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| Dona il seme a coppia lesbica ora il figlio è stato affidato a lui |
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| Un tribunale scozzese dà ragione a un trentenne gay "travolto dal sentimento paterno" |
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| Sabato 09 Marzo 2002 |
| di la Repubblica |
| in Vita di coppia |
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IL CASO
Il bambino ha diciotto mesi Secondo il giudice, crescere con due mamme rischiava di renderlo un emarginato RICCARDO ORIZIO
LONDRA - E´ una storia con quattro protagonisti, due donne e due uomini. Ma la trama non è semplice come potrebbe sembrare. Le due donne sono una coppia di lesbiche, conviventi e felicemente «sposate», ma desiderose di avere un figlio. I due uomini sono un assistente sociale gay di 30 anni e un bambino di 18 mesi: i nomi sono tenuti segreti, ma quello che è certo è che il primo è il padre naturale del secondo. Ventisette mesi fa, infatti, in un impeto di generosità l´assistente sociale ha donato il proprio sperma a una delle due donne, un´insegnante di 32 anni, permettendole così di avere l´agognata gravidanza. Il tutto era nato in un modo poco ortodosso: le due ragazze e il giovanotto si erano incotrati in un night club per omosessuali di Glasgow e avevano iniziato a parlare di sesso, figli e famiglie. Poi avevano concordato lo scambio di sperma. La vicenda era proseguita bene prima e dopo il parto. La coppia femminile lesbica e il single omosessuale, tutti e tre residenti in Scozia, avevano concordato regolari visite reciproche. Visite di cortesia, o poco di più. Lui aveva perfino accettato di pagare una piccola somma di alimenti. Metteva da parte denaro per pagargli le future rette scolastiche. Il suo nome compariva sul certificato di nascita del bambino alla voce padre. E quando ha compiuto gli anni, le due donne gli hanno regalato una maglietta sulla quale c´era scritto: «Tanti auguri papà». La complicazione è arrivata quando il donatore di sperma si è accorto di sentire per il bebè i sentimenti che di solito un padre sente per il figlio: lo amava, lo voleva vedere spesso, voleva avere voce in capitolo su come veniva allevatome cresciuto. Ma le due donne hanno iniziato a tirarsi indietro, negandogli l´accesso al bambino. Quando lui andava a trovare il figlio, gli ricordavano che era «solo un donatore di sperma», non un papà vero. Tra litigi e recriminazioni, alla fine hanno rotto i rapporti. Naturalmente, la vicenda è finita in tribunale. L´uomo gay ha chiesto il riconoscimento di tutti i diritti di un padre vero e proprio e si è fatto difendere dagli avvocati del Scottish Child Law Centre. «Sono stato sopraffatto dai sentimenti. Ora mi sento un padre vero», ha detto. Le due donne, che si fanno chiamare entrambe «mamma», si sono fatte difendere dagli avvocati dell´associazione Lesbian Mothers Scotland e hanno sostenuto che la paternità andava assegnata alla convivente della mamma. Contrariamente alle aspettative, lo sceriffo del tribunale di Glasgow (donna sposata ed eterosessuale) ha deciso a favore del donatore di sperma: è un papà vero e come tale va trattato. Anzi, la coppia di lesbiche non costituisce un nucleo familiare vero e proprio. Nel motivare la decisione il tribunale scozzese ha detto che l´avere come genitori solo due mamme lesbiche può rappresentare per il futuro del bambino un pericolo nei suoi rapporti sociali. «Rischia di crescere emarginato a scuola e nella società», si legge nella sentenza. Inoltre questa è la prima volta che un uomo gay ottiene in questo modo il riconoscimento della paternità del proprio figlio. La Chiesa cattolica, che è il datore di lavoro della mamma (che insegna in una scuola cattolica), ha preso le parti del donatore gay, anche se ha criticato l´accordo tra lui e le due donne. Questo articolo ha ricevuto 176 visite.
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