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| Stoiber, la famiglia e la via europea |
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| Dalla destra spagnola a quella tedesca, scelte liberali sui diritti sessuali (?, ndr) |
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| Domenica 07 Luglio 2002 |
| di Il Foglio |
| in Vita di coppia |
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Editoriale Il Foglio 5 luglio 2002
Il candidato democristiano alla cancelleria tedesca, il bavarese e cattolico Edmund Stoiber, ha stupito i commentatori e una buona parte dei suoi stessi seguaci indicando Katherina Reiche come consigliera per la famiglia e la condizione femminile, carica destinata a trasformarsi in un ministero se il centrodestra vincerà le elezioni. La Reiche, 28 anni, non assomiglia affatto al classico tipo della democristiana tedesca. Ha una figlia e aspetta un altro bambino, ma per ora non è sposata e proviene dalla Germania orientale, dove i partiti nazionali tedeschi sono assai meno radicati. La Reiche e Stoiber, che l’ha voluta con sé, hanno deciso di non arroccarsi in una difesa a oltranza della sola famiglia tradizionale basata sul matrimonio, che pure resta il modello di riferimento, ma – come ha detto Stoiber – anche “altri modelli familiari devono essere rispettati”. Con questo indirizzo la Cdu-Csu s’inserisce nell’alveo degli orientamenti di tipo liberale in materia di diritto sessuale, già assunti dall’esecutivo spagnolo di José María Aznar, anche questo fortemente ispirato ai principi cristiani, e dalla destra liberale, più laica, in Francia. Le legislazioni di questi paesi riconoscono in sostanza che gli orientamenti individuali in materia di rapporti personali non vanno sottoposti a discriminazione da parte dello Stato. Ciò non contrasta con il ruolo che le Chiese, nell’ambito del loro magistero morale e spirituale, esercitano e il cui valore viene riconosciuto anche per l’effetto positivo che ha sulla coesione sociale. In Italia, per ragioni storiche che comprendono la presenza del Vaticano e un certo spirito laico troppo spesso su posizioni anticlericali, non è sempre facile seguire questa strada. Ma se non si vuole cadere in una concezione antimoderna, anche da noi bisognerà ridurre al minimo indispensabile l’intromissione dello Stato nei rapporti personali, lasciando al libero convincimento delle coscienze le scelte finali, e alla Chiesa, libera in uno Stato libero, lo spazio per predicare i suoi modelli morali.
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