudizio si abbatte a colpi di emozione. Un passante ieri in piazza Farnese commentava così: "Nozze tra due uomini? Ah, va bene". "Se loro sono felici – dicevano due donne sulla trentina – è giusto così". Per la gente di Roma, da ieri i gay si possono sposare.

Alessio de Giorgi e Christian Panicucci si sono uniti sulla base del Pacs francese, cui hanno avuto accesso grazie alla cittadinanza di Christian. La cerimonia è avvenuta nella sede del Consolato, mentre in strada, in via Giulia, telecamere, giornalisti e invitati bloccavano il traffico e gli automobilisti inveivano esibendo contemporaneamente la doppia faccia della romanità: intollerante degli intoppi l’una, accogliente l’altra, come se tutti si possa essere, per incanto, una comunità unita.

L’unione è diventata ufficiale alla presenza dei familiari della coppia e di Gianni Vattimo e Franco Grillini. Poco prima lo stesso Grillini aveva presentato in Parlamento la proposta per un Pacs italiano che già raccoglie ampi consensi a sinistra, mentre Titti De Simone, presente anche lei alle nozze, depositava un testo simile con lo scopo di rivedere il diritto di famiglia consentendo l’adozione anche ai single.

La lotta per un riconoscimento di forme di convivenza civile dall’unione di ieri esce di gran lunga rafforzata, perché rispetto al sentire della società non appare eresia. Da ieri, ancor più pretestuose risuonano le polemiche sollevate da destra, mentre si fa più viva la battaglia perché si abbattano le barriere. Le barriere che anche nella più sentita delle cerimonie gay non possono non essere citate. Così, ora vengono esorcizzate dallo sguardo degli sposi, dall’espressione di Alessio: "Che cosa provo? Gioia pura", dal volto sereno e intenso di Christian. Ora, tornano come rievocazione di una "prima volta" dalle tante riedizioni. "La prima volta che ho detto di essere gay è stata una liberazione mista a sofferenza, l’ho detto ad un’amica lesbica: abbiamo pianto come disperati", dice Christian. Lui che è andato a vivere da solo molto presto, che da oltre dieci anni ama Alessio, che ha confidato tutto alla sorella più giovane otto anni fa, che è circondato dall’affetto dei genitori, lui, quando non è in pubblico, a volte continua a sentire l’eco interna di quel tremore. Per chi è gay, infatti, dire del proprio orientamento è ancora svelarsi e consegnarsi ad uno sguardo non sempre prevedibile.

Uno sguardo a volte ostile, a volte accogliente al di là delle aspettative. Una bellissima accoglienza, infatti, è stata riservata ai novelli sposi presso il primo municipio di Roma, dove è stata presentata la proposta per l’istituzione di un registro delle unioni civili. Registro già attivo da pochissimo a Pisa, città che ha visto ieri sera i due sposini apporre la loro firma dinanzi al sindaco, inaugurando l’iscrizione delle coppie gay che fa seguito a quella di una coppia etero.

Ma prima di tornare in Toscana, la cerimonia ha visto gli invitati pranzare insieme e apprezzare la torta mimosa decorata al centro da una mini-coppia di uomini in abito scuro. A tagliarla Alessio e Christian, circondati dai genitori e dalle sorelle, esposti al fuoco di fila di scatti dei fotografi. E i genitori, che dopo l’emozione del "sì", sembravano ancora più tranquilli dei loro figli, guardavano sereni.

Guardavano i tanti volti sconosciuti e noti, sorridenti e partecipati – da Niki Vendola a Vanni Piccolo, da Sergio Lo Giudice ai redattori di www.gay.it, il portale capitanato da Alessio, da Massimo Consoli a Fabio Canino, da Aurelio Mancuso ad Andrea Benedino, ai tanti venuti da Milano, dalla Toscana, dai diversi ambienti romani. Sì, guardavano, con la saggezza di chi guarda e sa partecipare al vivere civile da oltre mezzo secolo. "Leggo l’Unità da 50 anni – diceva Giorgio, il papà di Alessio – l’omosessualità di mio figlio è per me una vicenda naturale, per me che ho fatto il fotoreporter e ho lavorato anche qui a Roma, nel pieno degli anni Cinquanta". Commossa la mamma, Giovanna, che non si perde un numero di "Liberi tutti", e dice di aver avuto all’inizio solo un attimo di turbata sorpresa per poi sentire l’unione del figlio armonica e completa. Commossa la mamma di Christian, Maria, che ha saputo da poco del progetto di nozze del figlio e che parlando con la figlia ha cercato di capire l’amore gay. A loro agio le due sorelle, che si chiamano tutt’e due Cristina: "Io sono cresciuta con loro – dice una delle due - si amano da quando avevo sedici anni".

Crescere con loro. Per ora a godere delle cure paterne di Alessio e Christian e Lilandt, il cagnetto color miele che amano come un figlio. Lo vorrebbero un figlio. Non si può non avere la capacità e la forza di desiderarlo, quando un padre, il nostro affezionato lettore Giorgio, ti guarda e dice: "La più grande ingiustizia è non considerare uguali i diversi. Nel nostro Paese lo fa soltanto chi resta arroccato su vecchi e sterili schemi. Ma di fatto sono pochi e saranno sempre meno".

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