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| Il contratto tra adulti che manca in Italia |
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| Per Luigi Manconi "la ridotta accettazione sociale e la nulla legittimazione giuridica delle convivenze omosessuali può produrre effetti drammatici" |
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| Martedì 22 Ottobre 2002 |
| di La Tribuna di Treviso |
| in Vita di coppia |
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di Luigi Manconi
Quello che si è «celebrato» ieri, a Roma, non è stato, ovviamente, un «matrimonio gay»: ma è stato, in ogni caso, un evento assai significativo.
Non un «matrimonio gay» perché il nostro ordinamento non prevede la formalizzazione dell’unione tra persone dello stesso sesso: e non lo prevede, a ben vedere, nemmeno la Francia (uno dei protagonisti ha la doppia cittadinanza ed è per questo che l’atto è stato firmato presso il consolato francese, a Roma). Tuttavia, in Francia è in vigore, dal 1999, il Patto civile di solidarietà (Pacs), che non è un atto di stato civile e non prevede la presenza di un ufficiale di stato civile: ma - questo è il punto - è un contratto tra due adulti, dello stesso sesso o di sesso diverso, per organizzare la vita in comune e per regolamentare reciprocamente diritti e doveri, obblighi e facoltà.
Esattamente ciò che manca in Italia. Dunque, non un «matrimonio gay», ma un fatto di notevole rilievo sotto il profilo culturale e sociale: e bene hanno fatto gli omosessuali a farne l’occasione per un ragionamento sulle proprie domande inascoltate e sui propri diritti negati. Se, infatti, la questione del riconoscimento delle coppie di fatto (in generale: tra persone di sesso diverso o dello stesso sesso) è problema cruciale, che riguarda, in Italia, circa un milione di «nuclei familiari», è altrettanto vero che la ridotta accettazione sociale e la nulla legittimazione giuridica delle convivenze omosessuali può produrre effetti drammatici.
Si pensi a situazioni estreme e, tuttavia, non rare: come garantire a chi ha convissuto con una persona dello stesso sesso, il diritto di assistere il proprio partner che si trovi in ospedale, malato di Aids, in presenza dell’ostilità della famiglia e, magari, del personale sanitario?
Ecco allora che il tema delle convivenze omosessuali - da materia di libertà individuale e di autonomia degli stili di vita e delle forme di relazione - si trasforma, rapidamente, in questione di rispetto dei diritti elementari della persona.
Ma proprio questo passaggio, in genere trascurato, è quello che dà senso - ovvero contenuto non superficiale e significato non consumistico - alla questione del riconoscimento giuridico, anche nella forma «leggera» adottata in Francia, alle convivenze tra persone dello stesso sesso. Non perché il desiderio e l’amore non siano motivazioni sufficienti per la costituzione di una coppia e di una vita di coppia: ma perché nelle convivenze non formalizzate è rintracciabile - possiamo dire nella medesima proporzione riscontrabile all’interno dei matrimoni - quel sistema di valori (progetto, solidarietà, condivisione) che «fanno famiglia».
E’ questo il fondamento, anche morale, di un vincolo coniugale tra persone dello stesso sesso o di sesso diverso: e, dunque, del suo riconoscimento giuridico.
E’ questo che dà al patto che attribuisce diritti e doveri la forza di un interesse sociale e di un bene collettivo. Questo articolo ha ricevuto 147 visite.
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