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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
RITRATTI DI ORGOGLIO. Brett Shapiro, il sapore di una famiglia come le altre
RITRATTI DI ORGOGLIO. Brett Shapiro, il sapore di una famiglia come le altre
Il cacconto sulla Stampa di domenica 1 luglio della vita quotidiana del compagno di Giovanno Forti, il compianto giornalista gay dell'Espresso
Domenica 02 Luglio 2000
di Gay.it
in Vita di coppia

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Domenica 2 Luglio 2000 Fiamma Nirenstein DOPO tanto pio Giubileo, Roma si prepara di malavoglia al bimillennio dei tanti Patroclo e Achille del mondo, paventando travestimenti blasfemi, spargendo acqua santa su una realtà che resta comunque scomoda. Non c'è quasi istituzione italiana che non si faccia in questi giorni vecchia zia, Tartufo, Grillo Parlante. Ma in questo ben ordinato salotto oblungo, la ventola che gira a rinfrescare un mezzogiorno romano, il cortile fiorito e ombroso e il gatto, si può scorgere il vero nuovo Gay Pride. Più scorcen tante del travestimento; più rivoluzionario della musica trans. Forse è proprio quello che la Chiesa temeva, la svolta rivoluzionaria del gay conforme, o meglio, del gay esemplare. Niente piume e niente lustrini. Racconta Brett Shapiro, magro e newyorkese nonostante la vita romana, scrittore e consulente dell'Onu: «Poche settimane fa la tv, ovvero il programma di Enrico Deaglio, mi ha chiesto di seguirmi nella mia vita quotidiana: quando faccio la spesa, quando scrivo al computer, quando io e il mio compagno invitiamo amici a cena, quando aiuto mio figlio a fare i compiti... Ora, mio figlio ha vissuto la mia omosessualità come parte naturale della nostra vita quotidiana, ha sempre vi sto che daddy ha un compagno e non una compagna, e che la mattina io e lui usciamo dalla camera e beviamo il caffellatte insieme prima che io lo prepari a fare la cartella per la scuola. Ho preferito tuttavia non angustiare il mio bambino, adottato quando aveva tre mesi, con tante parole e spiegazioni. Ora sta per compiere dodici anni e allora l'ho interpellato: "Cosa ne pensi - gli ho chiesto - se mi presto a questo documentario?". E lui: "Benissimo, così ti vedo in tv". E io: "Capisci bene che qualcuno, per esempio a scuola, potrebbe dirti: quel frocio di tuo padre...". Ci ha pensato un attimo e poi: "E chi se ne frega. Io allora gli dirò: ok, il mio papà è gay, e la tua mamma l'ho vista con stivali da soldato... So, what? Proprio come avrebbe potuto dire: lui è biondo e lei è bruna, e allora?"». Brett risplende, nel raccontare di orgoglio gay. E’ lontano il fastoso rumore delle nudità ostentate e degli atti sessuali mimati. La ventola gira su una vita domestica che ha fatto una vera giravolta dai tempi dell'Aids, dalla grande paura nata nell'ecatombe che ha colpito il mondo gay poco dopo che aveva alzato per la prima volta la testa con la rivolta degli Anni 70. Brett è un'epitome di questa avventura: se ne va fuori di casa a sedici anni dopo aver rivelato il suo segreto ai genitori. La madre che g ridava piangendo «In che cosa ho sbagliato?», il padre che con voce impostata ripeteva al ragazzo isterico e tremante dopo la rivelazione: «Ti accorgerai, con l'aiuto dello psicanalista e di una brava ragazza, che uomini e donne hanno caratteristiche ben diverse, ben chiare...». Poi dopo una vita di fatica e libertà, un incontro cruciale quello con il giornalista Giovanni Forti che si conclude, dopo due anni di amore, di vita sessuale e sociale molto densa, con la morte di Giovanni, un tripudio di vitalità adorato da tutti gli amici. Il calvario è stato terribile: «Ce ne andammo da New York perché Giovanni voleva morire a Roma. Lasciammo dietro di noi un'ecatombe che il mondo interpretava come una punizione divina. Gli ospedali, le sofferenze, il declino fisico, la morte da giovane... Tutta quella rovina che ho vissuto restando innamorato di Giovanni sono divenuti parte della mia crescita, della mia elaborazione della vita. Nella storia di molti di noi c'è questa vicenda. E quando è finita perché abbiamo im parato a domarla con le medicine, con la prevenzione, con la mente che cerca necessariamente il riscatto e vuole vivere nonostante tutto, la scelta è stata decisa: una buona vita, nel centro della strada». Brett è ordinato: la cucina splende, le piante del cortile talvolta richiedono un lavoro di un'ora al giorno per restare così verdi sopra l'amaca. I libri sono divisi per argomento, si allineano appese al muro e sugli scaffali le foto del bambino piccolo, delle gite con le famiglie (etero) degli altri bambini. «La sera si va al cinema, a cena in Trastevere - racconta -. Domani si parte per l'America per il bat mitzva di una nipotina, con il bambino e il proprio compagno, e saremo ospiti dei nonni». Brett e la sua famiglia sono uno dei moltissimi casi di famiglia gay che mantiene la rotta fra i marosi su cui si infrangono le famiglie tradizionali: perché il dolore l'ha ammaestrato a non perdere la bussola, la psicanalisi a parlare con tono giusto col partner e col bambino, la fatica a non cedere.

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