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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Bologna. La Curia detta la linea a Guazzaloca: torna indietro sui gay
Bologna. La Curia detta la linea a Guazzaloca: torna indietro sui gay
"Coppie di fatto, siamo profondamente insoddisfatti"
Domenica 14 Aprile 2002
di la Repubblica
in Vita di coppia

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DOMENICA, 14 APRILE 2002 Il duro commento al voto in Consiglio in un articolo non firmato che appare stamattina sull´inserto di Avvenire La Curia gela Guazzaloca ANDREA CHIARINI

Uno schiaffo, anzi, molti schiaffi. Una scomunica per Giorgio Guazzaloca e per i consiglieri del Polo dipinti quando va bene come «ingenui» e quando va peggio come politici distratti «dai buffet» e «dai doppi incarichi», tutti presi dalle «faide interne» e noncuranti dell´immagine che il Comune offre all´esterno. Giudizi che vanno al di là dell´affaire sulle coppie di fatto. La Curia ha aspettato cinque giorni prima di prendere una posizione ufficiale e ieri, anticipando quanto verrà pubblicato senza firma oggi sul quotidiano l´Avvenire, ha confermato tutta la sua irritazione per il pasticcio nato dal voto di lunedì scorso. Critiche alla sinistra, ma soprattutto a quei cattolici eletti in consiglio comunale, ben rappresentati in Giunta, e perfino ai vertici della direzione generale con il ciellino Enrico Biscaglia, presi in contropiede dalla «scorciatoia laica» dell´assessore Carlo Monaco. L´ex dirigente del Pci ed ex radicale che nel regolamento per l´assegnazione degli alloggi pubblici ha accolto un emendamento dei Ds nel quale giovani coppie di fatto e giovani coppie sposate vengono messe sullo stesso piano. Né è servito il documento a favore del matrimonio firmato venerdì dal centrodestra nella speranza di rassicurare la Curia. Sono lontani i fasti delle celebrazioni petroniane, col trasloco della statua di San Petronio in piazza Ravegnana. Adesso è gelo tra il cardinale Giacomo Biffi e Giorgio Guazzaloca. «A costo di rovinare il clima da happy end che sembra profilarsi all´orizzonte vorremmo spiegare perché noi, al contrario, siamo profondamente insoddisfatti - recita il testo distribuito ieri da via Altabella non firmato e attribuibile alla Curia - in primo luogo per come la Giunta e i consiglieri di maggioranza hanno gestito l´intera vicenda: ingenuità, scarsa propensione alla gestione della propria immagine, faide interne, scorciatoie laiciste, sono tutte cause plausibili ma che in questa sede non ci interessano. A noi preme invece confessare un disagio e in qualche modo un certa disillusione: la speranza che finalmente la famiglia in quanto tale potesse essere aiutata con fatti concreti non è, purtroppo, ancora riuscita a prendere il largo. Ci riuscirà mai?». Via Altabella non risparmia i Ds - «illusioni sulla sinistra e sulla sua concezione della famiglia come aggregato casuale non ce ne siamo mai fatte» - ma «bacchetta» i propri politici di riferimento: «Non ci ha entusiasmato la latitanza dei cattolici che, distratti da convegni, buffet, doppi incarichi, strategie sotterranee hanno perso di vista il motivo centrale per cui sono a Palazzo d´Accursio: perseguire il bene comune. Noi non siamo contrari all´estensione del concetto di famiglia perché siamo bigotti o moralisti, ma perché riteniamo che equiparare la famiglia costituzionalmente intesa alle libere convivenze sia una profonda ingiustizia sociale nei confronti di chi, a differenza di altre situazioni, si assume di fronte alla società e allo Stato una responsabilità definita. Per questo riteniamo che, se l´emendamento sarà interpretato secondo tale prospettiva, non avranno perso il cardinale Biffi o la Chiesa di Bologna ma tutte le famiglie». Adesso in Curia sperano «contro ogni speranza di poter commentare un voto unanime del Consiglio che riconosca alle famiglie fatti e non parole, servizi e non promesse, libertà e non assistenzialismo». Poi l´ultima stoccata a Polo e Ulivo: «Chi tutti i giorni deve fare i conti con la realtà quotidiana, di ordini del giorno contro le feste dell´Unità nei parchi pubblici o di girotondi a favore della scuola statale non sa che farsene». LE REAZIONI Monaco non commenta, Galletti accetta il giudizio di via Altabella Salizzoni: "La giunta deve correggere la delibera" Salizzoni soffre per l´attacco della Curia e per rimediare propone un passo indietro, «una nuova delibera che dia l´interpretazione corretta » del regolamento sugli alloggi pubblici nel punto contestato: la definizione di nucleo familiare. Monaco non commenta, Galletti s´inchina ai giudizi che arrivano da via Altabella. E il deputato di Forza Italia Garagnani dice che «bisogna tenere conto della posizione della Curia». E´ stato un sabato movimentato per la Giunta dopo la scomunica della Chiesa - anticipata ieri alla stampa - che sarà pubblicata oggi sull´inserto «Bologna sette» del quotidiano l´Avvenire. «Sì, soffro quando leggo che la Curia ha perso la speranza di vedere la famiglia aiutata in concreto dal Comune - dice il vicesindaco, cattolico, Giovanni Salizzoni - soffro perché tutta la nostra attenzione è sempre stata rivolta a valorizzare la centralità della famiglia così come è intesa nella Costituzione. L´assessore Franco Pannuti ha lavorato molto in questo senso, abbiamo fatto il "patto per la famiglia", insomma questo è stato solo un incidente di percorso. Per noi la famiglia viene prima di tutto. La Giunta dovrà riflettere su quanto è accaduto, ma credo si dovrà arrivare a un atto deliberativo che dia una corretta interpretazione di tutta la questione». Ma il vice di Guazzaloca alla fine fa il mea culpa: «C´è stato in questi giorni un problema di "comunicazione" tra noi e la Curia, c´è stata confusione da parte di Giunta e maggioranza, una defaillance al momento del voto - dice ancora Salizzoni dopo essersi fatto mandare via fax l´anticipazione dell´Avvenire - ma va anche detto che quando si parla di alloggi bisogna fare chiarezza su un punto: tra lo status della famiglia come nucleo formato da una coppia sposata e lo stato di indigenza. Il sindaco ha sempre detto, ci ha sempre detto, che il criterio è il bisogno e di fronte a un bisogno espresso non si guarda in faccia a nessuno, non si va a vedere di che colore sono le persone. Dunque noi ci muoviamo su due linee: la famiglia, che viene prima di tutto, e il criterio del bisogno». L´assessore Carlo Monaco, che lunedì ha portato in aula la delibera incriminata, alle 19,40 di ieri sera ancora non era stato informato dal Comune della scomunica di via Altabella. Dopo essersi fatto leggere il testo al telefono ha preferito trincerarsi dietro un «rigoroso no comment». L´assessore Gian Luca Galletti, Udc, se la cava spiegando che si guarda bene dal commentare le opinioni della Chiesa bolognese. Il più preoccupato è sembrato il deputato di Forza Italia Fabio Garagnani: «Condivido le parole della Curia, è un monito che il Comune dovrà tenere in considerazione». (a.ch.)

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