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| Censimento delle coppie gay. Un articolo sull'Unità di Grillini |
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| Anche in Italia con il censimento sarebbe stato possibile ma l'ISTAT smentì. Anche il TG3 e il TG 2 ne hanno dato notizia |
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| Martedì 13 Agosto 2002 |
| di l'Unità |
| in Vita di coppia |
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La notizia riportata da NOI già da domenica ha avuto un'ampia eco ed è stata riportata sulla stampa nazionale e sul TG 2 dell'una di lunedì 12 agosto e sul Tg 3 nazionale delle 19 che ha mandato in onda un'intervista a Franco Grillini (vedi sito www.grillini.it)
Ma quanti sono gli omosessuali? È la domanda che si pone la “Commissione per le Pari opportunità” del Governo inglese, nel predisporre il nuovo piano pensionistico, che dovrà prendere in considerazione ogni tipo di famiglia, quella omosessuale ovviamente compresa, escludendo ogni discriminazione. Ciò è assolutamente doveroso, dato anche che ormai da tempo è stata smentita da numerose indagini sociologiche l’idea che le coppie gay non siano stabili. In un mondo fatto di solitudini e di crisi della famiglia tradizionale, promuovere e tutelare anche ai fini previdenziali tutte le nuove forme familiari significa favorire una maggiore solidarietà sociale e, in prospettiva, una minore pressione sul welfare e sui conti pubblici. Il doppio investimento, quindi, sui diritti e sulla spesa sociale, parte dalla necessità di conoscere e quantificare. In Italia e nel mondo gli omosessuali sono tra il 5 e il 10% della popolazione complessiva, un dato costante nella storia, a livello geografico e tra le classi sociali e le professioni, nessuna esclusa. Per l’Italia si parla di 3-5 milioni di persone attualmente del tutto prive di tutela e di diritti riconosciuti. Per la verità anche il nostro istituto di statistica, l’ISTAT, con il censimento del 2001, è stato coinvolto in un dibattito di questo tipo. Il “foglio di famiglia”, infatti, recapitato ai nuclei famigliari in tutto il paese, aveva questa premessa (che ognuno può controllare sul sito www.censimenti.it): “le famiglie, persone cioè che vivono sotto lo stesso tetto e sono legate da vincoli di matrimonio, parentela o da legami affettivi (unioni di fatto)”. Il portale "gay.it" chiamò il numero verde e chiese come doveva comportarsi una coppia gay: la risposta fu di definirsi e sottoscrivere la convivenza, mentre due amici che condividevano la casa,ad esempio per ragioni di studio, non potevano chiamarsi famiglia e dovevano invece compilare la scheda "monoparentale". Detto fatto: la cosa divenne di pubblico dominio e fu così che l’ISTAT “smentì” forse sotto la pressione di qualche pressione tradizionalista. Sta di fatto che anche in Italia, volendo, è oggi possibile estrapolare buona parte dei dati delle coppie conviventi e delle coppie omosessuali, anche se non so quante coppie gay fossero consapevoli della possibilità offerta dal censimento del 2001. Forse si scoprirebbe fin d’ora una realtà ben diversa da quella descritta dal pregiudizio; non a caso la ricerca di Marzio Barbagli e Asher Colombo pubblicata dal Mulino (“Omosessuali Moderni”, Bologna, Il Mulino, 2001) descrive una realtà omosessuale fatta anche di relazioni durature, di famiglie magari allargate ma stabili, di una realtà nuova di cui è assurdo non tenere conto. Realtà che incide fortemente sulla vita sociale soprattutto delle grandi città, dove, per citare il lavoro di Richard Florida, professore alla Carnegie Mellon University nel suo “The rise of the Creative Class” edito da Basic Books, la presenza di una forte componente omosessuale è una occasione di creatività, di benessere economico e di una maggiore qualità della vita per tutti. I luoghi del successo sono quelli che combinano le tre T: Tolleranza, Talento e Tecnologia. Proprio in questi giorni si stanno concludendo le manifestazioni del gay pride nelle città del nord Europa e del nord America. Quest’anno si calcola che oltre 20 milioni di persone, tra manifestanti e spettatori, abbiano accompagnato nelle città del mondo libero le manifestazioni festose e creative del mondo GLBT (Gay, Lesbico, Bisessuale,Transessuale). La più imponente, dopo il “mardi gras” di Sidney, è stata senza dubbio quella dell’Europride di Colonia, dove un milione e mezzo di persone ha dato vita alla più grande manifestazione per i diritti e le libertà della storia europea. Qui in Italia hanno sfilato 100 mila persone e altre 30 mila si ritroveranno il giorno di ferragosto per il gay pride estivo di Torre del Lago, dove il Presidente della Regione Toscana Martini ha presentato il progetto di legge contro le discriminazioni appena approvato dalla Giunta. Dicevo che è difficile dire quanti siano gli omosessuali. Ma non c’è dubbio che, guardando a questi numeri certi, l’impressionante movimento di popolo non può non far riflettere anche chi non è di sinistra. Non a caso tutti i governi conservatori che sono subentrati a quelli socialisti non hanno toccato la legislazione sui diritti degli omosessuali e persino l’ultraconservatore Stiber ha annunciato che, in caso di vittoria del suo partito alle elezioni tedesche del prossimo autunno, la recente legge sul matrimonio gay rimarrà in vigore. In Inghilterra persino i Tories hanno utilizzato il coming out del Ministro degli esteri ombra Duncan come occasione di rinnovamento e modernizzazione del partito. Solo in Italia assistiamo al desolante moralismo da operetta della destra nostrana, che sa solo opporre il più trito tradizionalismo familista ad ogni proposta di riconoscimento dei diritti degli omosessuali, in quanto coppie e perfino in quanto individui. Ma per fortuna siamo in Europa, e chissà che, sull’onda della decisione del Governo inglese, anche l’ISTAT non si decida a dirci quante coppie omosessuali ci sono in Italia, coppie cui devono essere riconosciuti gli stessi sacrosanti diritti di ogni altra famiglia. Questo articolo ha ricevuto 174 visite.
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