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| Inseminazione. Pubblichiamo l'intervento di Titti De Simone |
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| Polemica tra Titti De Simone e esponenti di Forza Italia. Pubblichiamo il resoconto stenografico dell'intervento sull'insemoinazione asissitita alla Camera mercoledì 12 giugno e la polemica al seguito |
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| Giovedì 13 Giugno 2002 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Vita di coppia |
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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 5 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 47 sezione 5). Ha chiesto di parlare l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, sinceramente penso che vi siano due cardini ordinatori di questa legge.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia. Onorevole Titti De Simone, è chiaro che non si sta cercando di interromperla.
TITTI DE SIMONE. Si tratta di due cardini culturali ordinatori della legge. Penso che questi due cardini rappresentino prioritariamente l'esclusione e l'ipocrisia. Da un lato, abbiamo registrato il rozzo fondamentalismo dell'onorevole Cè, dall'altro il pregiudizio culturale di chi, come l'onorevole Fioroni o l'onorevole Castagnetti, stabilisce il primato dell'etica cattolica su tutti i cittadini e le cittadine di questo paese, creando un'imposizione a mio avviso inaccettabile che la sinistra ha troppo a lungo subito. Tale imposizione si basa sulla concezione che, al di là dell'etica cattolica, non esista altro che un deserto di valori e non invece, come noi sosteniamo, un pluralismo di valori, di etiche e di morali. Sullo sfondo di questa discussione vi è l'annosa questione della doppia morale; con ciò, intendo la doppia morale dell'integralismo. Presidente, è difficile intervenire con questo rumore di sottofondo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, a proposito del richiamo dell'onorevole Boccia, cerchiamo di facilitare i lavori. Onorevole Boccia, come diversi altri suoi colleghi lei sta quasi urlando; onorevole Innocenti per favore, l'onorevole Titti De Simone sta parlando e si lamenta che in aula vi è rumore. Onorevole Burani Procaccini, per cortesia. Prego, onorevole Titti De Simone.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, volevo dire che sullo sfondo di questa discussione vi è la solita questione della doppia morale dell'integralismo cattolico, per cui in Parlamento si portano avanti crociate che stabiliscono dei principi ordinatori e delle esclusioni, mentre in privato ognuno può derogare a questi principi - ovviamente disconoscendoli -, magari proprio quei principi su cui un minuto prima si erano fatte le crociate. Questa doppia morale, che spesso è stata un danno per questo paese, altrettanto spesso ha rappresentato un privilegio, il privilegio di un ruolo. In quest'aula vi sono colleghi che vivono esperienze di pluralismo culturale, fanno parte di coppie di fatto e votano contro i diritti delle coppie di fatto, sono omosessuali e votano contro i diritti delle persone omosessuali, sono donne single che hanno educato i figli da sole ed oggi escludono la possibilità di accesso ad una maternità indipendente. Credo che ciò rappresenti l'elemento di rottura di un'etica politica che, in quest'aula, vorrei richiamare. Il cardine dell'esclusione è stato fatto proprio da questa proposta di legge attraverso l'esclusione per censo, per scelte, per comportamenti. Si annuncia una visione invasiva che è quella che intende normare comportamenti e scelte personali, estinguere libertà individuali, invadere la sfera privata creando un sistema di odiose discriminazioni. Vi sono, pertanto, donne sterili e donne non sterili che non hanno gli stessi diritti; donne in coppia e donne non in coppia che non possono accedere alle tecniche; coppie sposate che lo possono fare e coppie di fatto che ne sono escluse; coppie ricche che possono ricorrere alle tecniche e coppie povere che, al contrario, non lo potranno fare; persone eterosessuali e persone omosessuali nei confronti delle quali vengono stabiliti diritti di cittadinanza diversi. Si tratta di principi ordinatori, insomma, che producono un effetto di sofferenza profonda ed anche di frammentazione del patto di cittadinanza. Mi chiedo, onorevoli colleghi, cosa direte alle milioni di coppie di fatto che, in questo paese, sono una realtà e che voi, ancora una volta, considerate cittadini di serie b), perché per loro non prevedete l'accesso alle tecniche di riproduzione assistita. Cosa direte ai due milioni di famiglie monoparentali, costituite soprattutto da donne (in questo paese sono una realtà concreta), circa il fatto che voi oggi impedite alle donne di autodeterminarsi e di scegliere anche una maternità indipendente attraverso il ricorso alle tecniche? Sullo sfondo vi è l'ossessione del controllo sul corpo delle donne e sulla potenza riproduttiva, come è stato ricordato, ma anche quella di normare e di invadere il campo della sfera della sessualità e della maternità indipendente, che è libertà di scelta e di responsabilità; siete troppo accecati dall'ipocrisia per non riconoscere che nessuna legge potrà mai proibire il primato riproduttivo delle donne sul proprio corpo e cancellare l'esperienza e la saggezza delle donne anche nella maternità indipendente. Per questa via intendete compiere un'operazione ancor più subdola e pericolosa, quella di normare i comportamenti e le scelte che attengono alla sfera della sessualità e dell'affettività, calpestando quel campo di pluralismo che è il sale della democrazia. Onorevole Castagnetti, l'unica etica condivisibile e condivisa è il rispetto di questo pluralismo. Invece, in questo provvedimento si restituisce il primato alla coppia sposata contro il desiderio delle coppie di fatto ed il primato riproduttivo di ogni donna di essere madre, al di là del modello familiare che sceglie e se lo sceglie. Questa è la prima legge apertamente discriminatoria che questo Parlamento sta approvando nei confronti dei cittadini e delle cittadine che si riconoscono in modelli, scelte, libertà diverse dall'etica cattolica che voi intendete portare a modello, imposto su tutti. Vietando, inoltre, alle donne single di accedere alla fecondazione assistita si afferma implicitamente che l'omosessualità rappresenta un impedimento, una discriminante, una patente, insomma, di inidoneità per potere accedere alla genitorialità. Credo che ciò sia un passaggio gravissimo che disconosce in primis la responsabilità individuale come principio ordinatore delle relazioni e della genitorialità, principio oltre tutto confermato oggi, per ciò che attiene alla genitorialità omosessuale, da tutte le grande organizzazioni degli psicologi, degli psicanalisti e degli scienziati che, su tali temi, hanno aperto ricerche importantissime che hanno spinto tantissimi paesi dell'Europa ad approvare leggi avanzate. La settimana scorsa, per esempio, la Svezia ha approvato una legge che riconosce l'adozione anche alle persone omosessuali e alle coppie omosessuali. Voi non vedete la realtà della nostra società che è composita ed in ciò è la vostra ipocrisia più profonda!
Io credo sia vergognoso il tono di alcune cose che sono state dette in quest'aula, nel corso di questa discussione.
CESARE RIZZI. Presidente!
FRANCESCO GIORDANO. Sta zitto!
TITTI DE SIMONE. Chiedo a questi colleghi, che pensano davvero di poter imporre la loro autorità morale, di giudicare i comportamenti e le scelte di gran parte di questo paese e di farsi laicamente un esame di coscienza. Fatevi laicamente un esame di coscienza, colleghi del centrodestra ed anche del centro, su quelli che sono i vostri comportamenti, le vostre scelte private. Buttate giù la maschera della doppia morale: guardate la realtà di una società che è profondamente modificata, nella quale esiste un pluralismo culturale che oggi rivendica diritti e garanzie per tutti. Credo sarebbe un atto di dignità e di rispetto per questo Parlamento e per la democrazia quel rispetto del pluralismo e delle libertà individuali su cui voi perderete, in questo paese, il terreno delle responsabilità individuali, senza le quali non esiste quello che voi chiamate disordine sociale e che invece per noi è l'inalienabile libertà ed il diritto alla felicità (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista e di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosso. Ne ha facoltà.
ROBERTO ROSSO. Signor Presidente, intervengo su questo e premetto il mio voto favorevole sull'emendamento presentato dagli onorevoli Lucchese, Cè, ed altri.
PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Rosso, per facilitarle e non per complicarle la vita. Stiamo parlando sul complesso degli emendamenti, perché posso darle la parola sull'emendamento.
ROBERTO ROSSO. Signor Presidente, intervengo solo su questo. Onorevole De Simone, sono una di quelle persone che vive una di quelle situazioni che lei ha richiamato. Convivo con una ragazza, siamo una coppia di fatto e voterò, e non credo di essere in contraddizione, perché rimanga nella legislazione ordinaria di questo nostro paese, il principio costituzionale che sino ad oggi non è stato variato. Il principio costituzionale che prevede che in questo nostro paese la famiglia sia fondata sul matrimonio. Questo non è un principio di integralismo cattolico. È null'altro, perché un matrimonio può essere cattolico, islamico, ebraico, assolutamente laico, un matrimonio civile. Non c'entra nulla con la visione sacramentale della vita. Si tratta invece di un'etica della responsabilità, relativa al fatto cioè di volersi assumere impegni seri, concreti e duraturi nei confronti dell'altro coniuge e nei confronti dei figli che verranno dal matrimonio, in modo esplicito. Non credo che questa posizione debba essere ideologizzata, tanto più che ormai moltissimi sono i matrimoni civili. Non credo che ci debba essere un'ideologia su questo piano, addirittura una barriera culturale, religiosa, come lei ha descritto e come, in altri interventi che l'hanno preceduta, ho sentito in qualche modo accennare dai colleghi della sinistra. Credo soltanto - e questo mi stupisce molto, avendo ascoltato molti interventi di esponenti di Rifondazione comunista, del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della componente socialista sia di maggioranza sia di opposizione, che emerga sempre, in contraddizione con la logica, ad esempio, che Rifondazione comunista dovrebbe far valere, una concezione edonistica - la ha riaffermata molto bene al termine del suo intervento l'onorevole Titti de Simone - in contrasto con un'etica della responsabilità. Credo che quello che si cerca in qualche misura di affermare, all'interno di questo testo che la maggioranza propone, emendabile o meno come alcuni colleghi cercano di fare, è un'etica della responsabilità, sulla quale soprattutto tradizioni culturali, forti come la vostra, dovrebbero far suonare un campanello di richiamo. Mi è parso invece che quella logica edonistica che voi contestate sul piano di un consumismo merceologico all'interno della visione liberista del mondo, quando poi si toccano sfere altrettanto importanti, quali quelle dell'intimità affettiva e sociale, viene meno. Vorrei ora formulare un'ultima riflessione, rivolgendomi all'onorevole Titti de Simone: in Italia non è sicuramente vietato avere rapporti omosessuali per nessuno. Tuttavia, se è vero, come abbiamo votato liberamente in quest'aula del Parlamento, che anche il bambino ha dei diritti e non soltanto la concezione edonistica dei suoi potenziali genitori...
FRANCESCO GIORDANO. Cosa c'entra l'edonismo?
ROBERTO ROSSO. ...credo che questo bambino abbia il diritto, onorevole Giordano, ad una naturalità del rapporto. Voglio ricordare che il fatto che la Chiesa cattolica concepisca queste fondamenta del diritto naturale come proprie non esclude che altre culture lo possano parlare. Voglio ricordare che una persona estremamente laica come l'ex Presidente del Consiglio, Giuliano Amato, ha riaffermato in molte occasioni una visione dei problemi della vita e del nascituro assolutamente consone a quella che una comunità di credenti come quella dei cristiani - in questo caso cattolici - ha espresso. Cerchiamo di vedere i problemi del diritto naturale scissi dalle questioni religiose, come, in qualche modo, si è cercato di fare in quest'aula. Credo saremmo tutti un po' più liberi.
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