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| Bologna. Per l'Avvenire le coppie di fatto sono "aggregazioni casuali" |
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| Solo gli eterosesusali sposati garantiscono "grandi sacrifici, assistono i propri anziani, producono tessuto sociale". Pubblichiamo l'articolo che contesta la delibera approvata all'unanimità |
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| Domenica 14 Aprile 2002 |
| di Avvenire |
| in Vita di coppia |
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L’Avvenire, Bologna sette, domenica 14 aprile 2002
Il commento
Edilizia residenziale pubblica: nel nuovo regolamento comunale confusione e qualche «pasticcio»
L'approvazione del regolamento comunale sull'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica ed in particolare dell'emendamento che cancella il riferimento al matrimonio rimandando a un più generico concetto di nucleo familiare (che potrebbe, alla luce della legge regionale, aprire i bandi anche alle coppie di fatto di tutti i generi) è, a una settimana di distanza, archiviata con la soddisfazione di tutte le parti in causa: l'assessore Monaco che non è stato costretto ad alcuna marcia indietro, i partiti della maggioranza che, dopo aver sottovalutato l'ambiguità dell' emendamento, hanno vinto la grande paura con un documento politico che riafferma la volontà della Giunta di non smentire la Costituzione su ciò che si intende per destinatario delle politiche familiari, l'opposizione che, con il voto di lunedì scorso in Consiglio comunale, non solo ha ottenuto quello che voleva con l'appoggio determinante della coalizione di governo ma è anche riuscita a presentare all'opinione pubblica l'immagine di una Giunta sorpresa con le mani nel vasetto della marmellata. Se questi sono i fatti il lettore si chiederà che cosa c'è da aggiungere, a questo punto, su una vicenda della quale, nei giorni scorsi, si è detto di tutto e di più. A costo di rovinare il clima da "happy end" che sembra profilarsi all'orizzonte vorremmo spiegare perché noi, al contrario, siamo profondamente insoddisfatti. In primo luogo per come la Giunta e i consiglieri di maggioranza hanno gestito l'intera vicenda: ingenuità, scarsa propensione alla gestione della propria immagine, faide interne, scorciatoie laiciste, sono tutte cause plausibili ma che in questa sede non ci interessano. A noi preme invece confessare un disagio e in qualche modo un certa disillusione: la speranza che finalmente la famiglia in quanto tale potesse essere aiutata con fatti concreti non è, purtroppo, ancora riuscita a prendere il largo. Ci riuscirà mai? Dall'altra parte illusioni sulla sinistra e sulla sua concezione della famiglia come aggregato casuale non ce ne siamo mai fatte. Né ci hanno smentito le dichiarazioni esultanti dell'opposizione ché dopo l'approvazione dell'emendamento ha parlato di trionfo del progresso. Non ci ha infine entusiasmato la latitanza, sull'uno e sull'altro fronte, dei cattolici: distratti da convegni, buffet, doppi incarichi, strategie sotterranee hanno perso di vista il motivo centrale per cui sono a Palazzo d'Accursio: perseguire il bene comune. Qualcuno osserverà che dietro queste riflessioni c'è l'intenzione dei cattolici di avviare una crociata. Non è così. Noi non siamo contrari all'estensione del concetto di famiglia perché siamo bigotti o moralisti, ma perché riteniamo che equiparare la famiglia costituzionalmente intesa alle libere convivenze sia una profonda ingiustizia sociale nei confronti di chi, a differenza di altre situazioni, si assume di fronte alla società e allo Stato una responsabilità definita. Per questo riteniamo che, se l'emendamento sarà interpretato secondo tale prospettiva, non avranno perso il cardinale Biffi o la Chiesa di Bologna ma tutte le famiglie che a costo di grandi sacrifici allevano i propri figli, assistono i propri anziani, producono tessuto sociale, formando un patrimonio di energie e risorse senza il quale lo Stato dovrebbe dichiarare bancarotta. Ma il cristiano, per natura, anche se ne ha motivo non si deve abbandonare al pessimismo: speriamo contro ogni speranza di poter commentare un voto unanime del Consiglio che riconosca alle famiglie fatti e non parole, servizi e non promesse, libertà e non assistenzialismo. Chi infatti tutti i giorni deve fare i conti con la realtà quotidiana, di ordini del giorno contro le feste dell'Unità nei parchi pubblici o di girotondi a favore della scuola statale non sa che farsene.
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