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| Regione Toscana. Le "precisazioni" del vicepresidente dei popolari |
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| Angelo Passaleva, vicepresidente della Regione Toscana ed esponente di primo piano dei Popolari-La Margherita, interviene sulla proposta di legge per i gay avanzata dal presidente Claudio Martini. |
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| Martedì 13 Agosto 2002 |
| di La Nazione |
| in Vita di coppia |
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Rispetto alla proposta di legge a suo tempo presentata da Arcigay esistono, a mio avviso, aspetti condivisibili ma esistono anche aspetti da approfondire. Personalmente, in tema di diritti civili, ho l'impressione che sarà difficile trovare equilibri più moderni e avanzati rispetto a quanto già scritto nella nostra Costituzione. E se è vero che spetta alla Repubblica (quindi anche alle Regioni) «rimuovere gli ostacoli» socio-economici che impediscano il pieno sviluppo della persona umana, spero mi sia consentito — su questo versante, che è un versante assolutamente laico — nutrire qualche dubbio su alcuni passaggi del testo presentato in Toscana da Arcigay. A essere sinceri fino in fondo trovo poco avanzato quel testo, soprattutto nelle parti in cui si tenta di disegnare poco moderne «riserve» in favore di persone omosessuali. Lo dico in modo rispettoso, ma siamo davvero sicuri che sia giusto e avanzato riservare situazioni specifiche (lavoro, formazione, salute...) sulla base di questo o quel comportamento sessuale? È così scontato prevedere privilegi, rispetto alla generalità degli utenti, per chi ha mutato identità sessuale? Non è questo il modo per introdurre discriminazioni all'incontrario oppure forme di intolleranza nei confronti di diversità che in ogni caso occorre — ne sono convinto — rispettare e mai giudicare? Ho l'impressione che la proposta iniziale dell'Arcigay, a cui riconosco l'importanza della buona fede e di sollevare argomenti giusti, non centri bene un bersaglio peraltro difficile da centrare: non è semplice, infatti, ricorrere al freddo linguaggio giuridico per normare comportamenti che appartengono alla sfera della civiltà e del rispetto reciproco. Ma non mi troverei certo d'accordo se si volesse utilizzare una richiesta più che giusta (il deciso e fermo stop davanti a comportamenti che pretendessero di discriminare le persone omosessuali) per sostenere che non vi sono differenze fra le varie tipologie di famiglie; fra chi assume un impegno formale, importante anche rispetto al versante sociale, prezioso per la società (generare ed educare i figli) e chi convive per motivi d'affetto o anche di muto aiuto. Mi rendo conto che queste opinioni, oggi, sono in netto contrasto con tesi fortemente sostenute da ambienti non certo discriminati dalla potente cultura odierna. Ma sui diritti di cittadinanza, in un contesto globale nel quale essi sono sempre più minacciati proprio da visioni ultraliberiste, e sull'obbligo di impedire antiche e nuove discriminazioni, non vedo come e perchè ci si possa dividere. Angelo Passaleva
Vicepresidente
Regione Toscana
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