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| I popolari di Madrid danno pari diritti a tutte le coppie di fatto. |
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| E a Roma la Margherita dice a Storace di imparare dalla Spagna |
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| Venerdì 14 Dicembre 2001 |
| di Il Foglio |
| in Vita di coppia |
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Madrid. Nella capitale della dissacrante e promiscua “movida”, osannata dall’istrionico e geniale regista Pedro Almodóvar, nella metropoli che ospita senza alcun problema il celeberrimo quartiere “rosa” di Chueca e le colossali manifestazioni dell’“Orgullo Gay” (100 mila“maricones”, lesbiche e transessuali solo l’ultimo giugno), il Parlamento regionale, dove i popolari del premier José María Aznar hanno la maggioranza assoluta, ha dato ieri sera luce verde alla legge sulle coppie di fatto, quelle gay comprese. La nuova normativa – il testo è stato depositato lo scorso 2 aprile all’Assemblea di Madrid dal gruppo popolare – è un fatto politico di notevole importanza per un partito i cui militanti e votanti sono in larga parte cattolici. La Chiesa, infatti, si è battuta, senza successo, contro una legge che equipara i matrimoni eterosessuali alle unioni di fatto. E questa è, dunque, un’ulteriore dimostrazione della svolta sempre più “liberal” (e sempre meno confessionale) del centroriformismo creato dal premier Aznar. “Nella società in cui viviamo, quella del ventunesimo secolo, il matrimonio continua a essere la forma di unione predominante in Occidente, però, per i cambiamenti avvenuti nell’ultimo mezzo secolo, altri tipi di unioni richiedono ora una regolamentazione da parte dei poteri pubblici – così esordisce il testo legislativo – il diritto deve aggiustarsi alle nuove realtà sociali. La presente legge cerca di dare un’adeguata soluzione alla realtà sociologica dell’aumento delle unioni tra persone e la convivenza stabile e duratura deve considerarsi una realtà cui i poteri pubblici con capacità normativa (Madrid è diventata regione con tale potere nel 1983, ndr) devono dare una risposta convincente”. Poi viene l’incontrobattibile clou del rivoluzionario testo per un partito che, a livello nazionale, non ha ancora legiferato sulla materia delle coppie di fatto (non lo fece neppure, nonostante i suoi 14 anni di governo, l’ex premier socialista Felipe González, dall’82 al ’96 ): “L’approvazione della legge si giustifica con l’articolo 14 della Costituzione del ’78, che garantisce l’uguaglianza degli spagnoli davanti alla legge senza che possa prevalere discriminazione alcuna per ragioni, tra le altre, di sesso, opinione o qualsiasi condizione o circostanza personale o sociale”. E’ lo stesso ragionamento che la combattiva comunità gay spagnola usa da anni per sostenere le sue rivendicazioni. I due punti principali della “Ley de Uniones de Hecho de la Comunidad de Madrid” sono praticamente la fotocopia di quelli inclusi nella mozione legislativa approvata nella primavera scorsa da un altro governo regionale a guida popolare, quello di Valencia (e anche allora contro la volontà combattiva della Chiesa locale). Eccoli: le unioni delle coppie di fatto, senza alcuna distinzione tra quelle “etero” e “omo”, godono degli stessi diritti dei matrimoni per quel che concerne i poteri regionali, ossia nei campi fiscale, sociale o amministrativo; la coppia dovrà dimostrare una convivenza stabile di almeno 12 mesi. Rimane escluso, come invece è possibile solo nella cattolicissima Navarra, il diritto all’adozione di minori. La Chiesa, per la seconda volta quest’anno, è rimasta delusa. Martedì scorso, i vescovi madrileni, tra cui il cardinale Antonio Rouco Varela, presidente della Conferenza episcopale spagnola, avevano tuonato contro la legge popolare. “Queste misure legislative s’inscrivono in un processo che, sotto uno sbagliato appello ai principi di libertà e uguaglianza, finiscono per dissolvere la famiglia, fondata nel matrimonio, che diventa oggetto della discriminazione più ingiusta”, hanno detto gli alti prelati in una dura pastorale. Erano scese in campo anche tutte le associazioni cattoliche e i giornali moderati. “Il partito di Aznar calpesta il suo elettorato. E’ una legge fatta apposta per accontentare la potente lobby gay”, stigmatizzava la pagina di religione di “La Razón”. Parole al vento. Nella votazione i socialisti (che in Andalusia o Estremadura, dove governano, non hanno presentato né approvato nulla a favore delle coppie di fatto) si sono astenuti, come i comunisti. Ma, segno dei tempi del centro riformismo aznariano, il presidente regionale, il popolare Alberto Ruiz Gallardón, 43 anni, avvocato, sposato e padre di quattro figli, ha scelto una tribuna molto speciale per spiegare la legge ai suoi concittadini. Quale? La trasmissione “Uno más” (Uno come gli altri), che va in onda sulla rete regionale pubblica TeleMadrid. Il programma, inutile dirlo, è molto almodovariano ed è dedicato in esclusiva alle tematiche gay, lesbiche e transessuali; ed è l’unica iniziativa del genere in Europa su una tivù pubblica.
LAZIO: MARGHERITA, SU FAMIGLIA FI PRENDA LEZIONI DI SPAGNOLO= A MADRID APPROVATA NORMATIVA SU COPPIE DI FATTO
Roma, 14 dic. Forza Italia ''dovrebbe prendere lezioni di spagnolo'' e poi ''spiegare tutto a Storace''. Lo afferma il capogruppo della Margherita alla Regione Lazio, Giovanni Hermanin, ricordando che il parlamento regionale di Madrid, dove il Ppe di Jose' Maria Aznar ha la maggioranza assoluta, ha approvato una normativa sulle coppie di fatto, gay comprese.
Nel recente dibattito sulla legge regionale per la famiglia, sottolinea l'esponente regionale della Margherita, ''per il Lazio, si chiedeva molto meno di quanto approvato in Spagna: che per accedere ai fondi di sostegno alle famiglie non fosse necessario esibire un certificato di matrimonio e che non fossero discriminati i bambini nati fuori dal matrimonio, come gia' previsto dalla Costituzione italiana''. Ma Fi, ''che non perde occasione per magnificare 'l'Aznar pensiero''', conclude, poi si accoda ''alle posizioni piu' oltranziste dell'estremismo ideologico di Storace e soci''. Questo articolo ha ricevuto 144 visite.
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