IL CASO
Chi sono, quante sono, come si regolano le coppie di fatto. Quasi tutte eterosessuali
Tre milioni di conviventi ma per lo Stato non esistono
Grillini: "L´esperienza all´estero insegna che con il Pacs anche i matrimoni aumentano"
DANIELE MASTROGIACOMO
ROMA - Gay e lesbiche. Ma non solo. Anzi. Secondo le statistiche, la popolazione della cosiddette "coppie di fatto" è formata soprattutto da eterosessuali. Un esercito di uomini e di donne che hanno scelto di convivere invece di sposarsi. Magari per fare un esperimento, prima del grande passo, o semplicemente perché non credono che l´istituto del matrimonio sia il vero cemento di una relazione. I Pacs, i patti di solidarietà civile già approvati in Francia, Germania, Spagna e adesso al centro della nuova proposta di legge in Italia, riguarderebbero l´intera fetta di popolazione dei conviventi. Cifre alla mano: 3 milioni di persone. Cioè quanti, negli ultimi quindici anni, hanno deciso di convivere sotto lo stesso tetto. Di queste, precisano le ultime statistiche, seicentomila sono ancora insieme, 638 mila si sono sposate, un milione e seicentomila ha cambiato partner. Se si va ancora più nel dettaglio, si scopre che su cento coppie di conviventi in Europa, tra i 16 e i 30 anni, il 6 per cento sono cittadini italiani mentre il 72 per cento danesi, seguite dai francesi, tedeschi e inglesi (attorno al 45 per cento) e dagli spagnoli con un 6 per cento. Ai detrattori della proposta, Franco Grillini, deputato ds e promotore della legge, replica: «L´esperienza straniera dimostra che l´istituzione dei Pacs non frena i matrimoni tradizionali. Anzi. In Danimarca, che ha varato sin dal 1989 i Pacs, i matrimoni sono aumentati e si fanno più figli. Per non parlare della Norvegia, dove il ministro delle Finanze, si è sposato con il magnate dell´editoria locale. Eppure, in entrambi i paesi c´è un governo di destra». Osservando i tipi di convivenze, emerge un dato che conferma la presenza di una certa discriminazione legislativa. Il numero di coppie di fatto tra persone dello stesso sesso è sempre superiore a quelle di sesso diverso. E il motivo è presto spiegato: le coppie eterosessuali possono tranquillamente sposarsi. Scelta vietata invece a gay e lesbiche.
Ma al di là delle statistiche, è la cronaca di tutti i giorni a dimostrare la realtà della cosiddetta società civile. Oggi i gay e il mondo omosessuale esultano per un obiettivo che è stato raggiunto: quello del primo matrimonio ufficiale tra persone dello stesso sesso. Ma il problema delle convivenze e del mancato riconoscimento riguarda decine e decine di migliaia di persone. Basti pensare ai separati, ai divorziati, ai giovani che vivono nella stessa casa senza essere sposati. Ad una coppia di conviventi, oggi lo Stato non riconosce nemmeno lo stato di convivenza. Per non parlare delle agevolazioni fiscali, dei beni da condividere, dell´assistenza sanitaria, dei mutui agevolati, delle prime case. E delle eredità. «C´è bisogno», osservano le decine di associazioni nate attorno alle figure delle coppie di fatto, «di tutela e di garanzie. Non è giusto che dopo vent´anni vissuti assieme, il convivente rimasto in vita debba rinunciare a tutto. E´ vero: si può ricorrere ad un notaio. Ma le cose non sono così semplici».
«Mi sento felice», confessava ieri mattina una distinta signora ieri mattina, mentre fioccavano i lanci di riso verso i nuovi «pacsati», come oggi si chiamano in gergo le unioni civili riconosciute legalmente in Francia. «Sogno questa cerimonia per molti altri ragazzi che conosco e per mio figlio. Io mi chiamo Claudia Toscano e rappresento l´Agedo, l´associazione dei genitori di figli omosessuali. So che è difficile per una madre e un padre accettare la diversità sessuale del proprio figlio. Ma se si capisce, alla fine si accetta. In fondo, un genitore vuole solo la felicità dei figli. E io oggi ho assistito ad un momento di grande felicità e commozione». Gli fa eco Niky Vendola, di Rifondazione Comunista: «Mai più unioni simili in terra straniera
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