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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Fiorenzuola. Giovani aperti alle coppie di fatto
Fiorenzuola. Giovani aperti alle coppie di fatto
Consensi tra i ragazzi alla proposta di un registro comunale delle unioni civili. Ma il parroco sostiene il ruolo centrale della famiglia. Da "La Libertà"
Domenica 12 Maggio 2002
di La redazione di Gaynews
in Vita di coppia

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«E' necessario infatti - spiega don Vincini - che sia pienamente rispettato l'articolo 29 della Costituzione, il quale attribuisce un ruolo centrale alla famiglia». E famiglia, per il sacerdote, è solo e soltanto un'unione stabile di due persone di sesso diverso, idonee (come natura vuole) a generare. «Io ho comprensione e rispetto per gli omosessuali - precisa don Vincini - ma rispettare le differenze non significa annullarle. L'eventuale riconoscimento della convivenza omosessuale mi preoccupa, perché rischia di ingenerare nei figli di quelle coppie una confusione altamente diseducativa». «Quanto alle coppie eterosessuali - continua il parroco - non mi oppongo al fatto che lo Stato cerchi di dare risposte a problemi giuridici emergenti, ma ciò non può e non deve comportare lo svilimento del matrimonio civile quale cellula fondante della società. Il matrimonio, oggi, è un istituto già fragile: premiare chi lo rifiuta significherebbe indebolirlo ulteriormente». Ai “distinguo” di don Vincini fanno da contraltare le reazioni entusiaste di alcuni giovani di Fiorenzuola che abbiamo sentito. «Il solo fatto che il problema sia stato preso in considerazione - sottolinea Valentina Copelli, 22 anni - è già molto positivo, così come positivo ed importante sarebbe il riconoscimento di determinati diritti a tutte le coppie». Concorda con lei Nicola Sellini, 24 anni: «Non c'è differenza, sul piano affettivo, tra il matrimonio ed altri tipi di unione. Il matrimonio è un'istituzione ormai superata. Purtroppo, però, temo che in Italia - e specialmente in una cittadina come Fiorenzuola - soprattutto i meno giovani siano ancora molto chiusi rispetto a certi discorsi». Più ottimista, ma sulla medesima lunghezza d'onda, Elvis Mancin, 21 anni: «Credo che, diversamente da quanto sarebbe avvenuto in passato, oggi tanta gente sarà d'accordo con la proposta di Montanari: del resto anche qui ci sono ormai tante persone che - come me - non hanno alcuna intenzione di sposarsi, e tante coppie che già vivono insieme senza essere sposate». Tra queste vi è anche quella formata da Veronica Mozzoni e Marco Malvezzi, rispettivamente 22 e 24 anni. «Abbiamo deciso di non sposarci solo perché per ora non ne sentiamo l'esigenza - raccontano - ma non escludiamo di farlo in futuro. In quest'anno di convivenza, in realtà, non abbiamo percepito alcuna differenza rispetto al matrimonio: non solo nella nostra quotidianità, ma anche sul piano del consenso sociale e della tutela giuridica». Ancora: «Riteniamo che un riconoscimento ufficiale dei diritti di chi convive senza sposarsi sarebbe comunque una bella cosa, ed un'opportunità anche per noi». Qualche perplessità arriva infine da un'altra giovane, di 31 anni, sposata da due, ed ha per oggetto da un lato la scelta di istituire un registro. «Sa molto di “liste di proscrizione” - si rifà alla storia - ed è di per se uno strumento burocratico poco idoneo a cristallizzare una realtà che ha mille sfaccettature»; dall'altro il rischio di un insufficiente analisi del fenomeno da parte di chi intende disciplinarlo. «Trovo giusto che le coppie di fatto possano fruire degli stessi diritti delle altre famiglie - si dice convinta -. Ma troverei demagogico limitarsi a copiare iniziative prese altrove senza preventivamente analizzare l'entità del fenomeno, la sua natura e la sua effettiva incidenza sulla realtà sociale locale». Valentina Falco



FIORENZUOLA Un coro di sì, alcune perplessità, qualche no con riserva. Queste alcune delle prime reazioni dei fiorenzuolani alla proposta d'istituire un registro comunale delle unioni di fatto, avanzata sotto forma di mozione da quattro consiglieri comunali: Davide Montanari, Claudia Verdiani ed Enrica Gambazza dei Ds nonché Ferdinando Mainardi di Rifondazione comunista. Fermamente contrario il parroco don Gianni Vincini, che, a premessa del suo discorso, tiene però a precisare che «bisogna distinguere tra coppie di fatto omosessuali ed eterosessuali».







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