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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Vent´anni di gloria a Freddie Mercury per quei 20 minuti d´arte
Vent´anni di gloria a Freddie Mercury per quei 20 minuti d´arte
Il Live Aid di Wembley, nemmeno mezz´ora sul palco lo incoronò popstar planetaria. Poi l´incubo dell´Aids e ben presto la morte. Ora è un´icona fuori del tempo
Giovedì 24 Novembre 2011
di Il Giornale di Vicenza
in Spettacoli

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Erano le sei e mezzo della sera di vent´anni fa, 24 novembre 1991. Suonò il telefono di Peter Freestone, assistente personale di Freddie Mercury. All´altro capo del filo Jim Hutton, l´ultimo compagno. Disse: «Vieni, è arrivato il momento». Quando Freestone salì nella camera da letto di Garden Lodge, la villa del cantante a Londra, Freddie si stava spegnendo. Solo due giorni prima aveva chiamato il suo manager per dettargli il comunicato che rivelava al mondo quello che il mondo già sapeva: ho l´Aids, spero vi uniate a me nella lotta a questa terribile malattia. Ma non c´era più tempo. Lo straordinario performer che per due decenni aveva infiammato la scena musicale prima inglese e poi mondiale era ridotto alla figurina diafana che compare nei video dell´ultimo album dei Queen, Innuendo, diffusi dopo la sua morte. Restava solo la voce. Una voce inimitabile.

«Only the Good Die Young», solo i buoni muoiono giovani, cantarono i Queen nell´unico brano inciso senza Mercury. Lui era morto a 45 anni, divorato dal male contratto dopo anni passati a consumare sesso spensierato e senza freni. Voci preoccupate sulle sue condizioni di salute circolavano da tempo. Freddie non si faceva vedere in giro dalla fine degli anni Ottanta, e di Aids era già morto più d´uno dei suoi amanti storici.

Frequentatore instancabile dei locali gay di mezzo mondo — con una preferenza per i club alternativi di Monaco di Baviera e il Saint di New York, ex teatro trasformato in una spettacolare ribalta per cultori del fetish e consumatori di sesso e droghe — Mercury aveva rappresentato per la comunità giovanile omosessuale di tutto il mondo un´icona conclamata, un emblema di orgoglio e di successo, una clamorosa affermazione di identità di fronte alle ambigue inclinazioni sessuali di altre star del rock come David Bowie o lo stesso Mick Jagger. Assieme ai quali aveva maturato nella Londra degli anni Sessanta-Settanta un gusto eccentrico e spesso stravagante della presenza scenica, anche per l´influenza dell´amica stilista Zandra Rhodes. Sul palco indossava costumi attillati in bianco e nero, portava capelli lunghi e unghie smaltate. Solo negli anni Ottanta, seguendo una moda gay tipica di quel periodo, alla Village People, si tagliò i capelli molto corti e si fece crescere i baffi, un aspetto macho che accompagnava con canottiere, pantaloni attilati e giubbini colorati. Molti fans non gradirono, ma è questa l´immagine più famosa di Freddie Mercury. È con questo aspetto che il cantante dei Queen ha scritto il suo nome nella storia della musica.

Freddie Mercury era nato il 5 settembre 1946 nell´isola africana di Zanzibar da genitori indiani di etnia parsi, il padre funzionario coloniale dell´Impero britannico. Il suo vero nome era Farrokh Bulsara, aveva una sorella di sei anni più giovane, Kashmira. Iniziarono a chiamarlo Freddy al collegio che frequentò vicino a Bombay quando il padre venne trasferito in India. Divenne Mercury più tardi, verso il 1970, quando già da qualche anno frequentava la vorticosa scena musicale londinese. La famiglia Bulsara nel 1964 s´era stabilita in Inghilterra, vicino a Londra, dove Freddie aveva proseguito gli studi mostrando propensione per le arti figurative. S´era fatto notare come grafico e aveva disegnato una linea di moda. Ma era con la musica che voleva mostrare la cifra della sua creatività. Fondò un gruppo, gli Ibex, poi venne scelto come cantante da due musicisti degli Smile, il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor. Insieme trovarono un bassista, John Deacon, insieme accettarono il nuovo nome che Freddie propose per la band: Queen. Lui fu per sempre Freddie Mercury. Anno 1970.

Interpreti di un rock popolare, orecchiabile, i Queen hanno attraversato indenni la Londra del punk e della new wave grazie a un formato glamour e nello stesso tempo «familiare», trasgressivo ma innocente. Oltre le mode, la loro Bohemian rhapsody è stata la canzone più famosa d´Inghilterra e probabilmente lo è ancora, una specie di inno trasversale a età e classi sociali. La spettacolare apparizione di Mercury sul palco in corona regale e mantello di velluto rosso ha rappresentato la formidabile identificazione del gruppo con il suo nome e quanto gli inglesi hanno di più caro e rassicurante: la regina. In un Regno Unito in rapido mutamento fra gli anni Settanta e Ottanta, dal punk a Lady Diana, dal Bloody Sunday alla Thatcher, dalla cresta rossa di Ziggy Stardust alla cotonatura ossigenata di Simon Le Bon, i Queen hanno fatto da immutabile sottofondo pop disimpegnato e melodico, amati dal pubblico che accettava senza discussione la loro collocazione qualche gradino sotto le grandi band rock inglesi dell´epoca, dai Led Zeppelin agli Who.

Dopo 15 anni di carriera e alterni successi, a consegnare Freddie Mercury alla leggenda del rock fu probabilmente il suo destino di eroe tragico, protagonista di un lampo di gloria e talento quasi simultaneo all´inizio della fine. Accadde il 13 luglio 1985 sul palco del Live Aid a Wembley: in poco più di 20 minuti, con una folgorante performance conclusa da We Are the Champions, Mercury sbalordì il mondo e si conquistò un posto fra gli immortali della musica. La successiva tournèe dei Queen fu un trionfo. Ma fu anche l´ultima. Nel 1987 Freddie ebbe la conferma di essere sieropositivo. La rockstar all´apice del successo, l´artista poliedrico chiamato a collaborare con Giorgio Moroder per la colonna sonora di Metropolis (Radio Ga Ga) e con la soprano Montserrat Caballé per un duetto lirico (Barcelona), l´uomo da copertina, l´icona gay di fine secolo erano costretti a scomparire dietro un cupo sipario e iniziare un tragico conto alla rovescia. Freddie Mercury si ritirò dalla vita pubblica, nel 1989 comunicò la verità agli altri Queen e nel febbraio del 1990 fece la sua ultima apparizione per ritirare un premio. Poi il buio. Affittò casa e visse alcuni mesi a Montreux, in Svizzera, ma quando sentì avvicinarsi la fine volle tornare a Londra, all´inizio del novembre 1991. Gli ultimi giorni gli servirono per disporre la divisione del suo patrimonio a parenti e amici. I suoi genitori non arrivarono in tempo per vederlo vivo un´ultima volta.

Il 20 aprile del 1992 si tenne un concerto a Wembley organizzato dai Queen rimasti per un omaggio alla memoria di Freddy e un richiamo mondiale sul dramma dell´Aids. Nel mondo ci sono un centinaio di statue dedicate a Freddie Mercury. Una è a Montreux, in riva al lago di Ginevra. Una sormonta l´ingresso del Dominion Theatre di Londra, dove dal 2002 il musical We Will Rock You celebra ogni giorno una leggenda pop. (di Bonifacio Pignatti)

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